L’Europa alle prese con la caccia ai selvatici: lupi e cervi nel mirino

Lupi selvatici
Pubblicato il: 9 Gennaio 2025|

Il lupo aumenta in tutta Europa e le predazioni pure. Nei 23 Stati membri dell’Unione europea si contano ormai più di 20 mila animali divisi in branchi, con popolazioni in crescita, allargamento delle aree di espansione e 65.500 uccisioni di capi allevati.

Un fenomeno che nel concreto – come riferiscono anche le esperienze italiane – mette in crisi dopo decenni di relativa quiete il rapporto tra allevatori, popolazioni locali e un animale fino a ieri relegato nelle favole. Il lupo oggi scorazza dalle montagne alpine alle porte di Roma e alle spiagge del Salento, transitando in Pianura padana e abitando stabilmente la dorsale appenninica.

Un fenomeno continentale

Quello che accade in Italia, come accennato, è lo specchio della realtà continentale, tanto che a fine settembre il “Comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri dell’Unione europea” (Coreper) ha declassato da “rigorosa” a “semplice” la protezione del lupo, spostandola dunque dall’allegato II della Convenzione di Berna e inserendola nel III.

Va detto che il Coreper non è un organo decisionale dell’Ue ma il principale organo preparatorio del Consiglio. Tra i suoi compiti infatti c’è il coordinamento e la preparazione dei lavori delle varie formazioni del Consiglio stesso; la garanzia della coerenza delle politiche dell’Ue, nonché l’elaborazione di accordi e compromessi.

La decisione assunta, ancorché da approvare ai massimi livelli istituzionali, apre la strada a gestire “con flessibilità” la presenza dei lupi nei territori e di affrontare i casi più difficili di coesistenza. A quanto pare solo due Stati membri, Spagna e Irlanda, hanno votato contro la proposta (quattro le astensioni: Cipro, Slovenia, Malta e Belgio).

La proposta di modifica era stata avanzata dalla Commissione europea circa un anno fa e decisiva risultò, per raggiungere la maggioranza qualificata, la decisione della Germania di sostenere il progetto. Con una postilla sostenuta anche dalla Svezia: la modifica dello status di protezione è specifica per il lupo e non può mettere in discussione la protezione di altre specie. L’allentamento della protezione del lupo riflette a sua volta la posizione già espressa dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 24 novembre 2022.

Il massimo organo amministrativo non ha dunque ritenuto sufficienti le motivazioni addotte dalla Regione circa la sicurezza stradale e i danni all’agricoltura citati nella delibera 509 dell’8 agosto 2024, salvando per ora la vita agli ungulati, compresi i piccoli di età inferiore ai 12 mesi. Punto a favore dei ricorrenti è stata l’assenza di uno scientifico monitoraggio che stimasse la consistenza numerica effettiva dei cervi, cui però corrispondeva la definizione di un tariffario autorizzato dalla Regione per remunerare gli abbattimenti: 50 euro per i piccoli minori di 12 mesi, 100 euro per le femmine giovani e adulte, 150 euro per i maschi giovani e 250 euro per i maschi adulti.

La sentenza aveva fatto esultare Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’intergruppo parlamentare per i Diritti degli animali e la tutela dell’ambiente e della Lega italiana difesa animali e ambiente (Leidaa): “Una bellissima giornata per i cervi dell’Abruzzo e per tutti coloro che amano gli animali e la natura. I magistrati amministrativi di secondo grado hanno riconosciuto la fondatezza del ricorso respinto in primo grado e ricordato che la Regione potrebbe adottare misure per la prevenzione degli incidenti, come l’apposizione di recinzioni e la realizzazione di attraversamenti faunistici.

Dietro il piano di contenimento c’è un programma venatorio a vantaggio dei cacciatori, del loro divertimento e delle loro casse. Per chi come Leidaa ogni giorno salva la vita a cervi e caprioli, è intollerabile pensare che ancora qualcuno si diverta a togliere loro la vita. L’approccio è cambiato: questa pronuncia potrà essere seguita da altre Regioni e per altri animali”.

Cercando l’equilibrio naturale

Se il difficile equilibrio di convivenza tra la specie umana, le sue attività, i suoi insediamenti e quelle selvatiche, inevitabilmente deve ricorrere alle carte bollate che individuino ambiti di protezione per le prime e le seconde, è anche vero che contemperarle appare sempre più difficile per una molteplicità di fattori, come ad esempio la progressiva “rinaturalizzazione” dei territori anche in Italia. Le riflessioni da fare sono molteplici.

L’aumento delle zoonosi, la diffusione di malattie che colpiscono gli animali da allevamento con gravi conseguenze economiche e fenomeni come l’antibiotico-resistenza possono essere considerati segnali di un ecosistema in crisi e della mancanza di equilibrio tra le specie.

Questi problemi, che coinvolgono non solo il mondo animale, ma anche la salute umana, evidenziano l’importanza di preservare un ambiente naturale in equilibrio. Lo studio delle dinamiche della fauna nei boschi e nei parchi, sia in Italia sia in Europa, dimostra come, al contrario, in un ecosistema sano anche la diffusione di patogeni venga contenuta in maniera naturale.

La presenza diversificata di specie animali e l’assenza di sovrappopolazione di un particolare esemplare favoriscono la competizione, sia tra diverse specie sia all’interno della stessa specie. Questo processo naturale porta a un equilibrio biologico che giova a tutto l’ambiente, uomo incluso. L’esperienza di aree protette come i parchi nazionali in Italia va certamente in questa direzione, ma è altrettanto vero che le condizioni qui realizzate non sono ugualmente replicabili per motivi che è superfluo elencare.

Un esempio virtuoso: il parco nazionale delle foreste casentinesi

Un esempio concreto di ecosistema vitale è rappresentato dal Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, istituito nel 1993. Situato sull’Appennino tosco-romagnolo, al confine tra Emilia-Romagna e Toscana, il parco è un’area protetta che ospita un’incredibile varietà di fauna. Da anni, i ricercatori monitorano attentamente i mammiferi di medie e grandi dimensioni, con particolare attenzione a lupi e cervi. L’obiettivo di questo monitoraggio è mantenere l’equilibrio tra prede e predatori, prevenendo fenomeni di sovrappopolazione che potrebbero danneggiare l’ecosistema.

Nel più recente rapporto sul monitoraggio dei mammiferi, datato 2023, i ricercatori dell’Università di Firenze hanno rilevato una notevole varietà di specie: ne sono state identificate ben tredici tra quelli di taglia medio grande, che includevano predatori ed erbivori, un chiaro indizio della presenza di una vasta gamma di nicchie ecologiche all’interno del parco.

Il monitoraggio è stato effettuato tra agosto e dicembre utilizzando tecniche di fototrappolaggio sistematico lungo strade forestali, sentieri e all’interno del bosco. Le fototrappole, dotate di sensori di movimento, si attivano al passaggio degli animali, registrando immagini che permettono l’identificazione delle specie.

Nel monitoraggio del 2023 i ricercatori hanno confrontato l’efficacia delle fototrappole collocate su strade e sentieri rispetto a quelle posizionate nel bosco. Le prime hanno permesso il rilevamento di una maggior quantità di dati sulla presenza degli animali.

Il modello utilizzato per stimare l’abbondanza relativa delle specie è l’Indice di abbondanza relativa (Rai), che calcola il numero di rilevamenti indipendenti per ciascuna specie in relazione al tempo durante il quale le fototrappole sono state attive. I risultati hanno evidenziato una significativa presenza di volpi (Rai di 53,62), seguite da cinghiali (24,58), lupi (13,49) e cervi (14,21). Sono stati registrati anche daini, caprioli, gatti selvatici e altre specie, a conferma della la ricchezza faunistica del parco.

 Il censimento del cervo al bramito

Rapporti più dettagliati riguardano il censimento del cervo e del lupo. Conoscere la dimensione e la struttura della popolazione di cervi nel parco è essenziale per mantenere un equilibrio ecologico. Se la popolazione di cervi diventa troppo grande, può causare sovrappopolazione e danni agli ecosistemi, come il sovrapascolo, che danneggia la vegetazione e riduce la biodiversità. Il censimento viene effettuato durante la stagione riproduttiva, quando i maschi adulti emettono il caratteristico bramito (tra settembre e ottobre). Gli operatori si posizionano in punti di ascolto strategici, spesso elevati, per registrare le vocalizzazioni notturne.

Utilizzando goniometri orientati al nord magnetico con l’ausilio di bussole – e da quest’anno un’app dedicata – i rilevatori (“censitori”) contano il numero di versi e riportano la loro provenienza per facilitarne ex post la triangolazione tra tutte le rilevazioni. Questa aiuterà a quantificare la popolazione di cervi maschi adulti e di conseguenza – con un complesso metodo statistico – anche la consistenza dei branchi (a spanne per ogni maschio adulto si stimano circa 15-18 capi tra femmine e prole).

Nel 2023, in linea con gli anni precedenti il censimento ha confermato un calo di cervi all’interno del parco, come riportato nel documento “Relazione finale sul censimento del cervo al bramito nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi”.

Si legge nel documento: “Il metodo della triangolazione ha infatti permesso di localizzare nell’area di indagine del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi 272 cervi maschi bramenti che rappresentano il numero minimo certo di maschi presenti nell’area di studio, con una densità di 1,38 capi/100 ha (si vedano tabella pubblicate in queste pagine). Rispetto al 2022 si è avuto un numero complessivo di cervi bramenti inferiore soprattutto nel versante Toscana-Firenze e nel versante romagnolo”.

popolazione cervo

Prospettive future

C’è ora da attendere i risultati del censimento condotto a settembre scorso, che verosimilmente saranno disponibili non prima di febbraio 2025. Nel frattempo, stando alle cifre 2023, si contano meno di 300 cervi bramenti tra il versante toscano (province di Firenze e Arezzo) e romagnolo (Forlì-Cesena). Sono tanti o pochi? E se calano – come sembra – perché calano? Non sono preoccupati Andrea Gennai e Nadia Cappai, rispettivamente direttore e veterinario dell’ente Parco.

“L’andamento che seguiamo negli anni è abbastanza fisiologico, inoltre se temporaneamente la popolazione di cervi sembra qui diminuire potrebbe invece aumentare nelle aree limitrofe. E questo è un bel segnale”. Difficile dire, insomma, come stiano andando effettivamente le cose.

Chi scrive, ha partecipato a più edizioni del censimento al bramito (seppur alcuni anni addietro prima di rientrare nell’ultima edizione 2024). Inevitabile chiedersi se i cervi eccedenti in Abruzzo possano essere riportati in Casentino (ebbene sì, anni fa ci fu un percorso coatto inverso). Costi troppo elevati? Difficile valutazione dell’impatto ambientale correlato alla reintroduzione? La domanda al momento resta inevasa.

Il segreto della coesistenza

L’esperienza del censimento ha comunque molto da insegnare anche rispetto al diritto di cittadinanza delle diverse istanze della collettività. Nei gruppi di censitori (globalmente oltre cinquecento operatori distribuiti in gruppi di tre persone durante le prime ore notturne e nell’arco di un paio di giorni) convivono Carabinieri forestali, personale del Parco, rappresentanti delle unioni dei comuni, volontari provenienti da tutta Italia (quasi tutti esperti faunistici, studenti universitari o semplici appassionati) e… cacciatori.

Sì, proprio loro. La caccia agli ungulati – ovviamente vietata all’interno del Parco – è invece possibile e sempre regolamentata in altre zone della Toscana, dell’Umbria e dell’Emilia Romagna (per citare le aree limitrofe). Il reciproco scambio di conoscenze tra le associazioni venatorie, i rappresentanti delle istituzioni, gli studenti e gli esperti faunistici (l’operazione di monitoraggio è da anni allestita e gestita dalla società cooperative agricola specializzata D.R.E.Am.) serve quantomeno ai primi e ai secondi in ottica di formazione, conoscenza delle leggi e degli indispensabili rudimenti su abitudini, comportamenti e salute degli animali indagati. Le diversità di vedute ovviamente non mancano.

Nei racconti dei cacciatori, di notte, affettando salami e bevendo caffè, si sfogliano ricordi e foto tra cui alcune più che truculente. Si parla del fatto, adducendo aneddoti più che prove, che se i cervi diminuiscono il responsabile è uno e uno solo: il lupo.

“Qui abbonda e te lo ritrovi pure in città come Arezzo. Un ragazzo è stato aggredito e gli è andata bene: ha perso solo una scarpa. La colpa è nostra che non gli abbiamo tirato (al lupo) …”.

Se non l’hanno fatto, ovviamente, è perché la legge finora colpisce con pugno fermo la caccia alle specie “rigorosamente protette” effettuata con qualunque mezzo. Poco i cacciatori sono convinti del ruolo di equilibrio che invece gioca anche da queste parti il grande predatore e confidano in un allentamento delle norme come quello che si sta configurando in Europa.

Il monitoraggio dei lupi

In Casentino si effettua anche il censimento dei lupi , svolto con fototrappole e la tecnica del wolf howling (ululati registrati rilanciati con altoparlante cui gli animali, se presenti, in genere rispondono anche a grande distanza). Essendo i principali predatori naturali di cervi e cinghiali, i lupi svolgono una funzione essenziale nel mantenerne sotto controllo le popolazioni, prevenendo danni agli ecosistemi.

Tuttavia, i lupi rimangono minacciati da fattori antropici, come la persecuzione umana e l’ibridazione con i cani domestici. Il monitoraggio costante permette di valutare la loro distribuzione, la dimensione dei branchi e il rischio di ibridazione, informazioni fondamentali per sviluppare strategie di conservazione basate su dati scientifici.

Secondo uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Genes, intitolato “How to Choose? Comparing Different Methods to Count Wolf Packs in a Protected Area of the Northern Apennines”, l’approccio più efficace per il censimento dei lupi è quello che integra diverse tecniche, tra cui il wolf howling, il fototrappolaggio, la radiotelemetria (su lupi radiocollarati) e anche il campionamento genetico non invasivo. Quest’ultimo, seppur costoso e complesso, permette di identificare eventuali ibridazioni e di tracciare la genealogia dei lupi.

Tra maggio 2019 e aprile 2020, l’uso combinato di queste tecniche ha consentito di identificare 13 branchi di lupi nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, confermando l’importanza di un monitoraggio integrato per ottenere dati affidabili.

La dieta del lupo

Il rapporto “Relazione sulla dieta del lupo (Canis lupus) e analisi dei dati di fototrappolaggio nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi” relativo allo stesso periodo (2019-2020) attesta che i lupi, con la loro dieta, contribuiscono a una selezione naturale che sostiene la salute delle popolazioni predate.

Come accennato, il lupo svolge un ruolo cruciale nel controllo della popolazione degli ungulati selvatici. Questi animali costituiscono la parte predominante della dieta del lupo (89,2%), in particolare cinghiali (60,7%), cervi (10,5%), caprioli (9,5%) e daini (4,3%). La predazione del lupo è orientata soprattutto verso individui più giovani o vulnerabili, come i piccoli di cervidi in estate e i cinghiali più piccoli (del peso tra i 10 e i 35 Kg) e più facilmente cacciabili. Il bestiame domestico costituisce solo lo 0,5% della dieta, mentre la componente vegetale è presente soprattutto in estate.

Gli autori del rapporto concludono osservando che il lupo, essendo un predatore opportunista e generalista, adatta la sua dieta in base alla disponibilità di prede stagionali, svolgendo un ruolo di regolatore naturale per mantenere l’equilibrio tra le diverse specie e prevenendo un eccessivo sovrappopolamento, che potrebbe danneggiare l’ecosistema.

Il ruolo del lupo nella prevenzione della peste suina

Studi svolti all’inizio degli anni 2000 e alle soglie del 2020 mostrano come tale ruolo regolatore possa arrivare alla prevenzione della diffusione di malattie infettive, come la peste suina africana (Psa). Tra il 1994 e il 2003, durante un focolaio di peste suina classica in Slovacchia, uno studio ha suggerito il potenziale del lupo nel limitare la diffusione della malattia sulla base di una semplice osservazione: i focolai venivano rilevati in ecosistemi in cui non c’erano lupi.

Uno studio più recente, condotto nel 2019 e presentato nell’ambito del convegno Wolves Across Borders, supporta questa ipotesi. I ricercatori hanno immaginato che la predazione del lupo sui cinghiali potesse avere il potenziale di sradicare gli individui infetti e limitare la diffusione della Psa.

La possibilità che il lupo svolga un effetto igienico- sanitario in un contesto del genere è di grande rilevanza. La malattia che era diffusa nel 2019 in centro Europa (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, Slovacchia), ha provocato nell’estate del 2024 l’abbattimento di quasi 90 mila capi di bestiame in due mesi in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Il dato, contenuto in un documento del governo italiano presentato a Bruxelles (per maggiori dettagli si veda il servizio dedicato nelle pagine seguenti).

Per lo studio i ricercatori hanno analizzato la composizione della dieta del lupo e la selezione delle prede sulla base di 321 campioni di escrementi da quattro diverse aree nella Slovacchia centrale in un periodo di tre anni tra il 2015 e il 2017. Per capire se la predazione da parte del lupo possa essere uno strumento efficace per controllare la Psa, gli autori hanno usato modelli statistici che tengono conto di come la malattia si diffonde nel tempo e nello spazio.

Hanno considerato la probabilità che un cinghiale abbia la Psa, basandosi su fattori come il sesso e l’età dell’animale infetto e le condizioni ambientali, come il rischio di essere predato dai lupi, nel comune dove sono stati trovati cinghiali infetti morti. I risultati evidenziano il ruolo dei lupi nel fornire un servizio ecosistemico chiave come agente di controllo delle malattie che, secondo gli autori, dovrebbe essere adeguatamente riconosciuto quando si considerano i conflitti tra uomo e carnivori

Tag: Comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri dell'Unione europea (Coreper) / Dream Italia soc. coop / Parco nazionale delle Foreste Casentinesi / Regione Abruzzo /

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