Meno specie di vertebrati, il Wwf conferma il calo a livello planetario

Wwf
Pubblicato il: 15 Novembre 2022|

Declinano le specie animali nelle popolazioni dei vertebrati, siamo sempre più uguali a noi stessi. In altre parole stiamo perdendo biodiversità. Non una novità assoluta ma confermata a tinte fosche dal nuovo rapporto Living Planet Report 2022, divulgato ogni due anni da Wwf International e dalla Zoological Society di Londra.

Non meno animali ma diminuisce la diversità

Tra il 1970 e il 2018, sostanzia il rapporto, è stato rilevato un calo medio del 69 per cento dell’abbondanza delle popolazioni di specie di vertebrati – mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci – analizzati, in meno di una vita umana. Ci si basa sul Living Planet Index (Lpi) che misura il cambiamento nell’abbondanza media delle popolazioni di vertebrati.

In sostanza si tratta di un “warning indicator”: il Lpi misura quanto sia rara o abbondante una determinata specie rispetto ad altre, che condividono lo stesso ecosistema. Non siamo di fronte quindi a una generica riduzione del numero di vertebrati del pianeta, come riportato da alcuni media. Gli animali ci sono ma si riduce la presenza di un particolare organismo rispetto al numero complessivo degli organismi che popolano una certa zona. In altre parole, si attesta una grave perdita di biodiversità.

L’Europa ha già dato

L’ultima edizione del report ha analizzato circa 32 mila popolazioni e 5300 specie con più di 838 nuove specie e poco più 11 mila nuove popolazioni aggiunte rispetto al precedente rapporto. Riguarda solo i vertebrati, non tutti gli altri animali presenti sul nostro pianeta. Le analisi sono state effettuate nei diversi continenti in base ai dati disponibili. “Le popolazioni monitorate in America Latina e nella regione dei Caraibi hanno mostrato i peggiori trend, con un calo medio del 94% dal 1970”, spiega in una nota Wwf Italia.

“Nello stesso periodo, le popolazioni monitorate in Africa sono diminuite del 66%, mentre quelle in Asia-Pacifico sono diminuite del 55%. In Nord America, le popolazioni monitorate sono diminuite del 20%, mentre l’Europa e l’Asia centrale hanno registrato un calo del 18%, sebbene questi numeri non siano certo positivi, in quanto gran parte della perdita di biodiversità in queste regioni si è registrata nei decenni precedenti”. Le specie d’acqua dolce mostrano il calo più marcato, con un declino medio dell’83%, dice il nuovo report.

Limiti del rapporto

Come precisano gli stessi autori del Living Planet Report l’indagine presenta alcune limitazioni. Non è semplice ottenere stime accurate perché è difficile avere una visione completa dell’andamento delle popolazioni dei vertebrati. Inoltre, le ricerche sono state effettuate nel corso di molti anni e non è detto che i risultati precedenti abbiano la stessa accuratezza di quelli attuali. La tecnologia e le modalità di studio sono progredite nel tempo.

I dati del Living Report sono validi ma è importante proseguire nella definizione di metodi di osservazione sempre più accurati. Infine, i dati si riferiscono solo ai vertebrati, circa 50 mila specie conosciute, la metà delle quali sono pesci. Una goccia nel mare: “Diversi studi riportano che il numero delle specie viventi sul pianeta possa variare da 4 a 100 milioni. Solo una parte di esse, (da 1,5 a 1,8 milioni), è attualmente conosciuta e, come dimostrano le scoperte recenti, è possibile che ci siano ancora mammiferi sfuggiti all’osservazione degli zoologi”, come riporta Ispra e l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale. “Si ritiene che molte specie vegetali e animali di ambienti tropicali o marini non siano mai state osservate, per non parlare degli invertebrati e dei funghi. E meno dell’1% dei batteri è stato catalogato”.

Crisi climatica e biodiversità

La perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi derivano da una crescente domanda di energia, cibo e altri materiali a causa della rapida crescita economica, l’aumento della popolazione, il boom del commercio internazionale e le scelte tecnologiche, soprattutto negli ultimi 50 anni. Secondo il report Living Planet 2022 è probabile che il cambiamento climatico in corso, dovuto proprio all’espansione demografica ed economica, divenga nei prossimi anni la causa principale della perdita di biodiversità. Due facce della stessa medaglia. Al momento circa un milione di specie animali e piante sono a rischio di estinzione. Un esempio: i coralli che vivono in acque calde. Un riscaldamento di 1,5° C comporterà una perdita del 70-90% di queste specie e un riscaldamento di 2° C porterà una perdita di oltre il 99%.

“I progressi per conservare e ripristinare la biodiversità sono in gran parte falliti in tutti i paesi – si legge nel report – nessuno dei 20 obiettivi di biodiversità di Aichi per il 2020 (Piano strategico per la biodiversità 2011-2020) sono stati pienamente soddisfatti e, in alcuni casi, la situazione nel 2020 è persino peggiore rispetto al 2010. Allo stesso modo non riusciamo a raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi 2015 nel quadro della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Convenzione sul clima, UNFCCC). L’accordo persegue l’obiettivo di limitare ben al di sotto dei 2°C il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale, puntando a un aumento massimo della temperatura pari a 1,5°C”. Un percorso che centri l’obiettivo dei 1.5°C richiede emissioni globali dimezzate rispetto alle stime attuali previste per il 2030 e zero netto entro la metà del secolo. Sfortunatamente, è probabile che l’obiettivo 1,5°C sarà superato prima del 2040, conclude il Report.

Tag: Living Planet Report / wwf /

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