Reazioni avverse, su 25 mila segnalazioni solo il 16% da parte di farmacisti

Con riferimento al triennio 2014-2016, a far presente i rischi collaterali dei medicinali sono soprattutto i medici (75%). A fare il punto della situazione è stato Enrico Magni direttore della società GK Pharma Consultants durante la IV edizione di “FarmacistaPiù”

Su quasi 25mila segnalazioni di reazioni avverse da farmaci (ADRs) censite  nel  periodo 2014-2016 da Asgenia (società di servizi per la farmacovigilanza di Assogenerici)  il 75% (per un totale di 18.211) è risultato provenire da medici contro un 16% di segnalazioni giunte da farmacisti (3.867 in numeri assoluti) e un 7% proveniente da altri operatori sanitari (1.664 segnalazioni).

A tracciare il bilancio è stato Enrico Magni, esperto in ricerca clinica, direttore della società GK Pharma  Consultants e consulente scientifico Assogenerici e Asgenia , nella relazione al convegno sul ruolo del farmacista territoriale nella farmacovigilanza organizzato sabato 18 marzo a Milano, nell’ambito della IV edizione di  “FarmacistaPiù”, appuntamento annuale per i farmacisti italiani promosso dalla Fofi.
Per quanto riguarda in particolare le ADRs segnalate dai farmacisti, le reazioni avverse sono state 1.804. Delle prime, ben l’82% (1.482 in numeri assoluti) sono giunte dai farmacisti della Regione Lombardia, risultati in questa parziale graduatoria protagonisti assoluti dell’attività di segnalazione, in un panorama che vede i farmacisti decisamente poco attivi sul fronte della farmacovigilanza.
“La normativa vigente – ha ricordato  Magni – prevede l’obbligo di segnalare tempestivamente le sospette reazioni avverse da farmaci e  vaccini.  In particolare,  le sospette reazioni avverse da medicinali vanno segnalate entro due giorni (36 ore nel caso di farmaci biologici)  da quando il medico o l’operatore sanitario ne viene a conoscenza. Disponiamo di una rete di farmacovigilanza complessa ed efficiente nell’ambito della quale, però è necessario segnalare di più e segnalare meglio”, ha proseguito Magni, riassumendo le principali criticità rilevate dall’analisi delle schede di segnalazione. “Gli errori più frequenti – ha spiegato  – riguardano l’anagrafica del  paziente o l’individuazione della tipologia di reazione avversa (es. ospedalizzazione o morte non sono ADRs, tranne la morte improvvisa, ndr.). Ma spesso si registra anche l’inserimento in rete di segnalazioni che riguardano Adr avvenute anche diversi anni prima”.

Da una analisi realizzata su cento schede di segnalazione – ha riferito ancora Magni  – è emersa ad esempio una percentuale di errori del 58%: il 30% relativi ai test di laboratori;  il 22% ad eventi medici importanti (compresi cioè nella Ime list redatta dagli esperti di Eudravigilance, la rete di Farmacovigilanza europea, ndr.), erroneamente classificati come “non gravi”; il 18% a discrepanze tra data di inserimento e data dell’Adr.