Sanità, oltre 2 euro su 10 vengono sprecati: indispensabile recuperarli

A lanciare l’allarme la rivista The Lancet e l’Ocse: il sovra-utilizzo e il sotto-utilizzo di servizi e interventi sanitari hanno raggiunto proporzioni epidemiche, mettendo a rischio la sopravvivenza dei sistemi sanitari di tutto il mondo

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TAC e RMN per lombalgia e cefalea, antibiotici per infezioni virali delle vie respiratorie, densitometria ossea, test pre-operatori (ECG, Rx torace, ecostress) in pazienti a basso rischio, antipsicotici negli anziani, nutrizione artificiale in pazienti con demenza in fase avanzata e in pazienti oncologici terminali, catetere vescicale a permanenza, imaging cardiaco in pazienti a basso rischio, screening oncologici di efficacia non documentata (PSA, CA-125), tagli cesarei senza indicazioni cliniche.
Sono solo alcune degli esempi di sovra-utilizzo riportati da una serie di articoli “Right Care” pubblicati su The Lancet, in cui vengono messi in luce esempi di sprechi in sanità, sia in termini di sovra-utilizzo di interventi sanitari di efficacia non dimostrata e sotto-utilizzo di interventi sanitari efficaci. A fare eco anche il report dell’OCSE Tackling Wasteful Spending on Health, con esempi che convivono in tutti i sistemi sanitari a livello di popolazioni, percorsi assistenziali e singoli pazienti, che peggiorano esiti clinici, psicologici e sociali, determinando una impropria allocazione di risorse e generando sprechi evitabili.

Il messaggio è unanime: “I fenomeni di overuse e underuse di servizi e interventi sanitari (farmaci, test diagnostici, procedure chirurgiche, etc.) costituiscono oggi una vera e propria pandemia: oltre a mettere a rischio la sostenibilità di tutti i sistemi sanitari, sovra- e sotto-utilizzo non riflettono l’etica della medicina e della sanità, in quanto minano la possibilità di una copertura sanitaria equa e sostenibile e del diritto universale all’assistenza sanitaria”.
A ricordarlo è la Fondazione Gimbe che lo scorso giugno aveva presentato in Senato il Rapporto sulla sostenibilità del SSN 2016-2025: “La serie di The Lancet e il rapporto OCSE – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – sono perfettamente in linea con quanto riportato dal nostro rapporto. Secondo le nostre stime, infatti, in Italia circa 11 miliardi di euro l’anno vengono erosi da sovra- e sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie, a cui si aggiungono oltre 13 miliardi di euro relativi a frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, complessità amministrative e inadeguato coordinamento dell’assistenza”.

In particolare dal report Ocse emerge come la spesa sanitaria abbia ripreso a crescere nella maggior parte dei Paesi dell’Ocse, e che ogni 10 euro spesi in sanità sino a 2 vengono sprecati, in quanto non migliorano la salute e il benessere delle persone o addirittura li peggiorano: un’enorme opportunità dunque per recuperare preziose risorse ed aumentare il value for money. “Considerato che la maggior parte degli interventi sanitari si colloca in un’area grigia, dove il profilo rischio/beneficio non è così netto – continua Cartabellotta – è indispensabile prendere in considerazione le preferenze dei pazienti. Ecco perché è impossibile migliorare l’appropriatezza degli interventi sanitari senza un coinvolgimento di cittadini e pazienti attraverso il processo decisionale condiviso, strategia di efficacia documentata per ridurre sprechi, aspettative irrealistiche di malati e familiari e contenzioso medico-legale. Il processo di disinvestimento e riallocazione suggerito dal nostro Rapporto viene legittimato come strategia irrinunciabile per garantire la sostenibilità di tutti i sistemi sanitari, che richiede una vera e propria “chiamata alle armi” di tutti gli stakeholders del Ssn”.