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Come ti cerco la startup: le mosse di open innovation delle aziende pharma e medtech

Quanto più complesse si fanno le sfide della salute, tanto più insufficienti si rivelano le risposte partorite all’interno delle aziende. Ecco perché pharma e biotech vanno in cerca di soluzioni al di fuori del proprio perimetro facendo open innovation. Sì, ma esistono mappe per navigare questo mare magnum? In Italia, per ora, si procede a vista. La maggior parte delle imprese si sta attrezzando a modo suo per entrare in contratto con startup e spinoff. C’è chi fa accordi con accademie, incubatori e intermediari. Chi lancia eventi per conoscere nuove imprese e agevolarle nelle prime fasi di vita. O ancora, chi ha già iniziato a fare investimenti.
Una piattaforma che raccolga tutti i progetti innovativi in circolazione nell’healthcare non esiste, anche se tentativi parziali di sistematizzare ci sono, come dimostrano i database realizzati da Assobiomedica, Italia Startup, Netval e Sif. Per il momento, l’arma numero è il networking, ovvero il fare rete con università, incubatori di startup, acceleratori e intermediari di vario tipo (banche, imprese di consulenza…) e partecipare a eventi in giro per il mondo che mettono in mostra le realtà più all’avanguardia. Per esempio, spiega Eugenio Aringhieri, ad di Dompé, l’interazione è “con circa duecento centri di ricerca distribuiti principalmente in Usa, Europa e Giappone. Gli accordi possono prevedere lo sfruttamento di tecnologie proprietarie o, in alcuni casi, l’acquisizione di diritti, come avvenne nel 2011 con l’acquisizione di Anabasis”. Spesso ci si rivolge a “innovation broker”, intermediari dell’innovazione che ricercano soluzioni a misura. Tra le aziende che ricorrono a quest’approccio c’è Medtronic. “Quando vogliamo individuare nuove tecnologie su cui investire, spesso lavoriamo con un network globale di contatti che comprende anche private banker e venture capitalist”, dice l’amministratore delegato Michele Perrino di Medtronic Italia.
A proporsi come mediatori talvolta sono le stesse associazioni di imprese o società scientifiche. Per esempio, Assobiotec promuove BioInItaly Investment Forum e l’Afi ha in programma per il suo 57esimo Simposio (a Rimini dal 7 al 9 giugno) l’iniziativa Piazza delle startup.

C’è poi chi tenta di trasferire una fetta di questo ecosistema in strutture interne create appositamente. È il caso di ZCube, il “research venture” creato dal gruppo Zambon nel campo delle scienze della vita. Fatta eccezione per la scoperta di nuovi farmaci, è uno spazio che accoglie startup che spaziano dai sistemi hi-tech per la somministrazione di farmaci ai big data, dai wearable per malattie croniche ai device diagnostici. L’investimento diretto è, naturalmente, uno dei punti di arrivo del rapporto tra azienda matura e startup. Sono moltissime le compagnie che lo hanno già fatto e che intendono intensificare questa . “Insieme al Club Santé, l’organizzazione delle aziende francesi dell’ambito healthcare che operano in Italia, intendiamo identificare startup italiane interessanti e investire su di loro”, confida il managing director Italy di Ipsen, Thibaud Eckenschwiller. Gsk nel 2010 ha preso in licenza sette terapie geniche del Tiget, la partnership tra San Raffaele e Telethon. Nel 2013 Menarini ha rilevato la biomed Silicon Biosystems. Medtronic si è segnalata negli ultimi anni per l’acquisto di imprese già di medie dimensioni, tra cui Invatec, Ngc e Bellco. Sergio Dompé, nel 2016, ha investito in prima persona (attraverso il veicolo rDNA) 10 milioni di euro su Movendo Technology, uno spinoff dell’Istituto italiano di tecnologia che sviluppa robotica avanzata per la riabilitazione.

Un’altra modalità per introdursi nel pianeta open innovation è l’organizzazione di eventi per sostenere la nascita e la crescita di startup. Bayer, per esempio, ha lanciato a livello globale Grants4Apps, un programma per supportare startup che sviluppano tecnologie digitali a servizio delle scienze della vita. Grants4Apps Italy, la declinazione italiana del programma, ha previsto anche l’organizzazione di meetup per coinvolgere team di innovatori, il lancio di un portale online (grants4apps.it) e un osservatorio delle startup italiane che realizzano soluzioni digitali per il life science.
Merck Serono, in Italia, ha organizzato nel 2016 Merck for Health, in partnership con l’incubatore H-Farm, in cui ha chiesto a giovani talenti di proporre progetti digitali in tema healthcare.
BioUpper è una piattaforma italiana di training e accelerazione che supporta nuove idee di impresa nel campo delle scienze della vita. Nato dalla partnership tra Novartis e Fondazione Cariplo, in collaborazione con PoliHub e con la validazione scientifica di Humanitas, si rivolge ad aspiranti startupper con progetti innovativi e li accompagna in un percorso composto da training per tradurre le proprie idee in modelli di business, accelerazione per disegnare un business plan, networking con potenziali investitori, professionisti e fondi: i tre team vincitori vincono fondi per 150 mila euro complessivi da spendere per far muovere i primi passi alla startup.
Sanofi invece, ha progettato diversi format per agevolare la contaminazione con l’ecosistema mixando finalità di comunicazione ad altre di innovazione aperta: #MeetSanofi, un talk show in cui le nuove imprese si confrontano su temi specifici; #MaketoCare, contest per realizzare soluzioni per persone con disabilità; #TakeCare, un “bootcamp” che ha coinvolto team di lavoro formati da pazienti con sclerosi multipla, startupper, medici e infermieri per trovare innovazioni che rispondessero ai bisogni di chi convive con questa patologia; Tech for health, un contest globale dedicato alle startup nel settore life science, italiane incluse.

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