Tagli alla sanità: Gutgeld riaccende la polemica, ma la Lorenzin rassicura

Il ministro della Salute: non tagli, ma "interventi sulle prestazioni non necessarie grazie alla razionalizzazione. In questo modo si può rendere sostenibile il sistema". E si scatenano le reazioni

Non tagli alla sanità, ma “interventi sulle prestazioni non necessarie grazie alla razionalizzazione. In questo modo si può rendere sostenibile il sistema”. A cercare di smorzare la polemica che si è riaccesa nel fine settimana in seguito all’intervista di Repubblica a Yoram Gutgeld, il commissario alla spending review che ha puntato di nuovo il dito sulla sanità, è il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervistata questa mattina su Sky Tg24.

Il commissario alla revisione della spesa e parlamentare del Pd nei giorni scorsi aveva spiegato come ci sono “ospedali gestiti bene e altri meno bene. Noi crediamo che sia giusto prevedere che questi ospedali facciano uno sforzo per equilibrare la gestione economica nell’arco di un determinato numero di anni”. Gutgeld ha sottolineato anche come vi siano “differenze importanti tra Regioni e all’interno di singole Regioni nelle prescrizioni di esami clinici. Uno dei motivi è la cosiddetta medicina difensiva, esami prescritti per non incorrere nel rischio di cause legali dei pazienti”. Tema, quest’ultimo, sul quale è tornata oggi anche la Lorenzin, che ha precisato come: “Da questo piano di razionalizzazione si possono tagliare 10 miliardi in 5 anni, attaccando gli sprechi improduttivi, l’eccesso di cautela dei medici che porta a troppe prescrizioni ed esami inutili, la cosiddetta medicina difensiva che produce 13 miliardi di euro l’anno di spesa. In molti casi le analisi prescritte sono più di quelle dovute, per la paura del medico di essere accusato e denunciato”. Su questo, continua il ministro, “stiamo lavorando con un Ddl alla Camera”.

Lorenzin parla anche della necessità di maggiori controlli su quantità e qualità delle prestazioni: “Abbiamo visto negli anni che l’equazione ‘più si spende meglio è’ non vale sempre”. Sulla questione della chiusura degli ospedali il ministro della Salute ha chiarito che “alcuni sono stati chiusi, ma il principio non è la chiusura ma la riconversione delle strutture, non per risparmiare ma perché non sono sicuri. Un esempio è la questione dei punti nascita – ha ricordato Lorenzin – quelli che fanno meno di 500 parti l’anno sono pericolosi”.

La ricetta indicata da Gutgeld, che punta a “dare servizi di maggiore qualità” e non a “fare macelleria sociale”, precisa il commissario, non piace però ai sindacati, alle associazioni di categoria e alle società scientifiche. Secondo Rosanna Dettori, segretaria generale della Fp Cgil, “le ricette non sono assolutamente nuove, si fanno le solite scelte intervenendo su sanità ed enti locali, che però sono già al collasso”. Sul fronte dell’industria, la prima reazione arriva da Assobiomedica, l’associazione che riunisce i produttori di dispositivi medici: “La sanità in Italia è sotto-finanziata, e non può sopportare né nuovi tagli né che eventuali risparmi dovuti all’efficientamento del sistema non vengano reinvestiti nel sistema sanitario nazionale”, commenta il presidente Luigi Boggio, ricordando come la spesa sanitaria sia “sotto controllo” e “addirittura diminuita nel 2013”. Il settore dei dispositivi è particolarmente toccato dall’ultimo accordo Stato-Regioni, che prevede l’introduzione del payback, il ripiano dello sfondamento dei tetti di spesa da parte delle aziende, e la rinegoziazione dei contratti. “Noi crediamo che questo non sia possibile, ci sono problemi legali enormi – sottolinea Boggio – Se dovessero passare queste norme produrrebbero una ‘tassa’ del 6% sul fatturato in grado di mettere in ginocchio il settore”.

Nel dibattito intervengono anche i medici dell’Associazione chirurghi ospedaliari italiani (Acoi). “Per poter razionalizzare il Ssn – dice il presidente Diego Piazza – è necessario il coinvolgimento nel processo degli operatori sanitari, iniziando dalle Società Scientifiche che hanno fatto della qualità e sicurezza delle prestazioni il loro cavallo di battaglia. Sarà impossibile chiedere agli operatori sanitari di lavorare in condizioni più precarie di quelle attuali, già difficile e offrire ai cittadini prestazioni meno sicure ed efficaci e magari in tempi ancora più lunghi”.

Secondo gli esperti dell’Istituto per la promozione dell’etica in sanità (Ispe) gli sforzi per la razionalizzazione dei costi della sanità dovrebbero essere concentrati nella lotta alla corruzione. “Gli sprechi vanno combattuti mettendo in circolo anticorpi e verifiche rigorose per prevenire e reprimere la corruzione. Un investimento sulla qualità del nostro Ssn che non si esaurirebbe nello spazio di un anno finanziario ma che, al contrario, apporterebbe sicuri risparmi nel lungo periodo. Combattendo la corruzione e gli sprechi collegati, si può ottenere un risparmio pari a 5 miliardi di euro”, afferma il presidente dell’Istituto, Francesco Macchia.

Intanto, inizia oggi alle 16 l’esame del Senato al decreto legge Enti Locali con all’interno il pacchetto di emendamenti sanità del Governo che recepiscono l’intesa Stato Regioni del 2 luglio, che prevede un taglio di 2,352 miliardi a decorrere dal 2015. Una sforbiciata che – secondo Tonino Aceti, coordinatore nazionale Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva – si somma ai tagli “già accumulati con le molteplici manovre dal 2011 in poi”, per un totale di quasi “30 miliardi in sei anni”. Il servizio sanitario – prosegue Aceti – “non può e non deve subire ulteriori tagli lineari”, mentre sono benvenute “tutte quelle misure volte a contrastare sprechi e inefficienze”. A condizione, però, che le risorse recuperate rimangano “all’interno del Ssn” e siano impiegate per garantire “più accessibilità alle prestazioni pubbliche e alle innovazioni terapeutiche”, conclude.

A salire sulle barricate anche il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia: “Renzi vuole tagliare la sanità? Se non vuole uccidere le realtà virtuose come il Veneto, lo faccia esclusivamente e rigorosamente applicando i costi standard. E’ semplicemente scandaloso farlo attraverso qualsiasi altro mezzo”. E aggiunge: “Mezzi iniqui, per altro, usati anche nell’ultimo taglio di 2,5 miliardi di euro di 20 giorni fa che ha visto tutte le regioni, quelle virtuose e quelle sprecone, trattate allo stesso modo e il voto contrario di Veneto, Lombardia e Liguria. Non esiste che il Veneto venga trattato come la Sicilia – incalza Zaia – e lo dico chiaro e tondo anche al ministro Lorenzin che assicura che non saranno tagli lineari ma agli sprechi. Bene, ma la si smetta di parlare per astratto e si facciano nomi e cognomi di chi spreca. Allora si capirà che al Veneto non va tagliato nemmeno un euro”.