Il caldo piace alle zecche e i rischi aumentano

zecche
Pubblicato il: 1 Agosto 2022|

Ai primi caldi il problema ritorna e le malattie trasmesse dalle zecche non vanno sottovalutate.  Le Regioni maggiormente interessate dalla malattia di Lyme sono il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige, mentre nelle regioni centro meridionali e nelle isole le segnalazioni sono sporadiche. Ci sono dei focolai endemici di Tbe (encefalite virale) nel Nord-Est del Paese mentre la rickettsiosi trasmessa dalle zecche è la Febbre bottonosa del Mediterraneo che interessa in particolare alcune Regioni dell’Italia centro-meridionale e insulare. Altre malattie trasmesse da zecche che hanno una certa rilevanza nel nostro Paese sono la febbre ricorrente da zecche (borreliosi ricorrente), la tularemia e l’ehrlichiosi.

Identikit del vettore

Le zecche sono artropodi appartenenti all’ordine degli Ixodidi le cui dimensioni variano da pochi millimetri a circa un centimetro, a seconda della fase di sviluppo. Il ciclo biologico delle zecche prevede quattro stadi: uovo, larva, ninfa e adulto. Dopo la schiusa delle uova, il passaggio da uno stadio a quello successivo richiede un pasto di sangue. Hanno un corpo tondeggiante e il capo, non distinguibile dal corpo, è munito di un apparato boccale (rostro) in grado di penetrare la cute e succhiare il sangue degli ospiti. La puntura è generalmente indolore perché le zecche con la saliva anestetizza la sede del morso.  Le zecche si trovano principalmente in aree erbose e boschive, compresi giardini e parchi urbani. Generalmente si portano sull’estremità delle piante erbacee o dei cespugli aspettando il passaggio di un animale al quale aggrapparsi (uomo incluso).

Per Lyme segnalare e curare presto

“Personalmente non ho mai visto un caso di Tbe. In Italia l’infezione è endemica in un’area limitata alle Regioni Nord-orientali del “Triveneto” (Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia-Giulia)”, spiega Leonardo Chianura, medico specialista in Malattie Infettive del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. “Abbiamo notificato casi di malattia di Lyme, circa 40 all’anno nel corso degli ultimi tre anni. È una malattia curabile, con la semplice terapia antibiotica. Nella maggior parte dei casi i pazienti che sono arrivati alla nostra attenzione presentavano un’eruzione caratteristica, l’eritema migrante, che di solito compare dopo una o due settimane dopo il morso di zecca e che è un segno sufficiente per porre la diagnosi clinica e il trattamento può essere iniziato senza ulteriori indagini. Negli altri casi la decisione di iniziare un trattamento antibiotico deve essere presa sulla base degli esiti di un test sierologico, dei dati anamnestici e della storia clinica. Se la malattia non viene diagnosticata e curata nelle fasi iniziali può evolversi in diverse forme, con diversi quadri clinici. Entro qualche settimana e in alcuni casi qualche mese si possono sviluppare disturbi neurologici, artralgie migranti, mialgie, meningiti, polineuriti, miocardite con disturbi della conduzione atrio-ventricolare e il linfocitoma cutaneo (nodulo rosso-bluastro).  Le manifestazioni tardive della malattia, che si manifestano dopo sei mesi o anni dopo l’infezione, coinvolgono le grandi articolazioni, il sistema nervoso centrale e periferico e la cute”.

Riferirsi ai centri per le malattie rare

“È importante sottolineare che nel nostro paese la malattia di Lyme è nell’elenco delle malattie rare ed è soggetta a notifica obbligatoria. Le Regioni hanno individuato centri clinici specialistici di riferimento, denominati Presidio di Rete, cui i pazienti devono essere riferiti”, continua l’infettivologo del Niguarda. “Anche perché, come per tutte le malattie rare, è prevista la gratuità per gli esami di screening. I medici dei Presidi di Rete hanno l’obbligo di notificare i casi al Ministero della Salute. Purtroppo, la maggior parte dei casi non seguono questo percorso e sfuggono al censimento. La regola numero uno è che il medico riferisca il paziente ai centri specialistici non solo per evitare una sotto-notifica, ma anche perché il Certificato di diagnosi di malattia di Lyme rilasciato dal Presidio di Rete permette al paziente di richiedere l’esenzione per la malattia di Lyme (RA0030)”.

Anche gli animali domestici contraggono Lyme

Cani e gatti possono manifestare segni di infezione da malattia di Lyme, così come animali selvatici: ricci, scoiattoli e piccoli roditori. Possono essere punti dalle zecche del bosco portatrici di Borrelia burgdorferi. Si riportano diversi casi nel cane: dopo un periodo di incubazione la malattia può presentarsi, sebbene non sia facile diagnosticarla a causa del suo andamento subdolo, con sintomatologia clinica variabile e in assenza di significative anomalie laboratoristiche. Da qui l’importanza della profilassi quando si porta a spasso il cane nelle aree endemiche: repellenti in spray, compresse, collari o fialette spot-on. E controllare il cane al rientro delle passeggiate.

Intanto le zecche proliferano

La proliferazione anomala di zecche è legata a diversi fattori. “Da un lato l’aumento delle temperature, a livello mondiale, che consente alle zecche di essere sempre più diffuse per via del clima ideale”, spiega Mario Giobbia, dell’unità operativa Malattie infettive dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. “Normalmente, salendo a seicento o settecento metri, il loro numero cominciava a diminuire, oggi invece possiamo trovarle anche ad altitudini elevate. Il secondo punto è sicuramente il passaggio degli animali selvatici, soprattutto cervi, daini e cinghiali, che possono aver migrato soprattutto dalle aree dei Balcani dove la fauna era molto più ricca e dove per questo c’era meno cibo a disposizione. In questo periodo poi la ridotta attenzione alla pulizia dei boschi, allo sfalcio dei prati, costituisce effettivamente un ottimo ‘territorio di caccia’. La zecca normalmente si trova fissata sui fili d’erba oppure su rami e cespugli, aspettando di potersi agganciare con i suoi piccoli uncini alla pelliccia degli animali”.

L’espressione clinica dell’encefalite da Tbe

La Tbe è più rara alle nostre latitudini. È un’encefalite virale nella stragrande maggioranza dei casi benigna, ma che in alcuni casi può determinare paralisi flaccide. “Questi sintomi – continua Giobbia, in un’intervista recentemente rilasciata a Qdpnews.it, Quotidiano del Piave – possono perdurare mesi o in rarissimi casi possono diventare persistenti. Sicuramente è un’esperienza molto negativa nel senso che comporta per alcuni la presenza di una cefalea molto intensa e la presenza di confusione mentale, alterazioni del carattere, difficoltà di concentrazione e perdita temporanea della memoria. Tutte manifestazioni che possono accompagnarsi alla componente muscolare”. Il virus è contenuto direttamente nelle ghiandole salivari della zecca nel momento stesso in cui inietta nel nostro organismo l’anestetico, che contiene già il virus. Questo significa che non c’è latenza. “Per i soggetti – e solo per loro – che sono fortemente esposti c’è una vaccinazione molto efficace contro la Tbe, con scarsissimi effetti collaterali. In ogni caso, nel passaggio in zone a rischio, è opportuno portare indumenti lunghi su strade non ben battute e, magari, spruzzare del repellente sulle calze”. In commercio, infatti, esistono repellenti per scoraggiare l’attacco delle zecche (a base di DEET, N-dietiltoluamide e Icaridina o KBR3023).

Punti da una zecca? La cosa da fare

Il vettore inietta subito il virus della Tbe, l’unica soluzione è il vaccino e ripararsi dalla puntura, ma per la malattia di Lyme il discorso è diverso: c’è tempo per intervenire. “Intercorrono una dozzina di ore perché il batterio transiti dall’intestino della zecca all’organismo dell’uomo: dopo aver fatto la passeggiata o essersi esposti a questo rischio di morso di zecca, è opportuno tornare a casa e farsi una doccia, per poi verificare l’eventuale presenza di zecche. Questo specialmente nelle zone meno raggiungibili come sotto la nuca, nelle zone ascellari o tra la peluria”. Poi si tira via con una pinzetta, dolcemente, con un movimento elicoidale. Resta dentro il rostro? “Non succede assolutamente nulla di grave. È la stessa cosa di avere un piccolo frammento di legno, una scheggia, che rimane all’interno della cute e verrà eliminata”.

Non sottovalutiamo la rickettsiosi

La rickettsiosi, batterica come Lyme, è trasmessa dalla puntura delle zecche, soprattutto da Rhipicephalus sanguineus, conosciuta come zecca del cane. Dopo 5 e 7 giorni può presentarsi un quadro di febbre bottonosa con moderato aumento della temperatura corporea, brividi, astenia e un esantema maculo-papuloso che può interessare anche le piante dei piedi e delle mani. Nei casi non complicati un trattamento antibiotico risolve rapidamente. La letalità della rickettsiosi è bassa anche in assenza di terapia. Ma non va sottovalutata perché nelle persone più vulnerabili può generare complicazioni cardiovascolari, renali e neurologiche. La malattia è conosciuta in vari Paesi: febbre esantematica delle montagne rocciose negli Stati Uniti, febbre da morso di zecca in Africa, tifo da zecca in Australia, febbre da zecca in asia settentrionale. Da noi, si parla di febbre bottonosa.

Tag: malattia di lyme / zecche /

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