Malattie croniche, il Piano nazionale in Conferenza Stato-Regioni

Il ministro Lorenzin ha trasmesso il testo per l’approvazione definitiva. Fra i punti principali, integrazione tra cure primarie e specialistiche, continua assistenziale, presa in carico precoce, potenziamento delle cure domiciliari e de-ospedalizzazione

Il Piano nazionale della cronicità arriva sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni per l’ok definitivo. Lo annuncia il ministero della Salute in un comunicato, spiegando che il ministro, Beatrice Lorenzin, ha già trasmesso il documento che – in attuazione del Patto per la salute 2014-2016 – disciplina la gestione delle malattie croniche all’interno del Servizio sanitario nazionale.

Il Piano, spiega il ministero, definisce a livello nazionale un “disegno strategico per la gestione della cronicità che le singole singole regioni potranno attuare sul proprio territorio in considerazione della propria storia, dei servizi e delle risorse disponibili”. Poi,  detta linee di indirizzo su “patologie con caratteristiche e bisogni assistenziali specifici, quali malattie renali croniche e insufficienza renale, artrite reumatoide e artriti croniche in età evolutiva, rettocolite ulcerosa e malattia di Crohn, insufficienza cardiaca, malattia di Parkinson e parkinsonismi, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e insufficienza respiratoria, insufficienza respiratoria in età evolutiva, asma in età evolutiva, malattie endocrine in età evolutiva e malattie renali croniche in età evolutiva”.

In particolare, il Piano fornisce indicazioni per favorire il funzionamento delle reti assistenziali, con una forte integrazione tra l’assistenza primaria, centrata sul medico di medicina generale, e le cure specialistiche; la continuità assistenziale; l’ingresso quanto più precoce della persona con malattia cronica nel percorso diagnostico-terapeutico multidisciplinare; il potenziamento delle cure domiciliari e la riduzione dei ricoveri ospedalieri, anche attraverso l’uso di tecnologie innovative di “tecnoassistenza”; lo sviluppo di modelli assistenziali centrati sui bisogni “globali” del paziente e non solo clinici.

Prevenzione e miglioramento del percorso assistenziale sono fra gli obiettivi principali indicati dal ministero per ridurre “il peso clinico, sociale ed economico” della malattia. Finalità da perseguire attraverso “la prevenzione primaria, la diagnosi precoce, l’educazione e l’empowerment del paziente, nonché mediante la prevenzione delle complicanze, che spesso sono responsabili dello scadimento della qualità di vita della persona e che rappresentano le principali cause degli elevati costi economici e sociali delle malattie stesse”.

Infine, il Piano nazionale della cronicità sarebbe “una svolta importante” nell’approccio alla malattia: “La persona diviene il centro del sistema di cure, grazie alla costruzione di percorsi diagnostico-terapeutici che la inseriscono in un piano di assistenza il più possibile personalizzato; il paziente quindi non è più utente ‘passivo’ delle cure, ma collabora attivamente alla gestione della sua condizione, arrivando a definire con l’équipe un percorso di cura che gli consenta di convivere con il suo quadro patologico e di ‘fare fronte’ alla patologia”, conclude la nota del ministero.