Ok da Commissione Ue ad anti-cancro polmone Celgene per il trattamento di prima linea

Per il carcinoma polmonare non a piccole cellule è disponibile in Europa un nuovo trattamento frutto della ricerca nanotecnologica. L'azienda annuncia anche i buoni risultati di uno studio di Fase II su Ged-0301 per la malattia di Crohn

Celgene International Sàrl, società interamente controllata da Celgene Corporation, ha annunciato che la Commissione europea ha approvato Abraxane® (paclitaxel legato all’albumina in nanoparticelle, o nab-paclitaxel) in associazione a carboplatino per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule in pazienti adulti non candidati a chirurgia curativa o a radioterapia.

“La combinazione di carboplatino+nab-paclitaxel – spiega Cesare Gridelli, direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Azienda ospedaliera Moscati di Avellino e presidente dell’Associazione italiana di oncologia toracica (Aiot) – ha dimostrato di indurre un vantaggio in termini di risposte tumorali rispetto a uno degli standard internazionali di trattamento rappresentato dalla combinazione di carboplatino e paclitaxel con anche una minore neurotossicità che rappresenta uno dei problemi della terapia contenente il paclitaxel tradizionale”.

L’Autorizzazione all’immissione in commercio di Abraxane è stata aggiornata in 28 Stati membri dell’Unione europea per includere questa nuova indicazione per il carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc), oltre alle indicazioni esistenti per il carcinoma pancreatico metastatico e il carcinoma mammario.

“Questa approvazione – continua Gridelli – rappresenta un momento importante per i pazienti affetti da carcinoma polmonare perché sicuramente aggiunge un altro tassello all’armamentario dell’oncologo nel trattamento di questi tumori. Inoltre il farmaco, non richiedendo l’utilizzo di una premedicazione, rappresenta un’opzione meglio gestibile per i pazienti affetti da carcinoma polmonare”.

Il carcinoma polmonare è la quarta neoplasia più frequentemente diagnosticata sia nell’uomo che nella donna ed è la principale causa di morte per cancro in Europa. Quello non a piccole cellule è la forma più comune di tumore ai polmoni e rappresenta l’85-90% di tutti i casi. La causa principale del carcinoma polmonare è il fumo di sigaretta, sebbene anche i fattori ambientali e occupazionali possano provocarlo.

“In una patologia come il carcinoma del polmone con poche alternative terapeutiche efficaci, diverse categorie di pazienti, tra cui la popolazione anziana e quella con carcinoma squamoso, hanno dimostrato di trarre un beneficio clinico importante da questa terapia, sia in termini di efficacia che buona tollerabilità del farmaco”, sottolinea l’esperto.

La decisione della Commissione europea segue il parere favorevole del Chmp ottenuto il 23 gennaio che si è basato sui risultati di uno studio multicentrico, randomizzato in aperto condotto su 1.052 pazienti non sottoposti a precedente chemioterapia con carcinoma polmonare non a piccole cellule di Stadio IIIb/IV. Lo studio ha confrontato la terapia a base di Abraxane in associazione a carboplatino rispetto a paclitaxel disciolto in solvente in associazione a carboplatino come trattamento di prima linea in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato. L’endpoint primario di efficacia, ossia il tasso di risposta globale, è risultato significativamente maggiore nel braccio Abraxane/carboplatino rispetto al braccio di controllo: 33% vs. 25%. Le reazioni avverse più frequenti (= 20%) associate alla terapia di combinazione di Abraxane e carboplatino per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule sono state anemia, neutropenia, trombocitopenia, neuropatia periferica, nausea e affaticamento.

Celgene Corporation, inoltre, ha annunciato oggi che i risultati di uno studio di Fase II multicentrico, in doppio cieco e controllato verso placebo su Ged-0301 somministrato in tre differenti dosi a pazienti con malattia di Crohn in fase attiva sono stati pubblicati sul numero del 18 marzo della rivista The New England Journal of Medicine. “Ged-0301 rappresenta un approccio unico al trattamento della malattia di Crohn, che sfrutta la tecnologia antisenso per agire su una proteina chiave della via di segnalazione intracellulare ritenuta implicata nell’infiammazione intestinale e nella patogenesi della malattia – spiega Giovanni Monteleone, dell’università degli Studi di Roma Tor Vergata – Questa terapia orale è stata concepita per agire localmente grazie a un innovativo meccanismo d’azione. I risultati dello studio di Fase II incoraggiano a proseguire la ricerca con studi di Fase III su Ged-0301 nella malattia di Crohn”.