Febbraio non è più un mese freddo, bensì caldissimo. Non tanto per il mutare delle stagioni, quanto perché il termometro della Sanità italiana registra temperature bollenti. Ci riferiamo ai giorni che portano da subito al 30 aprile, data nella quale – si spera – sarà concordato il nuovo Patto della salute, quello riferito al periodo 2013-2015. La bozza del Patto così come è stata voluta dal Ministro Renato Balduzzi, è già trapelata e si sviluppa su quattro punti: attuare le norme della manovra Tremonti, assicurare continuità al precedente Patto della salute, affrontare il tema del finanziamento per investimenti del Servizio sanitario nazionale per garantire manutenzione e adeguamento strutturale e tecnologico delle strutture edilizie, prendere decisioni sui nuovi Lea, visto che siamo rimasti fermi a quelli fissati nel 2001. La bozza entra ovviamente sui temi della spesa farmaceutica, fissa i contenuti economici e sottolinea che l’obiettivo di riduzione della spesa
sarà realizzato anche attraverso la chiusura oppure riconversione dei piccoli ospedali entro il 31 ottobre 2013.
Interessante soprattutto notare le logiche che sostengono le modifiche di spesa farmaceutica. Qui si parla di rimodulazione dei tetti e di nuovi
criteri di rimborsabilità in ambito appropriatezza, entrambi basati su ipotesi dell’Aifa. Rimodulazione: nella bozza ministeriale, la spesa farmaceutica territoriale si abbassa al 12,1% (l’onere dello sfondamento è tutto a carico della filiera), mentre quello dell’ospedaliera cresce fino al 3,6% (qui l’onere dello sfondamento si divide: a carico della filiera il 35%, a carico delle Regioni il restante 65%); il tetto di spesa per i dispositivi medici dovrebbe essere fissato al 5,2% (l’onere di sfondamento è a carico delle Regioni). Per incrementare l’appropriatezza dell’uso dei farmaci, le nuove parole d’ordine sembrano essere payment by results, cost sharing e risk sharing, che potrebbero diventare i nuovi i criteri di rimborsabilità. Criteri (già testati in ambito oncologico) che dovrebbero assicurare equilibrio tra innovazione
e compatibilità economica e che si basano su principi nuovi: rimborsabilità condizionata alla verifica dell’uso appropriato di un farmaco all’interno di un sistema centralizzato di monitoraggio; presenza di biomarker, cioè di indicatori specifici di predittività della risposta, che rende possibile individuare correttamente la popolazione dei soggetti potenzialmente responsivi; in assenza di biomarker specifici possono comunque essere applicate tipologie di rimborso condizionato, variabili da farmaco a farmaco. Il tutto sembra suggerire: signori si cambia. Sarà possibile impostare questo cambio di passo senza penalizzare i soggetti complessivi della filiera? Sarà la volta buona per metter mano anche all’incapacità strutturale di avere costi certi, controllati e verificati da parte di tutti i soggetti?
Il cammino che porta al patto vedrà in queste settimane il confronto a distanza tra Ministero della Salute e Regioni. Queste ultime si sono già
incontrate in gennaio, stabilendo una road map serrata che vede la suddivisione di aree su cui sviluppare analisi e stabilire proposte: a tal fine la Lombardia si sta occupando di analizzare il fabbisogno economico per il triennio, il Veneto lavora su Ssn e dispositivi medici, la Toscana si sta concentrando sulla spesa farmaceutica, la Campania sui piani di rientro. Entro il prossimo 30 aprile le Regioni dovranno fissare una propria posizione condivisa e presentare un documento su cui trovare l’intesa con il Ministro Balduzzi su come “rilanciare” la sostenibilità della Sanità italiana, “spalmando” tagli e identificando elementi di ripresa in termini di efficacia dell’assistenza ed equilibrio delle risorse, in caso contrario sarà il Governo a decidere dove intervenire sul piano di contenimento. Mesi caldissimi, dicevamo. Prepariamoci…