Roma capitale mondiale delle neurochirurgia con 2mila presenze al congresso Wfns per la prima volta in Italia

Nell'ambito del meeting in programma anche una due giorni di lavori organizzata dai ministeri dello Sviluppo e della Salute e dall’Ice, in collaborazione con gli Affari esteri, il cluster Alisei, Assobiomedica, la Sinch, la Fondazione Crui e l’Aiop per la valorizzazione della filiera italiana nel campo delle neuroscienze

Roma capitale mondiale della neurochirurgia. Ma anche punto di partenza per la messa a sistema di un nuovo modello di sinergia tra centri ricerca, industria e istituzioni con l’obiettivo di promuovere innovazioni ed eccellenze della filiera italiana delle neuroscienze. Tanto promette il 15esimo Meeting della Federazione mondiale di neurochirurgia, ospitato per la prima volta a Roma dall’8 al 12 settembre, in coincidenza con il 60° anniversario della fondazione della Wfns. Un  evento di dimensioni mondiali con 2mila partecipanti provenienti da 105 Paesi e 1.500 contributi scientifici. E un’agenda ricchissima, tra cui spiccano i temi della neuro-oncologia – ad esempio con l’anteprima mondiale degli studi randomizzati relativi ad una apparecchiatura israeliana rivelatasi efficace nello bloccare la crescita delle cellule tumorali – le malattie neurovascolari cerebrali e quelle della colonna vertebrale, le nuove metodiche di chirurgia dei traumi chirurgici encefalici gravi. Ma anche l’occasione per promuovere una filiera tutta italiana della salute nel campo delle neuroscienze, valorizzando l’eccellenza nazionale anche in questo settore grazie ad una due giorni di lavori – l’Italian Healthcare and Medtech Chain in the field of Neuroscience, in programma il 10 e 11 settembre – organizzata nell’ambito del meeting dai ministeri dello Sviluppo e della Salute e dall’Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese), in collaborazione con il ministero degli Affari esteri, il cluster Alisei, Assobiomedica, la Società italiana di neurochirurgia (Sinch), la Fondazione Crui e l’associazione italiana dell’ospedalità privata (Aiop).
L’iniziativa – presentata oggi nel corso di una conferenza stampa a Roma – prevede oltre ad un’agenda densa di appuntamenti e workshop, anche una Innovation area dedicata a start-up e imprese e uno spazio dedicato agli incontri B2B gestito da Ice.

“Si tratta di un’iniziativa senza precedenti nel panorama nazionale: daremo visibilità mondiale alle eccellenze e alla capacità di fare innovazione da parte della filiera italiana della salute in questo campo” ha sottolineato Francesco Tomasello, presidente del congresso, promettendo “un programma ricco di primizie grazie alla partecipazione di 250 leader mondiali della neurochirurgia”. Obiettivo comune “mettere assieme tutti gli attori coinvolti – istituzioni, imprese, star up, cluster tecnologici – per creare una rete che diventi motore di sviluppo in un settore ad alto livello di competitività internazionale”, perché – ha concluso Tomasello – “la Sanità è uno dei pilastri mondiali dell’economia e il nostro Paese in campo medico, tecnologico e sanitario è in grado di competere tra i primi al mondo”.

E l’iniziativa sarà l’occasione – ha spiegato il presidente Assobiomedica, Luigi Boggio – per mandare in passerella ventidue innovazioni tecnologiche, di cui metà realizzate da start up e 15 eccellenze clinico-scientifiche: “Mi auguro che questo sia il primo di una serie di appuntamenti per la promozione della filiera italiana – ha detto. – Nel nostro Paese abbiamo difficoltà ad attrarre grandi studi clinici: le istituzioni devono imparare a fare sistema e a condividere una piattaforma per coordinarsi con le altre realtà del settore”.
Convinto dell’innovatività dell’iniziativa Giovanni Sacchi, direttore del cooordinamento servizi di promozione del sistema Italia dell’Ice, che ha curerà per l’occasione l’agenda degli incontri B2B con le delegazioni provenienti da Arabia Saudita, Austria, Cina, Iran, Regno Unito, Turchia e Usa: “La presenza di centinaia di operatori provenienti da tutto il mondo rappresenta un’occasione importante per le aziende e i centri di ricerca italiani – ha detto – ed è la prima volta che collaboriamo ad una iniziativa di questo tipo con il ministero della Salute”.

Neurochirurghi: troppe strutture, ne bastano metà. Immancabile, in coda alla conferenza stampa di oggi, una parentesi sui temi della spending review che trovano la Società italiana di neurochirurgia (Sinch) più che pronta a collaborare con le razionalizzazioni in tema d’appropriatezza annunciate dal ministro Lorenzin appena prima dell’estate: “Non ci spaventano i limiti a tac o risonanza e siamo pronti a collaborare con il ministro – ha dichiarato il presidente, Alberto Delitalia – l’importante è che tutto venga pianificato  All’insegna di una razionalizzazione intelligente. Ad esempio è inutile che i pazienti facciano più esami con risonanze non adatte, come purtroppo avviene oggi ne basta uno solo ma con la tecnologia giusta”.

La razionalizzazione auspicata va anzi ben oltre e coinvolge anche l’assetto delle strutture dedicate. “In Italia esistono 140 centri di neurochirurgia, quando in realtà – “ne basterebbero metà, ben organizzati e attrezzati” – ha spiegato Roberto Delfini, , direttore della Scuola di specializzazione in Neurochirurgia dell’Università La Sapienza di Roma e presidente del comitato italiano del meeting. – “Spesso – ha proseguito – ci sono strutture troppo piccole e con volumi di prestazioni molto bassi per garantire l’eccellenza della prestazione a vantaggio del paziente: in alcuni centri mancano anche le équipe neuroradiologiche, fondamentali per affrontare alcune patologie”.

Sempre da Delfini l’appello per la sensibilizzazione alla donazione dei cadaveri a scopo di ricerca su cui la Sinch lancerà a breve una campagna di sensibilizzazione: “Alle 25 scuole di specializzazione in neurochirurgia attive in Italia servirebbero 10 cadaveri ciascuna per garantire le necessarie esercitazioni degli specializzandi. Viceversa nelle strutture di Torino o Roma si arriva ad averne massimo uno l’anno e mancano i centri di anatomia chirurgica che dovrebbero mettere a disposizione degli specialisti il materiale su cui esercitarsi, per questo spesso siamo costretti a importarli dall’estero con costi elevati”.