La salute animale è interconnessa: così gli algoritmi aiutano a prevenire le malattie

Persone, animali, piante, Pianeta. La salute è interdipendente e va tenuta insieme: abusato o meno che sia, per questo nel mondo s’è fatto strada il concetto “One Health” ed è indubitabile che per garantire salute e benessere al mondo intero servano buone politiche e buone pratiche, sorrette da buona ricerca scientifica e da dati affidabili su cui costruire modelli di gestione, programmi di prevenzione o di terapia quando serve. Oggi c’è un’urgenza di prevenzione in più legata al climate change. Da letteratura risulta che le malattie infettive umane sono al 70%-75% legate a zoonosi e parassitosi. Queste a loro volta sono aggravate dal riscaldamento globale (veicolate come sono da insetti vettore 365 giorni l’anno) e, Covid a parte, patologie gravi come morbo di Lyme e Leishmaniosi trovano il loro serbatoio negli animali sia selvatici che domestici. Sul versante zootecnico, le ondate di calore stanno impattando negativamente sulle produzioni, costringendo la filiera a correre ai ripari. Con quali strumenti? Innanzitutto con la conoscenza dei fenomeni attraverso i dati, alla cui produzione solo l’information technology può dare il contributo decisivo.
La strategia di Msd animal health
Per quota parte, qui si colloca la strategia di MSD Animal Health, che a quasi quattro anni dall’acquisizione di Antelliq Corporation per 3,8 miliardi di dollari, si afferma come leader mondiale nella tecnologia di identificazione, monitoraggio, tracciabilità e controllo digitale della salute degli animali (da quelli da reddito ai pet), completando lo “storico” portfolio costituito in prima linea da vaccini e poi da prodotti farmaceutici. Dal 1 aprile 2019 Antelliq è diventata un’unità operativa di MSD Animal Health, con i marchi Allflex Livestock Intelligence, SenseHub, Sure Petcare e Biomark, noti a medici veterinari, allevatori e pet owner in tutto il mondo. Un altro tassello fondamentale è rappresentato anche dall’acquisizione della società irlandese IdentiGEN, avvenuta sempre nel 2019, che ricerca e sviluppa piattaforme di tracciabilità basate sul DNA, destinate all’industria zootecnica e agroalimentare. Dice Paolo Sani (in foto), Amministratore Delegato di MSD Animal Health Italia ed Executive Managing Director di MSD Animal Health Italia, Grecia, Cipro e Malta: “Siamo l’unica azienda al mondo in grado di chiudere il cerchio. Abbiamo sistemi di identificazione degli animali e di monitoraggio del loro stato di salute. Possiamo fare piani di prevenzione utilizzando i nostri vaccini e, in caso di incidenti di percorso, somministrare terapie appropriate. Possiamo tracciare gli animali quando e se vengono trasformati in alimenti: da una bistecca al supermercato, risaliamo alla loro storia e percorso riuscendo a creare anche un passaporto per ogni singolo capo o di gruppo, nel caso del pollame”.

Investire in prevenzione
Una linea che si inserisce in pieno (e in molti casi anticipa) nella strategia “Farm to Fork” decisa dalla Commissione europea (è cardine del Green deal) e che punto per punto mira alla transizione verso un sistema alimentare sicuro e sostenibile. Spiega Paolo Sani: “La nostra scelta è stata fatta diversi anni fa, quando ci siamo resi conto che il futuro era la prevenzione. A livello centrale si decise di investire sui vaccini che sono uno strumento di prevenzione eccezionale e che in Italia ha permesso, solo negli allevamenti avicoli (con l’incremento dell’utilizzo dei vaccini) di ridurre gli antibiotici dell’80% negli ultimi cinque anni”. Poi la leva tecnologica: “L’altra grande area per essere competitivi in un mercato presidiato da altre realtà internazionali – prosegue il manager – era lavorare sul management degli allevamenti e sulle loro migliori performance. E questo si fa con la tecnologia e con gli algoritmi che sono stati messi a punto per gestire la salute e il benessere degli animali, facilitando il lavoro di medici veterinari e allevatori. Così la prevenzione diventa efficace quasi al 99%. Un esempio? Ci sono studi clinici su vacche da latte secondo cui con il monitoraggio si può anticipare di dieci giorni la comparsa di una mastite. A quel punto l’approccio può non essere antibiotico, non hai perdite di produzione, né costi di terapia elevati. Questo per noi significa portare valore al cliente che è poi il concetto che sta dietro alle nostre scelte”.
Portare valore sul mercato, non solo prodotti
Valore, proprio così. Sani lo dice ancora meglio: “Qui c’è il grande cambiamento. Non andiamo più a vendere solo prodotti o soluzioni ma a generare benefici e ritorno economico per i nostri clienti anche in termini reputazionali: un produttore di carne, che è in grado di certificare i propri animali, dimostrando anche con un passaporto che realmente non hanno assunto antibiotici perché ben trattati, alimentati e gestiti, ne trae un vantaggio competitivo”. Il cambio di mindset ha un riflesso anche sull’organizzazione interna di MSD Animal Health Italia e sull’approccio alla vendita. “Il motto è ‘one species, one customer’: da qualche mese la nostra field force (96 agenti, n.d.r.) – chiarisce Sani – si struttura e si muove per specie animale, non più con listini diversi, articolati nei segmenti terapia, tecnologia e prevenzione. Siamo stati i primi. Per ora solo in un’area dei ruminanti ma entro l’anno copriremo tutte le specie fino ai suini”.
Tecnologia per grandi animali
Vanni Scarso, direttore della Business Unit Livestock di MSD Animal Health Italia, dettaglia così l’offerta al mercato. “Abbiamo due tipi di tecnologie di monitoraggio, una legata all’utilizzo nei bovini che è SenseHub e un’altra dedicata ai suini (SenseHub Swine, conosciuto anche come Leeo). Nella gamma SenseHub Dairy e SenseHub Cow/Calf rientrano tag digitali o collari che sostanzialmente registrano all’interno di un software tutti i dati relativi alle performance produttive e allo stato di benessere”. Il sistema di monitoraggio SenseHub per bovini (Dairy e Cow/Calf) tiene traccia di tutto ciò che definisce il “cow behaviour”, ovvero il “comportamento” della bovina.
Oltre agli indici di ruminazione sono processati alcuni comportamenti specifici ottenuti da una combinazione di parametri (ad esempio l’irrequietezza, l’attività, il tempo di ingestione, l’iperventilazione) che rappresentano la combinazione di una serie di comportamenti (es. l’irrequietezza è correlata con l’estro dell’animale). L’informazione operativa che per prima viene utilizzata dall’allevatore è sempre un indice (indice Calore o indice Salute) oppure un allarme specifico (Distress), che porta l’attenzione sulla singola bovina specifica suggerendo il livello di urgenza di un eventuale intervento veterinario. “Nel software c’è un algoritmo che elabora tutti i dati e li restituisce all’allevatore e al medico veterinario. Il risultato anticipa gli eventuali problemi sanitari e sostanzialmente lancia un allarme trasmesso attraverso un’applicazione che si può gestire a distanza. Per quel che riguarda la fertilità, ad esempio, l’allevatore è avvisato nel momento in cui l’animale è pronto per essere ingravidato e si può avviare tutto il percorso. In ogni momento l’allevatore e il medico veterinario possono controllare qual è lo stato sanitario di tutti i singoli animali e gestirlo”.
Cosa fanno gli algoritmi
In caso di eventuali patologie gli indicatori comportamentali rilevati dagli algoritmi sono soprattutto quelli della temperatura corporea e della ruminazione. “Il software misura quando l’animale va a mangiare, se si muove o sta fermo, il suo ritmo sonno-veglia etc. Ciò permette di intervenire molto più tempestivamente se occorre”. La tecnologia SenseHub Swine (Leeo) destinata ai suini ha anche altre funzioni. Serve a monitorare i parametri riproduttivi e produttivi (es. inseminazione, gravidanza, nascita, svezzamento) e tracciare i singoli capi durante la loro vita e anche dopo. In effetti, nel momento in cui si posiziona il tag auricolare viene anche prelevato un pezzo di tessuto cartilagineo dell’orecchio, pratica indispensabile all’intera filiera per la tracciabilità dell’animale e quindi per assicurare food safety e food security al consumatore.
Un chip invia al software il peso alla nascita e strada facendo si misura l’accrescimento, si tiene memoria di eventuali trattamenti sanitari, ad es. vaccinazioni, etc. che vengono fatti all’animale. I dati così raccolti vanno a costituire il “passaporto virtuale” di ogni singolo capo. “Il prelievo tissutale – prosegue Scarso – grazie alla mappatura del DNA può eventualmente aiutare a ricostruire tutto il percorso. Si può vedere per esempio se quell’animale è diventato un prosciutto o carne fresca da consumo. Stiamo lavorando soprattutto con i Consorzi e gli enti di certificazione per garantire la tracciabilità dei prodotti a Denominazione di origine protetta”.
La spesa vale l’impresa
Questa tecnologia è presente sul mercato italiano già da alcuni anni. La penetrazione non è molto alta (es. intorno al 10% tra i bovini). Due i fattori da considerare: il costo di tag auricolari digitali e collari e la vita media del device, che è compresa tra i cinque e i sette anni. Ma le prospettive di crescita del mercato ci sono tutte. Dice Vanni Scarso: “Il mondo produttivo si sta rendendo conto di quanto questi strumenti siano necessari per facilitare il management degli allevamenti e il controllo sanitario, sia degli animali, che delle derrate alimentari”.
Va detto che negli ultimi anni, grazie agli stanziamenti dell’Unione Europea e dello Stato Italiano dedicati all’innovazione, alla digitalizzazione e allo sviluppo dell’IoT (Internet of Things) in allevamento (es. Agricoltura 4.0), gli investimenti con defiscalizzazioni vanno dal 50% al 20% delle spese sostenute. L’interesse e l’applicazione di queste nuove tecnologie in allevamento stanno dunque caratterizzando gli investimenti degli allevatori/imprenditori.
Il ruolo del medico veterinario
Scarso accenna al fatto che tutte le valutazioni economiche riguardanti gli investimenti effettuati in campo tecnologico devono tenere conto delle spese sanitarie ridotte o evitate del tutto (es. meno antibiotici, meno farmaci e meno trattamenti) nonché del contenimento conseguente di perdite di produzione (latte, carne, uova etc.). Ma non solo. Tutto il management ne beneficia. “Il medico veterinario e l’allevatore non possono essere in stalla per 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Se un animale ha problemi di salute o di ridotto benessere, il sistema lancia un allarme che arriva sul telefonino e a quel punto si va a valutare lo stato sanitario dell’animale e si prendono le giuste precauzioni o si fanno i trattamenti idonei (prevenzione o terapia).
Inoltre, il grande valore aggiunto dell’ingresso di MSD Animal Health nel settore tecnologia e digitalizzazione dell’allevamento risulta essere il supporto quotidiano che il nostro staff fornisce all’allevatore, dal momento della scelta del tipo di sistema, fino all’installazione, alla formazione, all’analisi del dato quotidiano, da cui trarre informazioni semplici e utili per migliorare la gestione della stalla, insieme al medico veterinario e ai consulenti dell’allevamento”. A proposito di medici veterinari. MSD Animal Health, organizza riunioni periodiche sulle caratteristiche e le potenzialità dei prodotti. “Le linee Sensehub Dairy e SenseHub Swine (Leeo) – conclude Vanni Scarso – sono utili soprattutto a medici veterinari e consulenti che seguono decine di allevamenti. Quando l’alert arriva sullo smartphone il medico veterinario si mette in contatto con l’allevatore e decide cosa fare. Se la situazione è di una certa gravità, il medico veterinario può andare in azienda. Altrimenti può coordinarsi a distanza con l’allevatore sulle cose da fare”.
Anche i pet hanno i loro device
Stesso discorso anche per quanto riguarda gli animali da compagnia. La strada tecnologica per la prevenzione, imboccata da MSD Animal Health, coinvolge il medico veterinario e ne enfatizza il ruolo facilitando il dialogo e la condivisione dei dati con i proprietari di pet. A giugno scorso è stato lanciato anche in Italia il Thermochip Mini della linea SureSense. Si tratta del primo e unico chip di identificazione con biosensore in grado di rilevare la temperatura corporea del cane, accoppiato a un lettore.
Spiega Simona Viola, Business Unit Director Companion Animals di MSD Animal Health: “MSD è l’unica azienda che ha puntato sui dati, con l’acquisizione di aziende specializzate, proprio perché servono a raccogliere informazioni sulla salute degli animali, ma anche sul loro comportamento e stile di vita. Parlando di pet, sia il medico veterinario in clinica che il pet owner a casa, con Thermochip Mini possono misurare la temperatura all’animale in qualunque momento della giornata, della settimana o del mese. Facendolo con costanza si può determinare una curva di temperatura soggettiva.
Nel momento in cui si registrano anomalie e la temperatura oscilla in maniera maggiore suona un campanello d’allarme sia per il proprietario che per il medico veterinario, il quale può decidere di approfondire con esami più specifici. A breve lanceremo una seconda gamma di prodotti che in alcuni Paesi europei sono già presenti con grande successo. Ad esempio un dog tracker (una medaglietta applicata al collare dotata di GPS) che oltre a identificare l’animale ne tiene sotto controllo lo stato di salute misurando eventuali alterazioni.
Il cane si gratta di più? Mangia o beve troppo? Corre poco? Gli algoritmi valutano questi e altri parametri e generano alert che anche a distanza possono essere letti da un’app sullo smartphone e sottoposti al medico veterinario. Se ad esempio c’è un disagio da parassiti o un rischio diabete l’intervento precoce è facilitato”. Come pure l’assistenza successiva: “Abbiamo sistemi di alimentazione in grado di monitorare a distanza tramite app quanto i nostri pet (cane o gatto) bevano e mangino, così da poter gestire in maniera appropriata la loro alimentazione in base alle necessità. Il tutto per migliorare la vita dell’animale, identificando in anticipo eventuali patologie latenti e migliorare soprattutto anche la qualità della vita dei proprietari”. Dati, insomma. Se sono buoni, fanno stare bene tutti. Anche questo è One Health.
*Articolo tratto dal numero 15 di AboutPharma Animal Health


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