L’industria del pet food continua a crescere, ma serve più internazionalizzazione

Pubblicato il: 19 Agosto 2021|

L’industria europea del pet food continua a crescere. Secondo i dati della Fediaf, la Federazione europea di categoria, negli ultimi tre anni il comparto ha avuto un tasso di crescita del 2,8% dimostrando come le esigenze alimentari degli animali da compagnia siano sempre più nelle priorità dei cittadini europei. E non è questione di retorica, anzi. I pet stanno davvero diventando sempre più importanti nelle vite dei propri padroni, che via via diventano sempre più sensibili alle necessità di cani, gatti, uccellini o rettili di casa. Tra l’altro, a dare manforte alle statistiche, ci pensa anche Assalco con il suo XIV rapporto sull’alimentazione e la cura degli animali da compagnia. Secondo il documento il solo mercato italiano nel 2020 è cresciuto sia in termini di valore (+4,2% rispetto al 2019), sia di volumi (+2%), con un giro di affari complessivo di oltre due miliardi di euro.

I numeri dei pet in Europa

L’Europa è un terreno fertile per le aziende del settore che guardano all’incremento degli animali da compagnia con partecipato interesse. Dopotutto basta vedere i numeri per rendersi conto delle praterie che si aprono per gli attori della filiera alimentare. In tutta Europa (non solo l’Ue), i gatti sono la specie dominante con 110 milioni di esemplari. Seguono i cani con quasi 90 milioni di individui. Ci sono poi uccelli (51 milioni), mammiferi di piccola taglia (29,7 milioni), pesci (15,3 milioni) e rettili (9 milioni). A loro è dedicato il lavoro di 150 aziende in tutta Europa con 200 impianti di produzione e un giro di affari totale di 21,8 miliardi di euro (oltre 8,5 milioni di tonnellate di cibo prodotto). Andando nello specifico italiano abbiamo 8,3 milioni di cani, quasi 8 milioni di gatti, 12,8 milioni di uccelli (è il Paese con il più alto numero di animali di questo tipo), 1,5 milioni di pesci e 1,8 milioni di mammiferi di piccolo taglio. Fanalino di coda sono i rettili (tartarughe in primis) con 1,3 milioni di esemplari.

Internazionalizzazione

In tale contesto risulta essenziale la partecipazione delle aziende all’interno di una rete internazionale. In Europa, secondo Fediaf, le vendite di pet food valgono circa 21 miliardi di euro, circa la metà del giro d’affari del mercato statunitense (44 miliardi di dollari). Le imprese del settore devono ora comprendere quali sono i trend che stanno modellando il mercato. Covid o non Covid, il business sta cambiando soprattutto, come detto, in virtù del fatto che sta cambiando la sensibilità dei padroni di animali domestici e dell’aumento di quest’ultimi nelle famiglie. Dal 10 al 12 novembre prossimo Bologna Fiere ospiterà Zoomark International, la prima fiera del settore (finalmente in presenza) post pandemia (sempre che sia effettivamente finita). Le adesioni sono state tante. Duecentocinquanta da 34 Paesi diverse. Secondo gli organizzatori, “offriranno un’ampia panoramica delle più significative tendenze e delle novità che caratterizzeranno il mercato e i consumi nei prossimi mesi”. L’internazionalizzazione è, da sempre, fra gli obiettivi strategici della fiera. Nell’ultima edizione (2019) ha registrato la presenza di 757 espositori di cui il 67% esteri e di oltre 29mila operatori professionali con una percentuale di esteri superiore al 38%. Il network internazionale si rafforza anche grazie agli accordi stipulati con le grandi piattaforme di e-commerce che aprono al mondo i confini del business delle aziende espositrici. BolognaFiere e Alibaba.com sono i protagonisti di un accordo che consentirebbe agli espositori di sfruttare le opportunità offerte dalla piattaforma di e-commerce b2b a cui attingono oltre 30 milioni di operatori da tutto il mondo (149 i Paesi presenti). Per chiudere, in collaborazione con ITA Italian Trade Agency, l’edizione 2021 offrirà un focus di approfondimento sulle opportunità di business con i Paesi dell’Est Europa.

Verso Paesi terzi

Un pensiero fisso di molte aziende attiene alla faccenda Brexit i cui contorni sono ancora molto sfumati in quanto gli accordi con l’Ue, per quanto già siglati, possono essere soggetti a rimaneggiamenti. Ad esempio il gruppo di lavoro della Fediaf sulle materie prime per la produzione di cibo si sta concentrando moltissimo sulla gestione del commercio verso il Regno Unito ora che è uscito dall’Unione europea. “In quanto gruppo di lavoro – è scritto sul report 2021 – l’obiettivo era mantenere il libero scambio e garantire che il Regno Unito fosse negli elenchi Ue di Paesi terzi e che gli stabilimenti di Paesi terzi fossero autorizzati a importare alimenti per animali domestici e materie prime nell’Ue. Inoltre, insieme agli esperti della Pfma (Pet Food Manufacturers’ Association) del Regno Unito, i dettagli pratici sono stati al centro della scena, come ‘compilare un certificato sanitario per l’esportazione per l’ingresso nell’UE’”. Mantenendo un occhio sui Paesi di confine con l’Unione europea, risulta particolarmente interessante l’Ucraina. Il gruppo di lavoro infatti sta puntando a monitorare la situazione legislativa e regolatoria di Kiev puntando a farne un partner economico di primo piano. I dialoghi con le istituzioni vanno proprio in questa direzione. Altro tassello dell’internazionalismo spinto a cui puntano le imprese Ue riguarda l’Australia. Infatti Bruxelles ha avviato i negoziati per un accordo di libero scambio con Canberra e la proposta stuzzica gli appetiti dei produttori o degli esportatori di materie prime.

Il mercato italiano dell’alimentare animale

L’alimentazione di cani e gatti continua a essere la voce più significativa nel mercato italiano del pet food. Nel 2020, si rileva che le vendite nei principali canali di distribuzione, ovvero grocery, petshop tradizionali e catene petshop hanno raggiunto i 2.257 milioni di euro per un totale di 626.600 tonnellate di alimenti venduti, facendo così registrare un incremento rispettivamente del 4,2% e del 2% sul 2019. A questi dati si aggiungono i risultati ottenuti dai petshop della Gdo, ovvero il nuovo format distributivo a cui hanno dato vita alcuni retail della Grande distribuzione organizzata, che nel 2020 hanno venduto 6.036 tonnellate di alimenti per cani e gatti, per un valore di 34,3 milioni di euro. Nell’eterna sfida tra cane e gatto è quest’ultimo a spuntarla, trainando la spesa degli italiani. Gli alimenti per i felini rappresentano infatti il 53,2% del valore totale del mercato per un valore poco superiore ai 1.200 milioni di euro (+5,9% rispetto al 2019). Gli alimenti per i cani rappresentano il restante 46,8% del mercato, per un valore di circa 1.057 milioni di euro, dato anch’esso in crescita rispetto al 2019 (+ 2,3%).

Uccelli e roditori capofila tra gli animali di piccola taglia

Il mercato degli alimenti per i piccoli animali da compagnia ha visto nel 2020 un fatturato di poco superiore ai 12 milioni di euro presso ipermercati, supermercati e punti vendita Lsp (Libero servizio piccolo). Sono gli uccelli e i roditori a farla da padrone: gli alimenti destinati agli uccelli ornamentali rappresenta il 42,1% del valore del mercato e il 50,5% dei volumi, mentre i prodotti per l’alimentazione dei roditori assorbono il 30% del valore e il 38,9% dei volumi.

Bene anche l’igiene

I dati vedono in crescita anche il comparto degli accessori per la cura e la gestione quotidiana dei pet, all’interno del quale troviamo prodotti per l’igiene, giochi, guinzagli, cucce, ciotole, voliere, acquari, tartarughiere e utensileria varia. Nel 2020 questo mercato ha registrato nel canale Gdo un valore pari a 72,8 milioni di euro e un incremento a valore del 2,3% e a volume del 6,7% rispetto al 2019. Il segmento dei prodotti per l’igiene (tappetini, assorbenti igienici, salviette, shampoo, spazzole, deodoranti e altri prodotti di bellezza) si conferma il più importante con un valore di poco inferiore ai 33 milioni di euro, in crescita del 14,7% rispetto all’anno precedente. Anche il segmento dei giochi per i pet ha raggiunto dimensioni rilevanti, con un giro d’affari complessivo vicino ai 6 milioni di euro (+1,7% rispetto al 2019). Le lettiere per gatto, rilevate separatamente, nel 2020 hanno visto presso il canale Gdo vendite per oltre 76 milioni di euro, con una crescita a valore del 3,1% rispetto all’anno precedente.

Beni di lusso?

Gianmarco Ferrari, presidente di Assalco, è soddisfatto dei risultati, tuttavia pone quesiti importanti: “Poiché il pet food e le prestazioni veterinarie sono a tutti gli effetti prodotti e servizi essenziali per i proprietari degli animali d’affezione, torniamo a sollecitare una riflessione sulla possibilità di alleggerire il carico fiscale che grava sulle famiglie. Oggi nel nostro Paese gli alimenti per gli animali da compagnia e le prestazioni veterinarie sono gravati da un’aliquota Iva al 22%, al pari di un bene di lusso. In altri Paesi come la Germania, tenuto conto del ruolo sociale dei pet, l’aliquota Iva sugli alimenti per animali d’affezione è al 7%, meno di un terzo di quella italiana. Auspichiamo quindi la ricollocazione degli alimenti per gli animali da compagnia e delle prestazioni veterinarie nello scaglione Iva agevolata al 10%”.

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