La Brexit accelera e l’Italia si prepara ad ospitare l’Ema

A metà febbraio si attende la decisione del Parlamento inglese sulla Brexit, ma una decisione finale sulla nuova sede dell'Ema potrebbe non arrivare prima del 22-23 giugno se non addirittura il 19-20 ottobre.

Il giorno in cui il Regno Unito formalizzerà la propria volontà di recedere dall’Unione europea sembra ormai prossimo. Alla sentenza della Corte Suprema del 24 gennaio che ha stabilito che la notifica del recesso debba essere preceduta da un voto parlamentare, ha fatto infatti seguito la presentazione, a tempo di record (26 gennaio), di un disegno di legge (Bill) che, altrettanto velocemente (1 febbraio), è stato approvato dalla Camera dei Comuni a maggioranza schiacciante (498 voti a favore contro 114 contrari). Un esito analogo, anche se probabilmente suffragato da un consenso meno eclatante, ci si aspetta dalla Camera dei Lord, il cui voto è previsto nella seconda metà di febbraio, il che dovrebbe consentire al Regno Unito di notificare la propria intenzione di recedere dall’Unione europea il 9 marzo, data della prossima riunione del Consiglio europeo a Bruxelles.

Da quella data si avvieranno i negoziati per definire il quadro delle future relazioni con l’Unione, tuttavia è certo che dal momento in cui la volontà del Regno Unito di recedere dall’Unione europea sarà formalizzata, non sarà necessario attendere la fine dei negoziati per individuare la nuova sede delle Agenzie europee aventi attualmente sede a Londra (Ema ed Eba).
In particolare è previsto che la Commissione provvederà immediatamente a definire i criteri ai quali dovranno rispondere gli Stati che si candidano ad ospitare le nuove agenzie. È difficile ipotizzare che tali criteri possano essere molto diversi da quelli indicati nell’allegato alla dichiarazione congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione del 2012, laddove si prevede che i requisiti oggettivi di cui si trova a tener conto nello scegliere la sede delle agenzie sono l’accessibilità, l’esistenza di un’offerta educativa adeguata per i figli dei funzionari, l’accessibilità al mercato del lavoro, al regime previdenziale e all’assistenza sanitaria per i figli dei funzionari e per i componenti delle loro famiglie.
Ciò porterà, in tempi rapidi, a una prima scrematura delle candidature che verranno proposte dagli Stati membri (ad oggi 12 hanno anticipato la disponibilità ad ospitare una o più agenzie) e alla predisposizione di una shortlist da sottoporre al Consiglio europeo.
Sempre che la notifica del recesso avvenga al Consiglio europeo convocato per il 9 e 10 marzo, il tema della nuova sede delle agenzie londinesi con ogni probabilità sarà immediatamente posto all’ordine del giorno, anche se è del tutto ragionevole prevedere che una decisione finale sulle nuove sedi non verrà adottata prima della seduta del Consiglio europeo del 22-23 giugno, se non addirittura alla riunione convocata il 19-20 ottobre.

Nel frattempo l’Italia ha avviato una serie di iniziative in preparazione del dossier di candidatura, che ha individuato in Milano la città più idonea ad ospitare la nuova sede dell’Agenzia europea per i medicinali.
Gran parte del lavoro di approfondimento dei temi che troveranno riscontro e articolazione nel dossier di candidatura è stato svolto a livello locale da un team di esperti, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni milanesi e lombarde. Il Governo, per parte sua, ha dato vita ad una cabina di regia, in cui siedono i rappresentanti dei vari ministeri e degli enti locali coinvolti, per coordinare e assicurare la sinergia tra tutti i soggetti interessati e promuovere, con una sola voce, l’attività di advocacy a sostegno della candidatura italiana. Una candidatura che si presenta, almeno ai nastri di partenza, più forte di quella di altri Stati competitor, non foss’altro per la vocazione internazionale della città di Milano, per la sua baricentricità e facilità di accesso rispetto agli altri Stati membri dell’Unione, per la presenza di una scuola europea a pochi chilometri di distanza, per le molteplici opportunità offerte dal mondo del lavoro e, più in generale, per gli elevati standard che la pongono al vertice delle città europee per qualità della vita.

Ma la candidatura di Milano è forte anche delle possibili sinergie che il trasferimento della sede dell’Ema potrebbe generare con l’attività dell’Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa), anche in prospettiva della realizzazione di una Food and Drug Administration europea, per la qualità e la rilevanza economica della ricerca nel settore farmaceutico che vedono l’Italia ai primi posti per risorse investite in ambito europeo e per le risorse già stanziate in bilancio (59 milioni di euro in tre anni) da destinare in investimenti nel settore della salute, che potrebbero essere utilmente utilizzate per la costruzione della nuova sede dell’Ema. La procedura di selezione della nuova sede sembra ormai essere all’ultimo miglio. L’esito della competizione dipenderà anche molto dalla nostra capacità di vendere il sistema paese. Fingers crossed.

 

A cura di Vincenzo Salvatore, membro Focus Team Healthcare e Life sciences di BonelliErede

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