Hpv, sotto accusa il servizio di Report su Rai3

A seguito della trasmissione andata in onda ieri sera su vicende poco chiare intorno al vaccino del papillomavirus, si scatenano le proteste del mondo scientifico, accademico e politico. E Sigfrido Ranucci difende il suo operato di giornalista

I casi di reazioni avverse al vaccino anti papilloma virus (Hpv), collegato all’insorgere del tumore al collo dell’utero, sono stati sin qui “sottovalutati”. È questo, in sostanza, il tema guida del servizio di Report andato in onda ieri sera e immediatamente finito al centro delle polemiche.
L’Italia è stato il primo Paese europeo a introdurre il vaccino – ne esistono due tipi, di due diverse case farmaceutiche – ma ottenere la segnalazione di un’eventuale reazione avversa, secondo il reportage, sarebbe estremamente difficile, nonostante il medico curante per legge sia obbligato a farla entro 36 ore: in ogni caso, i dati dell’Aifa e quelli delle varie Regioni non sarebbero omogenei.

Dopo aver sottolineato, per bocca del conduttore Sigfrido Ranucci, di “non essere contro l’utilizzo dei vaccini”, Report ha dato spazio a voci ‘pro’ e ‘contro’ il vaccino anti Hpv e ricordato come gravi effetti collaterali indesiderati sono stati denunciati in diversi Paesi come Francia, Gran Bretagna e, soprattutto, Danimarca: qui in un reclamo al mediatore europeo, l’Ema (Agenzia europea del farmaco) è stata accusata di “scarsa trasparenza” e “sottovalutazione” del fenomeno. Ma esiste uno studio della stessa
Ema, citato in trasmissione, che nega l’esistenza di legami provati tra la somministrazione del vaccino e le reazioni avverse denunciate.

Intanto, però, il servizio targato Rai ha scatenato reazioni violente da parte di medici e politici, a partire dal presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Walter Ricciardi, ed anche il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. “È bello finire settimana iniziata con antiscientificità a @Montecitorio con sospetti faziosi a @report rai3. Viva servizio pubblico italiano”, afferma Ricciardi su twitter.


“Mentre tornano a far paura malattie debellate da decenni – afferma Bonaccini in un tweet – a causa di stregoni da web e disinformazione sui vaccini, ci mancava solo #report”. E interviene anche il noto medico pro-vaccini Roberto Burioni che, sempre via twitter, sottolinea che “libertà non è poter dire ‘c’è una bomba allo stadio‘. Report ha diffuso allarme su Hpv senza basi scientifiche. Servizio pubblico”.

Burioni ha anche rincarato la dose. “Se un giornalista ospitasse le opinioni di un violento che sostiene che le donne si devono picchiare, avrebbe sulla coscienza i femminicidi”. Il Papillomavirus umano Hpv “è il peggiore femminicida in circolazione nel nostro Paese: con il cancro che provoca, nel 2017 ucciderà solo nel nostro Paese 2900 donne”. Quindi “ieri sera, in un programma trasmesso sul nostro servizio pubblico, si è irresponsabilmente fatto qualcosa che favorisce la circolazione un simile assassino. Diffondere la paura – continua il virologo – raccontando bugie è un atto grave e intollerabile. È abusare in maniera perversa della libertà di opinione. È come gridare ‘c’è una bomba’ in uno stadio affollato per vedere la gente che fuggendo calpesta i bambini. Diffondere la paura raccontando bugie è quello che ha fatto ieri sera la trasmissione di Rai3 Report dedicata al vaccino contro il Papilloma virus, il primo vaccino contro il cancro che l’uomo è riuscito a inventare. Un vaccino sicuro e di una formidabile efficacia, a differenza di quanto fatto affermare senza contraddittorio in televisione”.

Ranucci non ci sta e replica altrettanto duramente: “Report non ha mai messo in dubbio l’utilità dei vaccini né ha fatto alcuna campagna contro: chi lo asserisce non ha visto la trasmissione. Ho detto subito, all’inizio della puntata, che i vaccini sono utilissimi, rappresentano la scoperta più importante per la prevenzione negli ultimi trecento anni. Io stesso mi vaccino e ho fatto vaccinare mia figlia. Abbiamo parlato – spiega il giornalista – di come funziona la farmacovigilanza: entro 36 ore le eventuali reazioni avverse ai vaccini vanno segnalate, ma questo non sempre accade e lo dimostrano le testimonianze che abbiamo raccolto. E abbiamo dato conto del reclamo presentato da alcuni scienziati danesi, relativo al vaccino contro il papilloma virus, che è stato accolto dal Mediatore europeo, un organo pubblico che ha il compito di vigilare anche sui metodi con cui entrano sul mercato i vaccini. Ho anche detto chiaramente che l’unico modo per zittire chi è contrario ai vaccini è proprio una maggiore trasparenza e la lotta alla corruzione”. Ranucci ci tiene anche a sottolineare che “i docenti e gli esperti intervistati sono tutti professionisti accreditati, che Burioni è stato contattato a gennaio dalla redazione di Report per avere un suo parere, ma non ci ha mai risposto. Ugualmente sono stati contattati, ma non hanno accettato di intervenire, l’Aifa, l’Istituto superiore di Sanità e il ministero della Salute. Abbiamo invece intervistato i responsabili dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco”. Nella precedente puntata Report “ha parlato delle macchine per la termoablazione fuori norma: il giorno dopo sono stati sequestrati ben quattrocento dispositivi. Abbiamo tutelato i pazienti – sottolinea Ranucci – ma nessuno ne parla”.

Tramite l’Agi interviene anche il farmacologo Silvio Garattini: “Serve una farmacovigilanza più attenta, seria e attiva. Il vaccino Hpv che agisce contro il virus è efficace, però ancora non sappiamo quanto poi, effettivamente, il suo risultato finale lo sia. Per vedere se i tumori diminuiranno ci vorranno anni. Per il vaccino Hpv quindi, bisogna stare attenti e vedere bene gli effetti collaterali. In questo caso – sottolinea Garattini – c’è una grave carenza perché gli effetti collaterali vengono raccolti sulla base di rapporti spontanei e non su ricerche specifiche. Sono persuaso dunque, che ci voglia una farmacovigilanza attiva per vedere bene quali siano gli effetti tossici. I benefici sono quelli che sono ma dobbiamo capire le conseguenze tossiche e in questo, ritengo che non si stia facendo ancora un lavoro sufficiente. Ma sia chiaro, succede anche con i farmaci in generale. Io sono convinto che manca una farmacovigilanza seria”.

In tarda serata interviene anche l’Ema per bocca di Enrica Alteri, a capo della divisione che si occupa delle valutazioni per i farmaci a uso umano dell’agenzia europea per il farmaco: “L’intervista lo scorso febbraio è durata più di un’ora e mezzo e ho discusso ampiamente tutti i punti di vista e le critiche. Nel servizio sono stati invece incollati una serie non di fatti ma di punti di vista scollati tra di loro per una storia che non ha né capo né coda. Non esiste una medicina sicura al 100% – racconta Alteri – ogni medicina ha una serie di reazioni avverse, quello che è importante è stabilire il rapporto rischio-beneficio e che il beneficio sia largamente maggiore dei rischi piccoli o grandi. È importante anche rassicurare sul fatto che non tutti gli effetti avversi registrati sono correlati ai farmaci”.