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Il miglior posto di lavoro? C’è il certificato ma non la classifica

Tutti sul podio ma – a ben vedere – un vero podio non c’è. Puntuali come treni svizzeri, ogni anno molte e importanti aziende farmaceutiche esibiscono nelle proprie bacheche (e nei comunicati stampa) il primato del miglior posto al mondo per lavorare, citando le valutazioni di importanti istituti come Top Employers o Great Place to Work. Valutazioni, appunto, certificazioni, note di merito e targhe ricordo che però non necessariamente identificano (almeno nel primo caso) classifiche e ranking di sorta. Proprio Top Employers, con un’apposita cerimonia, ha presentato i risultati della survey annuale che raggruppavano una sorta di top ten delle aziende con le medie punteggio più alte in fase di certificazione. È scattata subito, quindi, la corsa all’autopromozione da parte delle società citate, sbandierando presunte posizioni di vertice. Peccato che la classifica, in realtà, non esista. L’istituto certificatore precisa che la classifica non è ufficiale e che ogni informazione a essa relativa è strettamente riservata. Contestualmente, inoltre, sono state premiate anche altre aziende da parte di un altro istituto di certificazione chiamato Great Place to Work che, invece una classifica l’ha compilata. A pesare tra i criteri di valutazione dei due istituti i benefit che le compagnie danno ai dipendenti: riduzioni iscrizioni asili nido per i figli, auto aziendali, smart working e orari flessibili. Intanto lo studio condotto dalla società di consulenza Willis Towers Watson rivela che i Ceo italiani sono i più pagati al mondo con uno stipendio lordo di 200 mila euro l’anno.

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