Il dolore cronico è un macigno, pesa per 36 miliardi l’anno

Contro il dolore i Fans la fanno ancora da padrone. Ma si intravede un'apertura nei confronti degli oppioidi. Tutti i dati nel Libro Bianco

Il dolore cronico è un macigno. Pesa sulle spalle del paziente, che ci deve fare i conti ogni giorno della sua vita e pesa sulla testa del Sistema sanitario nazionale (Ssn). La spesa complessiva per il dolore cronico in Italia ammonta, infatti, a 36 miliardi di euro all’anno. Ma cosa si fa per contrastarlo? Circa il 9% della popolazione italiana è trattata con un farmaco Pain Killer in un anno e i farmaci antinfiammatori la fanno da padrone. Nel 2013 i Fans hanno toccato quota 240 milioni di euro, contro i 179 degli oppioidi, di cui 101 per quelli forti. Tra i principali Paesi europei, l’Italia si conferma così all’ultimo posto per uso di oppioidi e al primo per impiego di Fans. Anche il dato sulla spesa pro-capite in oppioidi forti evidenzia il ritardo del nostro Paese e le barriere culturali che ancora ostacolano l’impiego di questi farmaci: 2,11 euro, mentre in Germania, ad esempio, la stessa spesa sale a oltre 10 euro a cittadino (il valore più alto in Europa). Viceversa la spesa pro-capite dei Fans in Italia risulta la più elevata, pari a 3,91 euro, a fronte di 1,82 euro nel Regno Unito.

 

A dare tutti i numeri del dolore è il Libro Bianco sul Dolore Cronico, presentato oggi a Roma durante il convegno “HOPE Health Over Pain Experience”, dove gli esperti hanno analizzato i fattori che ancora ostacolano l’appropriatezza terapeutica nel nostro Paese. Grazie al Libro Bianco, edito da AboutPharma con il grant incondizionato di Mundipharma, è stato fatto il punto, inoltre, sull’impatto sociosanitario ed economico della sofferenza nel nostro Paese.

 

“Nonostante i grandi passi avanti fatti grazie alla Legge 38/2010, vi sono ancora margini di miglioramento per raggiungere l’appropriatezza nell’approccio diagnostico-terapeutico alla malattia dolore. Appropriatezza che, soprattutto in questo difficile momento economico, deve essere una battaglia da vincere – afferma Guido Fanelli, presidente della Commissione ministeriale Terapia del dolore e Cure Palliative – Questo gap, infatti, non solo rappresenta un problema di etica sanitaria e di equità sociale, ma determina anche costi ingenti per il sistema sanitario. Da qui l’esigenza di dar vita al presente Libro Bianco che, raccogliendo l’expertise di tutte le figure professionali coinvolte dalla presa in carico del paziente che soffre, restituisce un inedito sguardo d’insieme sulla gestione del problema, mettendone in evidenza gli aspetti medici, farmacologici, farmaco-economici e istituzionali. Ci auguriamo sia uno strumento utile per tutti coloro che questo problema devono affrontarlo nel loro lavoro quotidiano”.

 

Il volume, per la prima volta, ha fornito una fotografia, tutta italiana, anche se basata su stime di massima, dei costi sociosanitari legati al dolore cronico. “La prevalenza del fenomeno è di circa 13 milioni di pazienti; di questi, si può ritenere che un terzo non si curi o lo faccia da sé in privato, pertanto sono circa 8 milioni i pazienti rilevanti per gli effetti economici sulla spesa pubblica – illustra Carlo Lucioni, Senior Health Economist di Health Publishing and Services – Sulla base delle risorse impiegate per far fronte al problema e dei loro costi unitari in Italia, è stato calcolato, con una stima al ribasso, il costo sociale medio annuo del dolore cronico per ogni paziente: 4.557 euro, di cui 1.400 per costi diretti a carico del Ssn (farmaci, ricoveri, diagnostica) e 3.156 per costi indiretti (giornate lavorative perse, distacchi definitivi dal lavoro). Moltiplicando i costi diretti per 8 milioni di pazienti, si arriva a un onere annuo per il Servizio sanitario nazionale pari a 11,2 miliardi di euro, con un’incidenza sulla spesa sanitaria pubblica complessiva del 9,6%. Sempre sulla stessa base il totale dei costi indiretti ammonta invece a 25,2 miliardi. Dalla somma con l’importo dei costi diretti, la stima del costo sociale del dolore cronico in Italia ammonta a 36,4 miliardi all’anno, corrispondenti al 2,3% del Pil”.

 

Il contributo di Ims nel Libro Bianco ha evidenziato come, anche a fronte di un aumento nell’impiego di analgesici oppioidi negli ultimi quattro anni, il confronto di vendite con i Fans sia ancora sbilanciato a favore di questi ultimi, nonostante i loro possibili effetti collaterali e in controtendenza con le Linee Guida, i warning delle Autorità regolatorie e i dati di letteratura. “A quattro anni dalla legge 38 si vedono lievi miglioramenti per quanto riguarda l’appropriatezza prescrittiva – afferma Sergio Liberatore, general manager Ims Health – Sono evidenti i segnali di una sempre maggiore apertura agli oppioidi, forti e deboli, da parte dei medici di medicina generale e degli specialisti. Nonostante ciò, i Fans restano i farmaci più utilizzati” per contrastare il dolore.

 

E anche nella lotta al dolore l’Italia appare a macchia di leopardo. Dal Libro Bianco emerge, infatti, una forte disomogeneità nell’accesso alle terapie tra le diverse Regioni italiane. Ad esempio, “Mentre in Friuli Venezia Giulia c’è un alto tasso di uso di oppioidi e un basso uso di Fans, in Calabria accade il contrario”, spiega Liberatore. Ed è proprio su questo fronte che, nel capitolo del libro a firma di Aifa, viene ribadito l’impegno dell’Ente regolatorio attraverso le proprie Note, ovvero strumenti fondamentali per favorire una prescrizione farmacologica il più possibile conforme alle indicazioni cliniche per le quali il farmaco si è dimostrato efficace e a quelle d’uso (dose e durata del trattamento). Nate inizialmente come strumento di governo della spesa farmaceutica, le Note Aifa sono oggi un mezzo per assicurare l’appropriatezza terapeutica e intervenire sulle differenze regionali, assicurando un accesso omogeneo alle cure. 

 

“Da sempre impegnata nel supportare iniziative a favore della battaglia contro il dolore, la nostra azienda non poteva far mancare il proprio sostegno a un progetto così importante – dichiara Marco Filippini, General Manager Mundipharma – Adesso ciò che conta è proseguire con determinazione il cammino intrapreso grazie alla Legge 38, per cambiare concretamente la situazione di chi soffre e migliorarne la qualità di vita”.

 

Il documento