Dopo 150 anni la brucellosi preoccupa ancora. Allevatori: più vaccini e meno abbattimenti

Pubblicato il: 20 Settembre 2022|

La brucellosi fa ancora paura. Questa malattia di origine batterica che colpisce prevalentemente bovini, bufali, pecore, capre, suini, cani e animali selvatici e si può trasmettere all’uomo soprattutto per via alimentare, attraverso il contatto con materiale biologico o animali infetti oppure mangiando cibi contaminati, è al centro della cronaca recente per le proteste degli allevatori campani contro il piano di eradicazione di brucellosi e tbc bufaline della Regione. La richiesta alle istituzioni è di puntare sulle vaccinazioni a tappeto superando la pratica degli abbattimenti, che in dieci anni ha portato alla macellazione di 140mila bufale campane, delle quali soltanto l’1,4% risultato malato con analisi post mortem. Proprio in questi giorni a Giulianova (Teramo), si è svolta la Conferenza internazionale sulla brucellosi, organizzata dall’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise su incarico della International Brucellosis Society. 

La conferenza internazionale sulla brucellosi

Nel corso dell’evento, professionisti della medicina animale e umana, rappresentanti di autorità nazionali e organizzazioni internazionali hanno parlato della diffusione di questa malattia che colpisce gli animali ma è trasmissibile anche all’uomo. “La Brucellosi è una malattia che conosciamo da più di 150 anni – ha detto il direttore generale dell’Izs di Teramo, Nicola D’Alterio – eppure preoccupa ancora oggi perché continua a minacciare la salute animale e causare gravi danni economici, nelle aree a vocazione agricolo-pastorale e anche negli allevamenti industriali. Essendo una zoonosi rappresenta anche un problema di sanità pubblica, ma l’infezione da uomo a uomo è molto rara pertanto eradicare la malattia negli animali eliminerebbe quasi completamente il rischio per l’uomo. Questa Conferenza è una straordinaria opportunità per condividere strategie, metodi e strumenti atti a ridurre gli effetti negativi della brucellosi, nonché rafforzare la rete di collaborazioni intersettoriali e multidisciplinari che sono essenziali nel contrasto di una malattia in continuo cambiamento e adattamento. La comunità scientifica internazionale ha la necessità di accrescere le conoscenze e condividere le informazioni più aggiornate con i decisori politici. Questa è una priorità nel contesto del controllo e dell’eradicazione di una malattia che, va ricordato, è presente in tutto il mondo”. 

Le regioni colpite

Fabrizio De Massis, dirigente veterinario dell’Izs di Teramo, responsabile del Laboratorio di referenza per le brucellosi dell’Organizzazione mondiale della sanità animale (Woah) e responsabile scientifico della conferenza ha sottolineato: “La Brucellosi è una delle infezioni zoonotiche più diffuse a livello mondiale. In Italia la malattia è ancora presente, anche se la maggior parte delle province del Paese ha acquisito la qualifica di ‘territorio indenne senza vaccinazione’: la malattia persiste principalmente in alcune regioni del sud Italia e in particolare Sicilia. Per quanto riguarda la prevenzione, ad oggi non esistono vaccini per gli esseri umani, il consiglio generale nelle regioni in cui la malattia è ancora presente negli animali è quello di non consumare prodotti freschi a base di latte non pastorizzato, mentre per chi svolge un lavoro a rischio è opportuno l’uso dei dispositivi di protezione individuale”.  

Una malattia ancora molto diffusa

La brucellosi è una malattia di origine batterica che colpisce prevalentemente bovini, bufali, pecore, capre, suini, cani e animali selvatici. È una zoonosi, pertanto è trasmissibile all’uomo che può contrarre la malattia attraverso il contatto con materiale biologico. Ad esempio, i laboratoristi si possono infettare manipolando le brucelle o campioni provenienti da animali infetti, così come i veterinari in allevamento o nei mattatoi mediante il contatto con animali contaminati. La via di trasmissione più comune è quella alimentare, attraverso il consumo di latte crudo o di formaggio fresco (non fermentato e non stagionato) provenienti da animali infetti, mentre il consumo di carne non rappresenta una via di trasmissione importante. L’infezione nell’uomo è caratterizzata da sintomi simili a quelli dell’influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari e articolari, brividi, debolezza, ma possono manifestarsi anche pericolose infezioni al sistema nervoso centrale e nei casi più gravi è necessario il ricovero ospedaliero, tuttavia la percentuale di rischio è bassa (inferiore al 2%). Per evitare la cronicizzazione nell’uomo è necessaria una specifica terapia antibiotica. La diffusione interumana è estremamente rara. Il principale sforzo per proteggere la salute pubblica va fatto sugli animali. 

Le azioni della Regione Campania

L’assessore all’Agricoltura della regione Campania, Nicola Caputo, ha ricordato nel corso della conferenza l’appello degli allevatori alle istituzioni “soprattutto per la verifica dell’efficacia della vaccinazione, della modalità di ripopolamento dopo l’abbattimento totale delle bufale, del rafforzamento dell’autocontrollo all’interno delle aziende, esteso anche ai prelievi di siero, degli esami diagnostici e della possibilità di verificare, successivamente al riscontro di positività, la veridicità degli esami. Aspettiamo risposte definitive e puntuali da parte della comunità scientifica internazionale”. Nel corso di un incontro con i sindaci delle aree campane coinvlte, la Regione ha comunicato le strategie per eradicare la brucellosi e la tubercolosi bufalina e sono stati illustrati i risultati conseguiti e gli obiettivi di breve termine tra i quali: il ripopolamento degli allevamenti a seguito di stamping out; l’abbattimento dei tempi di attesa per ottenere le indennità previste a seguito della macellazione dei capi disposta dalle autorità sanitarie locali, con la creazione di uno sportello unico per la ricezione istanze; la gestione degli effluenti zootecnici provenienti dagli allevamenti risultati infetti da brucellosi o tubercolosi, attraverso il prelievo presso l’azienda, il trasporto in massima sicurezza sanitaria e il trattamento dei reflui presso i biodigestori del territorio; uno studio, per finalità statistiche, sui capi risultati infetti avviati alla macellazione.  

Tag: brucellosi / istituto zooprofilattico sperimentale di abruzzo e molise / Regione Campania / woah /

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