Ema, possibile che Londra voglia tenersi le agenzie europee?

A rivelare le intenzioni di Londra di tenersi strette le agenzie è stato il Financial Times. Il segretario britannico per la Brexit, David Davis si oppone allo spostamento delle due authority.

Colpo di coda da oltremanica. Il Regno Unito ci prova e per bocca del segretario britannico per la Brexit, David Davis, fa sapere che Ema (Autorità europea per i medicinali) ed Eba (Autorità bancaria europea), resteranno dove sono. Lo ha riferito il Financial Times aggiungendo che questa intenzione non stupisce quanti lavorano nella sede dell’Agenzia del farmaco a Canary Warf, a Londra. A quanto apprende l’AdnKronos Salute, infatti, in Ema c’è l’idea che la posizione di Londra “resti quella di sempre: tutti vogliono il meglio”, ed è chiaro perché in Gran Bretagna si vogliano conservare le sedi delle due agenzie. “Una posizione già annunciata e che non stupisce chi vive qui”, sostengono insomma dall’Agenzia europea del farmaco, diretta da Guido Rasi. “Ora la negoziazione sarà politica”, spiegano, aspettando ulteriori sviluppi dopo che l’Unione europea ha ribadito l’intenzione di assegnare la sede a un Paese membro.

“E’ una cosa che non sta né in cielo né in terra”. Così Gianni Pittella, presidente del gruppo S&D (Socialisti e Democratici) nel Parlamento Europeo, commenta l’ipotesi che Londra possa tenersi le due agenzie. “E’ una follia – dice all’Adnkronos il presidente del secondo gruppo dell’Aula di Strasburgo – solo immaginare che il Regno Unito, una volta non più membro dell’Ue, possa mantenere le agenzie comunitarie. Ovviamente – conclude Pittella – i britannici sono liberi di mettere sul tavolo negoziale ciò che vogliono ma, per quanto ci riguarda, la discussione è chiusa prima di cominciare”.
I negoziati apriranno a breve e l’Inghilterra spinge per allungare i tempi di trattativa e posticipare, per quanto possibile, il trasferimento delle due agenzie. Secondo quanto rivela Emanuele Bonini su La Stampa, sull’Eba potrebbe pesare il diritto di “prelazione” del Lussemburgo che gioca “in punta di diritto”. Infatti secondo l’articolo 10 del Trattato di fusione del 1965, i governi degli Stati membri “sono disposti ad installare o a trasferire a Lussemburgo, purché ne sia garantito il buon funzionamento, altri organismi e servizi comunitari, segnatamente nel settore finanziario”.
In tarda serata è arrivata la risposta di Guy Verhofstadt, capo negoziatore del Parlamento Europeo per la Brexit: “è ovvio che Ema ed Eba dovranno lasciare il Regno Unito non appena la Brexit sarà una realtà. Questo è un dato di fatto. I negoziati su dove saranno poi localizzate saranno fatti dai 27, senza il Regno Unito”.
Una bella lotta.