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Farmaci veterinari tra antibiotico-resistenza e prezzi poco accessibili

Il G7, presieduto quest’anno dall’Italia, si occupa dell’uso di antibiotici negli allevamenti, cercando strategie condivise per arginare l’avanzata dei “superbatteri” resistenti. Il Parlamento italiano prova a modificare le norme che regolano la prescrizione dei farmaci destinati agli animali da compagnia, con l’obiettivo di limitare la spesa. Due questioni, solo apparentemente slegate, che certificano un dato: la salute animale e i farmaci veterinari sono a pieno titolo nell’agenda politica.
Sul fronte dell’antibiotico-resistenza, a metà marzo è in calendario a Roma un incontro dei capi dei servizi veterinari dei Paesi del G7. L’obiettivo? Impegnarsi per un uso prudente degli antibiotici e promuovere condizioni di benessere, perché animali in salute hanno meno bisogno di farmaci. Magari provando anche a ridurre le distanze tra Usa ed Europa su una delle questioni più spinose: l’impiego di antimicrobici negli allevamenti come “promotori di crescita”, vietato nel Vecchio Continente e ancora consentito Otreoceano.
La discussione “interna” sui costi dei farmaci veterinari, spesso anche 10 volte più cari di quelli per l’uomo, si concentra invece su due proposte di legge all’esame del Senato. Iniziative che puntano ad agevolare il ricorso ai più economici farmaci ad uso umano, soprattutto generici, in alternativa a quelli specifici registrati per gli animali. Un’apertura che, nel caso degli antimicrobici, può indebolire la lotta all’antibiotico-resistenza, sostengono i medici veterinari.

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