Personale Ssn: in un anno quasi 6.500 dipendenti in meno

Ecco come il Conto annuale 2014 della Ragioneria dello Stato fotografa la situazione del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale. L'allarma degli infermieri Ipasvi: “Si rischia il collasso”

In un anno 6.447 dipendenti in meno. Probabilmente basta questo numero per descrivere la situazione del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Il dato si riferisce al confronto fra 2014 e 2013 ed è uno degli spunti di riflessione che arriva dal Conto annuale 2014 pubblicato dalla Ragioneria dello Stato. Il trend è ormai negativo da diversi anni: il personale dipendente del Ssn nel 2014 è composto da 663.793 unità, ma erano 682.197 nel 2007. Tradotto: 18.404 professionisti in meno, un calo del 2,7%. E anche nei primi nove mesi del 2015 si conferma un trend in discesa rispetto al 2014, con uno 0,92% in meno.

L’analisi della Ragioneria dello Stato fornisce anche altre indicazioni utili. Dice, ad esempio, che il personale Ssn è sempre più anziano: nel 2014 è di 49,7 anni (51,7 per gli uomini, 48,7 per le donne). Ma nel 2001 il valore medio era di 43,5 anni. E andrà peggio nel 2019, quando l’età media dei dipendenti del comparto sanitario dovrebbe raggiungere 55,6 anni.

Per quanto riguarda le retribuzioni medi annue, il valore pro capite è sceso nel 2014 a 38.573 euro rispetto ai 38.690 euro del 2013. La spesa totale (39,126 miliardi) è calata dello 0,9% rispetto al 2013, cioè di circa 350 milioni, mentre è salita lievemente (+0,3%) rispetto al 2007.

I numeri preoccupano in particolare gli infermieri che, attraverso un comunicato della Federazione dei Collegi Ipasvi, segnalano una riduzione del numero di camici azzurri dello 0,7% (-1.894 unità) con guadagni ridotti in media dello 0,3 per cento (-94 euro).

La riduzione – spiega l’Ipasvi – è su tutte le voci del Conto annuale: -218 infermieri maschi in meno rispetto al 2013 e -1.676 donne; meno professionisti in part time. Dal punto di vista delle retribuzioni il calo più forte è sulle voci stipendiali (-74 euro, di cui -64 euro per la sola retribuzione individuale di anzianità) e sulle indennità accessorie (-56 euro) seguite da quelle fisse. Una sola voce, nemmeno a dirlo visto il problema posto dall’orario Ue, aumenta: le retribuzioni per straordinario, che crescono in media di 41 euro per il 2014. Vuol dire, in pratica, che sempre meno personale lavora sempre di più e pagato anche peggio nel complesso (tolto il guadagno dello straordinario il calo della retribuzione media sarebbe di -135 euro in un anno).

“Non c’è molto da aggiungere: il Ssn rischia davvero il collasso – commenta la presidente Ipasvi, Barbara Mangiacavalli – e quel che è peggio è che a farne le spese sono in ogni caso non solo i professionisti, ma i pazienti. Per questi infatti, simili numeri configurano solo un servizio peggiore, liste di attesa più lunghe e maggiori rischi visto che, come ha dichiarato da poco il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, se i responsabili del volo di un aereo non sono più che riposati, sarebbe meglio che su quell’aereo non salisse nessuno”.

In realtà – prosegue l’Ipasvi – tutte le retribuzioni dei professionisti del Ssn sono in calo, medici e dirigenti non medici compresi, così come gli organici che nel complesso si riducono dell’1% (-6.447 unità) di cui perdono lo 0,9% rispettivamente personale e medici, il 2% i dirigenti non medici e crolla l’”altro personale” (-5,3%), tra cui i direttori generali, sanitari e amministrativi, che scontano la riduzione delle aziende ormai in atto in quasi tutte le Regioni. Gli unici a restare stabili sono i direttori sociosanitari a cui sempre di più le aziende stanno affidando il difficile compito di organizzare la continuità assistenziale ospedale-territorio.

“Purtroppo pochi mesi fa già dalle prime anticipazioni del Conto annuale 2014 ci si rendeva conto della situazione sempre più grave degli organici. E bisogna ricordare che dal 2009 al 2013 il Ssn aveva quasi 3.200 infermieri in meno, cifra che ora peggiora drasticamente e raggiunge in cinque anni una perdita di almeno 5mila unità (quasi il -2%)”, sottolinea Barbara Mangiacavalli.

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