La veterinaria pubblica chiede risorse (soprattutto umane)

veterinaria pubblica
Pubblicato il: 19 Maggio 2022|

Investimenti, ricerca e formazione, più risorse umane. La veterinaria pubblica italiana chiede questo. Per tutelare la salute umana e animale, le filiere produttive e l’ambiente, sotto il segno dell’approccio One Health (e Planetary Health), che deve essere tradotto in politiche concrete. L’appello arriva dal 51esimo congresso nazionale del Sindaco italiano veterinari di medicina pubblica (Sivemp), organizzato a Roma con il titolo “Agenda 2030 per la veterinaria pubblica: malattie infettive, cambiamenti climatici e crisi alimentari”.

Le priorità della veterinaria pubblica

“La medicina veterinaria – ha spiegato Aldo Grasselli, segretario nazionale Sivemp –  ha un ruolo di primo piano nella One Health e nella Planetary Health. Serve quindi un grande investimento per fare prevenzione, ricerca e formazione con un rinnovamento dei percorsi di specializzazione e borse di specializzazione con contratti di formazione-lavoro negli Izs e nei Servizi dipartimentali di medicina veterinaria delle Asl. Anche perché se non si agisce rapidamente nei prossimi dieci anni ci saranno sempre meno professionisti a curarsi del benessere e delle malattie animali e della sicurezza degli alimenti di origine animale (il 30% dei medici veterinari dirigenti sta andando in pensione), mentre servono organici potenziati e con conoscenze specifiche per contrastare le vecchie emergenze e prevenire quelle nuove già presenti o quelle dietro l’angolo”.

Avamposto contro le minacce

Grasselli sottolinea soprattutto il ruolo della medicina veterinaria pubblica “per proteggere le filiere agro-zootecnico alimentari” e garantire prevenzione efficace. “Occorrono servizi veterinari dinamici, efficienti e rinforzati da personale sempre più specializzato per proteggere la qualità delle nostre filiere dai rischi indicati espressamente dall’Oie (117 le malattie animali trasmissibili con una potenziale diffusione grave e rapida, indipendentemente dai confini nazionali), dall’Efsa e dall’Oms. In caso contrario, Influenza aviaria, peste suina africana, brucellosi, tubercolosi, ma anche rabbia o afta epizootica, Food borne diseases e antibiotico resistenza non saranno prevenute, combattute ed eradicate come nei decenni passati. Le conseguenze? La compromissione della salute umana e animale, oltre a vedere andare in fumo – conclude Grasselli – enormi quantità di risorse naturali, investimenti e occupazione”.

Le parole di Speranza

Intervistato dal sindacato, il ministro della Salute, Roberto Speranza, si è soffermato sulla questione delle risorse umane: “Nei prossimi cinque anni andranno in pensione circa il 30% dei veterinari impegnati nei servizi pubblici del Ssn aumentando in modo insostenibile una carenza di organico che attualmente è stimata intorno al 17% (mancheranno complessivamente circa 2.500 veterinari). È un problema che, d’intesa con le Regioni, deve essere risolto programmando per tempo le nuove assunzioni per preservare e rafforzare la fondamentale funzione dei veterinari pubblici. Essendo la salute animale e la sicurezza degli alimenti snodi fondamentali delle politiche di prevenzione e di tutela della salute pubblica questi servizi devono continuare a essere svolti e governati dalla nostra sanità pubblica”. Poi ha ribadito: “I nostri medici veterinari sono una eccellenza, il sistema pubblico è un grande strumento a tutela dei cittadini. La sfida su cui siamo impegnati è One Health. Per questo abbiamo investito 500 milioni del Pnrr sulla creazione di un Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici in cui anche la veterinaria – ha concluso – avrà un ruolo fondamentale”.

Tag: aldo grasselli / sindacato italiano veterinari medicina pubblica / sivemp /

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