Brexit: rischio disallineamento per sicurezza sociale e previdenza

Anche nel medio periodo le materie giuslavoristiche disciplinate da “regolamenti” comunitari, direttamente applicabili nell’ordinamento nazionale, potrebbero non essere più applicabili. Un dilemma per le imprese con dipendenti stranieri

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea costringe a confrontarsi sulla futura applicabilità oltremanica delle norme di diritto UE anche in ambito giuslavoristico.
Le norme di derivazione comunitaria, in questo settore, sono principalmente oggetto di “direttive”, recepite da atti legislativi di diritto interno: si pensi al trasferimento di azienda, ai licenziamenti collettivi, al distacco transnazionale del lavoratore, all’orario di lavoro, ai comitati aziendali europei (c.d. CAE), al contratto di agenzia.
Poche, invece, anche se di rilievo tutt’altro che marginale, le materie giuslavoristiche disciplinate da “regolamenti” comunitari, direttamente applicabili nell’ordinamento nazionale: si pensi, in particolare, ai temi connessi alla sicurezza sociale e al trattamento previdenziale del lavoratore straniero.
Le prime usciranno (rectius, dovrebbero uscire) indenni da Brexit: gli atti legislativi di recepimento delle direttive manterranno, infatti, la loro efficacia sino all’intervento abrogatore o modificatore del legislatore britannico (che, tra l’altro, ben potrebbe cogliere l’opportunità Brexit per liberarsi da vincoli che da sempre stridono con l’approccio anglosassone alla disciplina dei rapporti di lavoro).
Per le seconde, invece, effettivamente esiste l’ “effetto Brexit”. Le decisioni che verranno assunte potrebbero dunque avere, anche nel medio periodo, effetti importanti sulla non applicazione dei regolamenti, ponendo da subito interrogativi importanti alle aziende che ricorrono a risorse straniere o che distaccano i propri dipendenti all’estero e significative preoccupazioni, sul fronte pensionistico, ai lavoratori espatriati.
Last but not least, sarà di grande attualità il tema della libera circolazione dei lavoratori, che affonda le sue radici nei Trattati istitutivi dell’Unione Europea (che, ai sensi dell’art. 50 del Trattato sull’Unione Europea cessano di essere applicabili allo Stato che abbia receduto dall’Unione).
Nei prossimi numeri analizzeremo i principali ambiti giuslavoristici su cui incide l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, provando ad ipotizzare i futuri scenari e le maggiori criticità nella gestione internazionale delle risorse umane.

 

A cura di Antonella Negri e Arianna Colombo, membri Focus Team Healthcare e Life sciences di BonelliErede

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