L’uscita del Regno Unito dal coordinamento europeo dei sistemi previdenziali: quali nuovi scenari?

Brexit avrebbe, certamente, un impatto su questa fonte normativa e, in particolare, tra i regolamenti in materia lavoristica, su quello dedicato al coordinamento dei sistemi previdenziali. Il Regolamento ha lo scopo di porre in essere forme di armonizzazione e coordinamento, innanzitutto per supportare e rendere più agevole (e, dunque, effettiva) la libera circolazione dei lavoratori.

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I regolamenti comunitari, a differenza delle direttive, sono immediatamente efficaci (cd. self executing) in ciascun paese dell’Unione, senza, dunque, che sia necessario, per i singoli Stati aderenti, adottare atti normativi interni. Brexit avrebbe, certamente, un impatto su questa fonte normativa e, in particolare, tra i regolamenti in materia lavoristica, su quello dedicato al coordinamento dei sistemi previdenziali (Regolamento n. 883/2004).
Pur nel rispetto della normativa che presiede al sistema previdenziale nei singoli Stati (che presenta caratteristiche ben diverse quanto a costi sopportati dalle parti, modalità e termini delle prestazioni), il Regolamento ha lo scopo di porre in essere forme di armonizzazione e coordinamento, innanzitutto per supportare e rendere più agevole (e, dunque, effettiva) la libera circolazione dei lavoratori.
Il principio di parità di trattamento tra cittadini che operano in diversi Stati è enunciato chiaramente dal Regolamento.
Dal punto di vista pratico, ciò che maggiormente rileva, ovvero ciò che il Regolamento si propone come principale finalità, è che dalla circostanza che i lavoratori rendano prestazioni in paesi diversi non derivi loro un detrimento. Ed in tal senso operano sia la regola della totalizzazione dei periodi (per la quale i periodi di contribuzione maturati in un paese europeo sono tenuti in considerazione, ai fini del raggiungimento dell’anzianità contributiva e del calcolo delle prestazioni, anche in un altro stato membro), sia quella della esportabilità (che consente il trasferimento delle prestazioni sociali in ogni altro stato membro dove risiedano il beneficiario o la sua famiglia).
L’autonomia, poi, dei singoli Stati comporta il necessario coordinamento della legge applicabile: per evitare, da un lato, una doppia contribuzione – e, dunque, doppi costi – e, dall’altro, l’assenza di qualsiasi copertura. La scelta è di regola quella della legge del luogo in cui è stata eseguita la prestazione (cd. principio di territorialità), ma ancora una volta non mancano eccezioni, quali il distacco ipotesi infatti in cui è consentito, seppur per un periodo di tempo limitato, al lavoratore mantenere la previdenza nel paese d’origine, evitando così un inutile frazionamento della propria posizione previdenziale.
Con i Paesi extra-europei, invece, l’armonizzazione è stata attuata attraverso singole convenzioni internazionali tra i paesi interessati con regole sempre mirate ad evitare la doppia contribuzione o la totale assenza di tale protezione sociale.
In assenza di una convenzione, la tutela previdenziale dei lavoratori che operano presso paesi extra-comunitari è, invece, garantita, in Italia, dalla Legge n. 398/1987 che stabilisce l’obbligo di versare, comunque, i contributi in Italia, in aggiunta alla contribuzione eventualmente versata nel paese straniero, da calcolarsi sulla base di una “retribuzione convenzionale” determinata di anno in anno dal Ministero del Lavoro.
In questo scenario, la Brexit comporterebbe l’uscita del Regno Unito dal sistema di coordinamento europeo del sistema previdenziale e l’inapplicabilità del Regolamento: il tema dovrà essere certamente gestito. È ragionevole pensare che le soluzioni andranno verso un’adesione allo stesso Regolamento, ma se così non fosse il Regno Unito finirebbe per rientrare nel novero dei Paesi extra-europei non convenzionati, imponendo così ai datori di lavoro italiani una doppia contribuzione per gli espatriati in quel paese (con relativo aggravio di costi), nonché minori tutele per i lavoratori (tra cui il venir meno del principio di totalizzazione).

 

Antonella Negri e Arianna Colombo, membri Focus Team Healthcare e Life sciences di BonelliErede

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