Allergie alimentari: denuncia Siaaic, 4 milioni di esami “bufala” e 300 milioni di sprechi l’anno

Con Linee guida e Vademecum la Società italiana di Allergologia punta a fare chiarezza e ad arginare un fenomeno in crescita dell'8/10% l'anno, con un esercito di circa 20 milioni di italiani che in un caso su due spendono centinaia di euro in test che hanno la stessa attendibilità del lancio di una monetina

Test del capello, test della forza, Vega test, biorisonanza, Pulse test: è con questi e forse altri test privi di validazione scientifica che vengono dissipati ogni anno nel nostro Paese 300 milioni di euro per l’esecuzione di 4 milioni di esami fasulli per la diagnosi di allergie e intolleranze alimentari. A lanciare l’allarme è  la Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (Siaaic) che in occasione di EXPO Milano 2015 presenta le prime linee guida per l’interpretazione dei test diagnostici per l’interpretazione diagnostica dei test validati, dedicate ai medici e in corso di pubblicazione su Clinical Molecular Allergy, assieme a un vademecum per i cittadini che sospettano allergie o intolleranze alimentari e un documento guida per i ristoratori, per accogliere senza rischi i clienti allergici. Il tutto per fare chiarezza e tentare di arginare un fenomeno in crescita dell’8/10% l’anno, grazie ad un esercito di circa 20 milioni di italiani che  in un caso su due spendono centinaia di euro in test che hanno la stessa attendibilità del lancio di una monetina.

Gli italiani allergici ai cibi sono oltre due milioni (oltre 600mila bambini e circa 1,3 milioni gli adulti) – spiega la Siaaic –  gli intolleranti “veri” al lattosio, al nichel o ad altre sostanze per cui esista realmente una possibile intolleranza su basi biologiche sono complessivamente non oltre 10 milioni. A questi si aggiungono però circa 8 milioni di “ipersensibili immaginari” che, per un condizionamento psicologico e per suggestione, imputano un malessere qualsiasi a qualche cibo.

“Purtroppo le intolleranze alimentari, confuse per di più dalla maggioranza con le allergie vere e proprie, sono ormai una “moda” con cui si spiegano i sintomi più disparati: chi non riesce a dimagrire spesso si convince che sia per colpa di un’intolleranza, mentre nessuna di quelle reali può far ingrassare – osserva G. Walter Canonica, presidente Siaaic – Orticaria acuta, sintomi gastrointestinali e anafilassi sono i segni distintivi delle allergie, ma oggi basta avere una stanchezza inspiegabile, qualche difficoltà digestiva, mal di testa, dolori alle articolazioni o altri disturbi aspecifici e non facilmente inquadrabili per autodiagnosticarsi un’intolleranza alimentare “prendendo di mira” un cibo quasi a caso. I danni sono molteplici: se da un lato si spendono centinaia di euro per sottoporsi a esami senza alcuna corretta validazione scientifica che hanno un costo variabile dai 90 ai 400/500 euro, proposti ampiamente attraverso i più diversi canali di vendita, dall’altro esiste anche il rischio di sottovalutare condizioni cliniche reali come un’eventuale vera allergia o una celiachia. Ne deriva che il processo diagnostico deve essere rigoroso, secondo un iter ben preciso che non può essere improvvisato”.

Bando dunque ai test alternativi:  “Le metodiche diagnostiche attuali sono molto raffinate e ci consentono, nel caso delle allergie alimentari, di individuare con precisione a quale porzione, proteina, dell’alimento si è realmente ipersensibili – spiega Mario Di Gioacchino, vicepresidente SIAAIC e coordinatore delle linee guida – Questi strumenti sono essenziali, perché permettono di dare indicazioni ai pazienti più accurate rispetto al passato, migliorando nettamente la loro qualità di vita: in alcuni casi ad esempio è possibile consumare un frutto a cui si è allergici togliendone la buccia, oppure un alimento si può mangiare una volta cotto. Dipende dalle proteine specifiche che sono coinvolte nell’allergia, conoscerle oggi è possibile e significa anche sapere se il paziente è a maggiore o minor rischio di reazioni severe fino allo shock anafilattico. Le linee guida della Siaaic vogliono indicare ai medici il corretto percorso diagnostico, il vademecum dedicato ai pazienti vuole invece essere una “guida” per riconoscere i sintomi di possibili allergie e per trovare le risposte che servono davvero”.

Un semplice diario alimentare, ad esempio, è un primo e utilissimo passo per riuscire ad associare il consumo di un alimento a un’eventuale reazione; poi, occorre rivolgersi a un allergologo evitando il fai da te con i test per le intolleranze: “Sarà lo specialista a sottoporre il paziente agli esami adeguati per capire se si tratta di un’allergia o di un’intolleranza o se pure non c’è nulla di tutto questo di cui preoccuparsi – conclude  Donatella Macchia, responsabile dell’Area Allergie Alimentari Siaaic – Il vademecum indica anche quali risposte ci si devono attendere da un medico qualificato e quali sono i comportamenti “virtuosi” se ci si scopre allergici o intolleranti: primo su tutti, attenersi alle indicazioni dietetiche date senza cedere al fai da te. Abbiamo realizzato anche un vademecum per i ristoratori: oggi non è più pensabile che in un ristorante non vi sia almeno una persona in grado di rispondere ai dubbi e alle richieste di un cliente che dichiari un’allergia”.

I test non validati

  •  Test del capello: verifica delle sostanze chimiche del capello per stabilire lo stato di salute del soggetto;
  • Test su cellule del sangue: valuta modifiche nelle cellule a contatto con le più varie sostanze;
  • Test della forza: valuta variazioni della forza quando si manipolano alimenti nocivi;
  • VEGA Test:  Il paziente ha in una mano un elettrodo negativo attaccato ad un circuito cui si applica  l’alimento e si tocca il paziente con l’elettrodo positivo. La variazione del voltaggio indicherebbe intolleranza all’alimento specifico;
  • Biorisonanza: valutazione con un computer del campo magnetico del soggetto e delle variazioni indotte da un alimento che genera intolleranza o allergia;
  • Pulse test o del riflesso cardiaco auricolare: valuta le variazioni della frequenza del polso a contatto con alimento che genera intolleranza o allergia.

Il vademecum per il paziente con allergia da alimenti

Quando sospettare un’allergia alimentare?

  • Quando tutte le volte che si ingerisce un determinato alimento compare la sintomatologia caratteristica. Non si nasce allergici per cui inizialmente l’alimento è tollerato. Dal momento della prima reazione sarà inevitabile il rapporto consequenziale alimento/sintomo.

Cosa fare nel sospetto di allergia alimentare?

  • Innanzitutto tenere un diario alimentare/sanitario nel quale si annoteranno quotidianamente gli alimenti ingeriti (si raccomanda: tutti) e gli eventuali sintomi comparsi, indicandone anche la relazione temporale con il pasto.

A chi rivolgersi?

  • All’Allergologo, Specialista competente (attenzione a quanti millantano conoscenze non certificate).

Cosa aspettarsi dall’Allergologo?

  • Una diagnosi etiologica, ossia l’individuazione degli alimenti responsabili delle reazioni, attraverso test allergologici affidabili;
  • una dieta corretta anche da un punto di vista nutrizionale;
  • consigli comportamentali e di stile di vita, ad esempio in casi specifici evitare attività fisica e antinfiammatori nelle due –quattro ore pre/post prandiali;
  • prescrizioni terapeutiche di emergenza e istruzioni per l’uso.

Quali sono i comportamenti virtuosi del paziente?

  • Adeguarsi al regime dietetico prescritto;
  • Evitare il “fai da te”;
  • Rispettare le indicazioni inerenti lo stile di vita;
  • Leggere le etichette, attenzione agli allergeni nascosti !!!
  • Non sottovalutare sintomi sentinella di reazione avversa grave (prurito al palmo delle mani e pianta dei piedi, angioedema, variazione del tono della voce …);
  • Tenere a disposizione i farmaci per l’urgenza medica qualora prescritti
  • Effettuare visite di controllo specialistiche periodiche, non solo in caso di nuovi sviluppi clinici !
  • Informare della propria allergia il Medico Curante, gli amici, i parenti e chiunque possa aiutarci in caso di necessità;
  • Dichiarare la propria allergia quando si va al ristorante o nei luoghi della ristorazione pubblica o privata richiedendo anche la carta degli ingredienti utilizzati.

 Il vademecum per i ristoratori

Acquisto materia prima:

  • Tracciabilità: verificare l’origine, i movimenti, il percorso delle materie prime e dei cibi nonché le loro modalità di conservazione in quanto ogni processo può alterare il contenuto allergenico;
  • Ogm: i prodotti geneticamente modificati potrebbero aver acquisito proteine allergizzanti non presenti negli alimenti naturali;
  • Etichettatura: fornirsi esclusivamente da produttori di materie prime che rispettino le norme di etichettatura complete.

Preparazione:

  • Attenzione alle contaminazioni! Nella preparazione di cibi per clienti allergici utilizzare una “catena di preparazione dedicata”. Reazioni allergiche gravi possono essere indotte anche da tracce di allergeni trasportate su un alimento da utensili adoperati per la preparazione di altri.

Conservazione:

  • Attenzione alle contaminazioni!
  • Una buona conservazione garantisce la costanza del contenuto proteico/allergenico dell’alimento.

Servizio:

  • Attenzione alle contaminazioni!
  • Allegare al menù la lista completa degli ingredienti utilizzati.
  • Prevedere la presenza in sala di personale formato per accogliere le necessità e le richieste di un cliente allergico;
  • Aggiungere nella cassetta di pronto soccorso farmaci di prima emergenza per reazioni allergiche gravi (adrenalina, cortisone, antistaminico, verificandone periodicamente la scadenza).