Animali esotici da compagnia: la lista della discordia

Pubblicato il: 29 Luglio 2022|

I cani e gatti non sono gli unici amici degli uomini. In molte case sono entrate tartarughe, furetti, pappagalli, maialini vietnamiti e persino tigrotti. Sebbene più insoliti, molti di questi animali sono diventati accompagnatori degli uomini ma non tutti vengono considerati “da compagnia”. La definizione è ancora molto eterogenea nell’Unione europea, ma i vari Stati membri sono orientati a uniformare la classificazione e ad adottare regole uguali per tutti. L’armonizzazione della normativa nasce innanzitutto dall’esigenza di tutelare la salute non soltanto degli animali ma anche dei loro accompagnatori, oltre alla perdita della biodiversità. Soprattutto dopo la pandemia Covid-19, si registra una maggiore attenzione alle malattie che possono essere trasmesse dagli animali agli uomini, perciò in Ue si è deciso di regolamentare il commercio e la detenzione delle varie specie animali. La commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, ha ribadito che l’Ue è consapevole “dei vari rischi posti dagli animali selvatici tenuti come domestici e ha già in vigore regole sulla salute umana ed animale che si basano su standard internazionali per impedire la diffusione di malattie”. La questione più spinosa riguarda la lista degli animali esotici che possono essere tenuti come domestici. Si tratta di una delle ipotesi avanzate da alcuni ministri dell’agricoltura Ue che hanno chiesto di aprire un dibattito, durante l’ultimo Consiglio sull’Agricoltura e pesca a Bruxelles. “Dobbiamo vedere se un elenco è una soluzione migliore”, ha aggiunto la Kyriakides che si è impegnata a “raccogliere evidenze scientifiche” e “preparare una valutazione di impatto” per “considerare il percorso regolamentare più efficace”.

Un problema sanitario ed economico

La regolamentazione della detenzione e del commercio degli animali esotici è da tempo nell’agenda europea. Si tratta principalmente di un tema legato alla salute pubblica ma non solo. La dimensione del mercato sta diventando rilevante: ci sono circa 500 milioni di animali esotici in Europa e quasi tre milioni di nuovi esemplari entrano in Italia ufficialmente ogni anno, anche se il “non censito” si attesta sul 140-160%, secondo uno studio pubblicato da Animal advocacy and protection (associazione animalista olandese, membro di Eurogroup for Animals) citato da Lav. Questi animali fanno parte di 200 specie diverse, dice Lav, molte delle quali considerate ad alto rischio estinzione in natura e generano un fatturato di circa 100 milioni di euro l’anno. Un animale esotico su sette, del campione preso in esame da Aap, e un animale selvatico su due presentava zoonosi trasmissibili all’uomo.

La legislazione europea

La legge di riferimento è il Regolamento (UE) 2016/429 relativo alle malattie animali trasmissibili che ha come obiettivo proprio la prevenzione e il controllo delle malattie animali che possono essere trasmesse ad altri animali o esseri umani. La normativa in materia di sanità animale fa parte di un pacchetto di misure proposto dalla Commissione europea (2007-2013) per potenziare l’applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza nell’intera filiera agroalimentare e contiene norme riguardanti le malattie per tutti gli animali detenuti (compresi, in alcuni casi, gli animali da compagnia), gli animali selvatici e i prodotti di origine animale, sia terrestri sia acquatici. In particolare, il Regolamento prevede l’organizzazione in base a priorità e la classificazione delle malattie che suscitano preoccupazione in Ue e l’attribuzione delle responsabilità in materia di sanità animale; l’identificazione precoce, la notifica e la comunicazione delle malattie, la sorveglianza, i programmi di eradicazione e lo status di indenne da malattia; la presa di coscienza, la preparazione e il controllo delle malattie; la registrazione e il riconoscimento degli stabilimenti e dei trasportatori, i movimenti e la tracciabilità degli animali, del materiale germinale e dei prodotti di origine animale nell’Unione; i movimenti a carattere non commerciale degli animali da compagnia introdotti in uno Stato membro da un altro Stato membro o da un paese terzo o territorio; le misure di emergenza da adottare in caso di una situazione di emergenza riguardante una malattia.

La legislazione italiana

In Italia questo regolamento è stato recepito lo scorso anno con la legge delega 22 aprile 2021 n. 53 che all’articolo 14 detta “Principi e criteri direttivi per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/429, relativo alle malattie animali trasmissibili e che modifica e abroga taluni atti in materia di sanità animale (Normativa in materia di sanità animale)”. Il testo definisce che il Governo deve adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per l’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento (UE) 2016/42 del Parlamento europeo e del Consiglio. A maggio di quest’anno, il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio Mario Draghi e dei ministri competenti, ha approvato, in esame preliminare, dieci decreti legislativi di attuazione di disposizioni europee, tra i quali anche le disposizioni di attuazione del Regolamento (UE) 2016/429, in materia di commercio, importazione, conservazione di animali della fauna selvatica ed esotica e formazione per operatori e professionisti degli animali, anche al fine di ridurre il rischio di focolai di zoonosi, compresa l’introduzione di norme penali volte a punire il commercio illegale di specie. Il decreto (Atto 383) ha introdotto le norme relative all’adozione di principi e criteri direttivi specifici per quanto riguarda gli animali selvatici ed esotici detenuti in cattività e gli animali da compagnia. In particolare, per quanto riguarda gli animali selvatici, il testo ha definito le disposizioni e i vincoli per i detentori di questi esemplari, rimandando a un apposito decreto interministeriale la definizione dei criteri da applicare nell’individuazione delle specie da considerare selvatiche. Ha, inoltre, introdotto la formazione per operatori e proprietari o detentori di animali selvatici, esotici e da compagnia (articolo 9).

Legge 53–2021: il comma q dell’art. 14

Il Regolamento Ue, la legge delega 53/2021 e l’Atto 383 del Governo italiano sono stati accolti con favore da veterinari e associazioni animaliste in quanto hanno messo sotto la lente la salute di tutti gli animali e di conseguenza la salute dell’uomo che li detiene, non soltanto per compagnia, in pieno accordo con i principi One health perseguiti da tutti gli Stati dell’Unione europea. Inoltre, danno risalto al ruolo del veterinario nella certificazione, sorveglianza e controllo dello stato di buona salute di tutti gli animali. A creare divisioni è, invece, la classificazione degli animali che possono essere definiti “da compagnia” e la disposizione contenuta nella lettera q dell’articolo 14 della legge 22 aprile 2021 n. 53. Tale comma dispone che si debbano “prevedere ulteriori misure restrittive al commercio di animali, affiancate da un sistema sanzionatorio adeguato ed efficace, tra cui uno specifico divieto di importazione, conservazione e commercio di fauna selvatica ed esotica, anche al fine di ridurre il rischio di focolai di zoonosi, nonché l’introduzione di norme penali volte a punire il commercio di specie protette”. A questo si aggiunge anche quanto stabilito dall’articolo 5 dell’Atto 383 chiamato “elenco delle specie di animali da compagnia” (si veda box). Nel testo inviato dal Governo alle Camere la lista è intesa come “positiva” e “in deroga” alle specie vietate in quanto pericolose per la salute, l’incolumità pubblica o per la biodiversità. La lista dovrebbe contenere le specie che potranno continuare ad essere commerciate e tenute oltre il divieto generale, seguendo alcuni criteri come l’esclusione della possibilità di trasmettere zoonosi, della probabilità di diventare specie aliene invasive, la compatibilità con la detenzione in cattività, condizione della specie in natura e rischio estinzione. Un’impostazione che non piace a tutti, in particolare alle associazioni di medici veterinari. Le commissioni Agricoltura e Sanità del Senato hanno ascoltato in audizione, lo scorso giugno, l’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) e la Società italiana veterinari animali esotici (Sivae) sull’Atto 383 (Decreto esotici e selvatici). Marco Melosi, presidente di Anmvi e Stefano Cusaro, presidente della Sivae, durante l’audizione hanno sottolineato la difficoltà di redigere una lista positiva diversa dall’allegato I del Regolamento (in cui sono già contenute deroghe al divieto di prelevare animali esotici e selvatici dal loro habitat). I due presidenti hanno fatto presente alle commissioni che nessun Paese dell’Ue è riuscito nell’impresa, in quanto un’eventuale lista ricadrebbe in ambiti diversi rispetto alla competenza veterinaria, che non c’è supporto scientifico per poter redigere l’elenco e che potrebbe essere addirittura controproducente nei confronti degli intenti della stessa legge.

Le novità della legislazione

Melosi spiega ad AboutPharma Animal Health la portata innovativa dell’orientamento comunitario, recepito in Italia: “L’atto 383 prevede già una serie importante di limitazioni. Ad esempio – afferma il presidente dell’Anmvi – reputo particolarmente importante l’art. 3 che vieta di portare o detenere animali vivi selvatici o esotici prelevati dai loro ambienti naturali. È importante perché questi animali vanno lasciati nel loro ambiente naturale. Inoltre, indica che non è possibile detenere gli animali pericolosi per l’uomo e per la biodiversità, ovvero quelli invasivi che possono essere un rischio per l’ambiente. Il dettato europeo, dal quale deriva l’atto, dà anche centralità al ruolo del veterinario che deve certificare la salute di questi animali a garanzia del loro benessere e di chi li circonda. È un bel risultato che prima non c’era. Sono previsti anche percorsi formativi per i proprietari e una serie di tutele per la detenzione di questi animali. Un altro aspetto che mi preme sottolineare è l’innalzamento allo status di animale da compagnia. Fino ad oggi si parlava di animale selvatico, animale da reddito, animale da laboratorio, ma ora finalmente ci sono anche gli animali da compagnia, che non sono soltanto cani e gatti”.

L’anomalia italiana

L’accento, sottolinea Melosi, deve rimanere su obiettivi di natura sanitaria perché le malattie, che sono l’unico vero oggetto del Regolamento Ue, necessitano di un regime di controllo rigido per evitare la propagazione dall’animale all’uomo. È necessario il coinvolgimento di tutti i soggetti che hanno a che fare direttamente e indirettamente con gli animali per la prevenzione e il controllo delle zoonosi. Non si possono vanificare i risultati raggiunti con questo regolamento sconfinando in ambiti non propriamente veterinari. “La Legge delega 53 del 22 aprile 2021 è stata approvata – continua il presidente di Anmvi – con il comma q dell’articolo che va oltre l’intenzione dell’Ue di regolamentare il settore in quanto introduce uno specifico divieto che nel regolamento non c’è e non è applicato in nessuno Stato membro. Ora bisognerà porre rimedio a questa anomalia tutta italiana. L’Italia deve recepire il regolamento europeo così come è stato pensato, cioè un regolamento sanitario, senza entrare nel merito se sia giusto o meno detenere gli animali esotici o selvatici”.

Le proposte degli Stati Ue

Sulla lista positiva o negativa (per inclusione o per esclusione delle specie di animali da considerare da compagnia) il dibattito è ancora aperto in Europa. La commissaria europea Stella Kyrkiades ha assicurato che verranno raccolti positivamente tutti gli interventi e verrà avviata una fase conoscitiva e di valutazione di impatto per iniziare a preparare il terreno affinché si trovi la migliore soluzione normativa. Ha, inoltre, incoraggiato gli Stati membri a uno scambio di prassi per facilitare il procedimento legislativo. In prima linea Cipro, Lussemburgo, Lituania e Malta, che all’ultimo Consiglio sull’Agricoltura e la pesca hanno ribadito con determinazione la necessità di armonizzare le pratiche europee e porre fine al commercio e alla detenzione di tutti gli esemplari esotici. I quattro Paesi hanno chiesto di stilare una lista nella quale devono essere indicate esplicitamente (e quindi “positivamente”) le specie che possono essere definite “da compagnia”, escludendo tutte le altre. Danimarca e Repubblica Ceca hanno scelto di sposare la via della lista negativa, ma rimangono aperte a valutare altre opzioni. Svezia e Ungheria hanno manifestato preoccupazioni sugli “effetti a cascata”. Procedere come vorrebbero Cipro, Lussemburgo, Lituania e Malta vorrebbe dire, infatti, dover intervenire su altri legislazioni in materia di commercio e benessere animale che richiederebbero emendamenti e modifiche, con tutte le tempistiche del caso. La Polonia ha preteso un “periodo di transizione” per adeguarsi alle nuove norme, mentre Slovenia, Slovacchia, Finlandia ed Estonia si sono dichiarate a favore dello stop agli animali esotici nelle case. Per quanto riguarda la Germania, Paesi Bassi, Croazia, Bulgaria e Lettonia, la questione rimane ancora aperta e hanno manifestato l’intenzione di valutare collegialmente la decisione migliore da prendere nell’interesse degli animali ma anche degli uomini. La Grecia ha chiesto “una valutazione d’impatto”. La delegazione italiana che ha partecipato all’Agrifish, capitanata dal ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, ha dichiarato di condividere i principi del documento dei quattro Stati e la necessità di incrementare le azioni a tutela della salute pubblica. “Siamo a favore nel principio – ha detto Patuanelli a nome dell’Italia – ma c’è bisogno di maggiori discussioni per approfondire meglio”.

Tag: animali da compagnia / animali esotici / Anmvi / Camera / consiglio agricoltura e pesca / Lav / marco melosi / Senato / sivae /

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