Dermatite atopica grave, buoni risultati per un nuovo farmaco biologico

Poco conosciuta, soprattutto nell’adulto, non riguarda solo la pelle ma ha implicazioni sistemiche e un forte impatto sulla qualità della vita. Dal recente congresso dell’American Academy of Dermatology arrivano promettenti prospettive di trattamento

Buone notizie sul fronte della dermatite atopica grave. Uno studio di fase 3 condotto sul farmaco sperimentale dupilumab sviluppato da Sanofi e Regeneron Pharmaceuticals ha infatti dato risultati incoraggianti per chi soffre di questa malattia. I risultati di Chronos, questo il nome dello studio, sono stati presentati al congresso annuale dell’American Academy of Dermatology, conclusosi di recente a Orlando, e vanno a sommarsi a quelli di altri due importanti studi: Solo-1 e Solo-2. Lo studio, della durata di un anno, ha mostrato come i pazienti adulti con dermatite atopica da moderata a grave non adeguatamente controllata, trattati con il farmaco sperimentale dupilumab associato a corticosteroidi topici, abbiano ottenuto un significativo miglioramento della malattia rispetto all’utilizzo dei soli corticosteroidi topici, in termini soprattutto di miglioramento delle lesioni cutanee e della gravità complessiva della malattia e riduzione del prurito, con ricadute positive dirette sulla qualità di vita.

Oggi la dermatite atopica è ancora una malattia poco conosciuta che compromette la qualità della vita di chi ne è affetto. Soprattutto a causa del prurito intenso, talvolta incontrollabile che la accompagna che causa problemi di sonno e conseguenze anche di tipo professionale e sociale. Oltre ai ricorrenti problemi di insonnia dovuti al prurito, sono diverse infatti le attenzioni e le rinunce che chi ne è affetto deve mettere in atto nella sua vita quotidiana: in ciò che indossa, nelle sostanze con cui entra in contatto e a cui si espone. Sul fronte psicologico i soggetti più gravi sono affetti da stress, frustrazione, senso di discriminazione e sfiducia in se stessi. Gli effetti più ricorrenti sono imbarazzo e disagio nei confronti del prossimo che possono sfociare in paura del confronto e del giudizio dell’altro.

“Abbiamo numerose evidenze dell’impatto psico-emotivo della dermatite atopica grave a carico del paziente e dei conseguenti costi sociali – precisa Annalisa Patrizi, professoressa ordinaria e direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venerologia, e della Dermatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, Policlinico S. Orsola –inoltre, il prurito continuo e incontrollabile incide fortemente sui livelli di stress e sulla perdita di sonno, con ripercussioni sull’efficienza, la produttività e la presenza sul lavoro. Tutte limitazioni che toccano anche la sfera relazionale e sociale, generando un forte disagio nel contatto con gli altri, fino a giungere a un diffuso senso di frustrazione e discriminazione”.

“Si tratta della più frequente malattia infiammatoria della pelle e in Italia riguarda circa il 2-5% della popolazione adulta – afferma Giampiero Girolomoni, professore di Dermatologia e Venereologia dell’Università di Verona – specie nella sua forma grave, è fondamentale andare oltre il trattamento cutaneo per agire su suo impatto sistemico”.

Da un’indagine svolta da Sanofi Genzyme insieme all’agenzia Stethos risulta che i pazienti adulti con dermatite atopica afferenti ai centri specialistici di dermatologia sono oltre 35.500, di cui 7.721 presentano la malattia nella sua forma grave.  Lo scenario terapeutico attuale per la cura della dermatite atopica offre soluzioni topiche ed emollienti che intervengono sul prurito e sulla gestione della secchezza cutanea, terapie con costi spesso a carico del paziente. Le terapie sistemiche esistenti, indicate in pazienti gravi che non rispondono ai precedenti trattamenti a livello cutaneo, presentano effetti collaterali di una certa rilevanza oltre che richiedere un’attività di monitoraggio attento e continuativo. In questo contesto l’arrivo di un nuovo farmaco in grado di gestire le forme più gravi della malattia è molto incoraggiante. Negli Stati Uniti il farmaco è stato sottoposto a un percorso accelerato di approvazione da parte della Fda visto i buoni risultati ottenuti e dovrebbe già arrivare nel corso dell’anno. Mentre in Europa dovrà ancora essere sottoposto a revisione dell’Ema.