Al Forum della Leopolda focus sulla sostenibilità: riorganizzare il Ssn senza impoverirlo

A Firenze una due giorni dedicata al futuro del Servizio sanitario nazionale, tra finanziamento pubblico ridotto all’osso, innovazione farmaceutica ad alto costo, sprechi e diseguaglianze. Dalle Fondazione Gimbe un Osservatorio nazionale ad hoc. La senatrice De Biasi: “L'universalismo è ancora un grande valore”.

Spendere di più, ma meglio. Archiviare la stagione dei tagli e combattere gli sprechi. Investire su prevenzione e territorio. E ancora: puntare su una nuova governance della spesa e dell’innovazione farmaceutica. È una lunga la lista di priorità per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale (Ssn) quella che arriva dalla Stazione Leopolda di Firenze, dove è in corso il “Forum della sostenibilità e opportunità nel settore della salute”, due giorni (23-24 settembre) con un fitto calendario di appuntamenti che riuniscono nel capoluogo toscano tanti protagonisti del settore – istituzioni, comunità scientifica, imprese, associazioni di pazienti e di categoria – per un confronto sul futuro del sistema sanitario. Un futuro “minacciato” da processi ormai ben noti: l’invecchiamento progressivo della popolazione; con il carico di patologie croniche e disabilità che porta con sé; innovazione farmaceutica e tecnologica ad alto impatto economico; tagli pesanti alle risorse destinate al Fondo sanitario nazionale negli ultimi anni. Con ripercussioni sul piano sociale e soprattutto sulle famiglie: aumenta il carico di spese mediche e non, pesano sempre di più i mancati redditi da lavoro dei caregiver.

Su come garantire la sostenibilità (o forse la sopravvivenza) del Ssn si concentra buona parte del programma del Forum. Una ricetta che metta d’accordo tutti non c’è, ma almeno sull’indebolimento dell’impegno pubblico in sanità ci sono i numeri a fare chiarezza. A riassumerli, nel corso del convegno di apertura del Forum della Leopolda, è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: “Il Ssn ha perso circa 25 miliardi di euro negli anni 2012-2015. Rispetto a quanto Stato e Regioni avevano concordato nel Patto per Salute la sanità ha avuto circa 6,8 miliardi in meno. Rispetto alla previsioni del 2013  con la legge di Stabilità 2016 si è persa traccia di oltre 7 miliardi”. E anche il confronto con l’estero non ci rende onore: “Tra i Paesi del G7 siamo ultimi per spesa sanitaria totale e pubblica, ma siamo secondi per spesa out of pocket”. Secondo il presidente della Fondazione Gimbe – che a Firenze ha presentato il neonato Osservatorio nazionale sulla sostenibilità del Ssn (in continuità con il Rapporto 2016-2025 pubblicato a giugno) – bisogna uscire da quell’ottica che ha ridotto il tema della sostenibilità alla domanda “su come riusciremo a sbarcare il lunario” l’anno prossimo. “Quando un Paese si trova in condizioni di crisi economica ha tre opzioni per garantire il sistema sanitario: contenere i tagli, identificare nuovi canali di finanziamento (sanità integrativa, ticket, addizionali regionali) e poi quella del disinvestimento e della riallocazione”. A questa terza opzione Fondazione Gimbe invita a guardare con particolare attenzione: “Significa – spiega Cartabellotta – ridurre servizi e prestazioni a basso valore, spesso sovra-utilizzate, e investire in prestazione ad alto valore, spesso sotto-utilizzate”. Intendendo per “valore” la traduzione impropria del concetto di “value”, ovvero la capacità degli investimenti di restituire risultati in termini di salute per i pazienti. Così da innovare l’offerta del Ssn, riducendo gli sprechi e riallocando le risorse. Un contributo alla sostenibilità che, tuttavia, non può far passare in secondo piano la necessità di “un preciso programma politico per il rilancio del finanziamento pubblico”.

Riorganizzare è la parola chiave scelta dalla presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi, per il dibattito sulla sostenibilità: “Lo sapete, sono fortemente convinta che il Fondo sanitario nazionale debba crescere. Ma se si lavora male, i soldi non basteranno mai. Si parla di innovazione? Allora queste deve essere anche organizzativa. A cominciare dal superamento delle troppe differenze con cui lavorano le Regioni, dall’integrazione tra sanità e sociale (fondamentale nel caso delle cronicità). Obiettivi su cui la riforma dell’art.117 della Costituzione parla chiaro”.

Nodo cruciale per la sostenibilità è quello dei farmaci innovativi. “Il Fondo per i farmaci innovativi – è stata una conquista ottenuta con grande fatica. Ma non basta. Aspettiamo una nuova governance a cui sta lavorando il Tavolo sulla farmaceutica. Bisogna fare presto, non si può andare avanti così. Arriveremo alla prossima legge di Stabilità e avremo di nuovo il problema di come rifinanziare il fondo”. Anche perché l’innovazione (e la spesa farmaceutica) corre più veloce della politica: “In tutto il mondo – spiega Sergio Liberatore, general manager di Ims Health Italia– la spesa farmaceutica supererà 1.400 miliardi nel 2020. L’Ema ha approvato 38 nuovi farmaci nel 2015 e sono 26 quelli che hanno già avuto il via libera nel 2016. Nei prossimi cinque anni, a livello globale, ci si aspetta che arrivino sul mercato 225 nuove molecole”.

Tra le partite aperte, quella dei nuovi farmaci è non la sola: “Un servizio sanitario chiude se non ha abbastanza professionisti. C’è da sbloccare il turn over, rinnovare i contratti”, incalza la senatrice De Biasi. E poi, ancora: “C’è da investire sulla ricerca, quella di base e quella indipendente, ma anche su quella translazionale che significa dalla ‘ricerca al prodotto’. La strada per costruire un Ssn in grado di reggere e vincere le sfide dei prossimi anni è ancora lunga.