Unimi e Novartis, parte il primo master in Pharmaceutical medicine

1500 ore tra lezioni e praticantato. Previsto anche uno stage di 3-4 mesi presso alcune sedi Novartis in Europa. Il corso della durata di un anno è rivolto ai laureati in discipline scientifiche, medicina e infermieristica con laurea specialistica. Inizio il 31 marzo 2017.

Ospedale Niguarda

31 marzo 2017 e 31 marzo 2018. Sono queste le date entro le quali sarà attivo il primo master internazionale in pharmaceutical medicine, voluto dall’Università degli Studi di Milano e da Novartis Pharma Italia. Il progetto è stato presentato oggi a Milano durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Guido Guidi, Head of Region Europe Novartis Pharma, Giuseppe Ramuzzi, Ordinario di Nefrologia Università degli Studi di Milano e Gianluca Vago, rettore di Unimi.

Il corso in lingua inglese e che avrà luogo presso l’Ircss Mario Negri di Bergamo, ha la durata di un anno ed è rivolto a laureati in discipline scientifiche (biologia e farmacologia), in medicina e infermieristica con laurea specialistica. Per entrare c’è uno sbarramento. Un bando pubblico aperto il 12 dicembre 2016 e con scadenza il 1 febbraio 2017 e un esame. Scritto (a scelta multipla) e orale. Il numero di studenti ammessi è dodici e per i primi tre della graduatoria sono previste altrettante borse di studio che coprono totalmente la tassa di iscrizione (4500 euro).
Il corso, nel suo complesso, prevede 1500 ore di formazione tra lezioni e stage. Infatti sono previsti circa 3 mesi di tirocinio presso le varie sedi Novartis in tutta Europa. Sei i moduli formativi. Introduzione alla ricerca clinica, requisiti etici e legali per lo sviluppo di programmi di ricerca, coordinamento e progettazione manageriale degli studi clinici, metodi statistici applicati alla ricerca farmacologica, comunicazione scientifica e sviluppo, processo e scoperta di nuovi farmaci.

Quello che si è voluto sottolineare con forza è l’aspetto internazionale di questo master. Non solo per la provenienza dei docenti (Olanda, Inghilterra e Irlanda), ma anche per l’ampio respiro che si vuole dare a questo progetto. “Il veder convergere in questo programma figure molto diverse che comprendono discipline molto differenti tra loro è un traguardo importante – ha dichiarato Vago – Sostengo da qualche tempo che il sistema universitario soffre per alcune gabbie regolative e normative che impediscono una formazione multidisciplinare. La formulazione del master ci garantisce maggiore flessibilità, consente di mettere insieme nelle stesse sedute ed esperienze di tirocini, competenze diverse tra loro senza dover rispondere alle gabbie normative dei corsi di laurea. Il sistema formativo non riesce a stare dietro ai cambiamenti formativi. O si va in questa direzione o il sistema perde la capacità di attrazione”.

Vari gli sbocchi occupazionali. Dall’accademia, all’industria farmaceutica, alle agenzie regolatorie ai comitati etici e ospedali. La chiave del successo di questo percorso verso il mondo del lavoro, secondo Ramuzzi, è la cooperazione tra le varie figure professionali. “Non si può fare ricerca senza infermieri. Le cose funzionano se si fanno insieme. Non possiamo lavorare lontano dall’industria. È finita l’epoca dei grandi trial. La differenza coi grandi trial sta nell’effetto del farmaco. Lo si vede solo su grandi numeri. Dobbiamo aiutare l’industria a non spendere fortuna in trial che nella maggior parte dei casi non portano a nulla di rilevante”.
Una nuova alchimia, quindi, tra mondo accademico e industria. Un matrimonio che negli anni è risultato sempre difficile per diffidenze reciproche. “L’università ha dimostrato una flessibilità rara”, ha dichiarato Guidi, plaudendo all’accordo raggiunto con la Statale.