Vaiolo delle scimmie (monkeypox), diversi casi in Europa e il primo anche in Italia

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Pubblicato il: 19 Maggio 2022|

Dopo Uk, Portogallo, Usa e Spagna, ora anche l’Italia registra il primo caso di Monkeypox o vaiolo delle scimmie, un’infezione causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo ma che si differenzia dal vaiolo stesso per la minore diffusività e gravità.  A darne notizia l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato in un tweet: “Ho comunicato al ministro della Salute Roberto Speranza l’isolamento, avvenuto all’Inmi Spallanzani di Roma, del primo caso a livello nazionale del cosiddetto monkeypox, vaiolo delle scimmie”. Si tratta di una giovane italiano di ritorno dalle isole Canarie.

Cosa è il monkeypox

Il vaiolo delle scimmie è una rara malattia virale causata dal virus appartenente alla famiglia degli orthopoxvirus. È diffusa in particolare tra primati e piccoli roditori, prevalentemente nei Paesi tropicali dell’Africa centrale e occidentale. Viene chiamata così perché fu scoperta nelle scimmie da laboratorio nel 1958. In seguito, studi su animali in Africa hanno riscontrato evidenze d’infezione in scoiattoli, che si ritiene svolgano un ruolo importante come ospiti naturali della malattia. Nel 1970 è stato identificato come la causa di una malattia degli esseri umani simile al vaiolo in località remote dell’Africa.

Si trasmette dall’animale all’uomo attraverso la saliva ed altri fluidi dell’animale o il contatto diretto con l’animale. Mentre tra umani si trasmette attraverso droplets, contatto con fluidi corporei o con le lesioni cutanee. Proprio le manifestazioni cutanee quali vescicole, pustole, piccole croste, sono l’espressione caratteristica della malattia. Oltre ad esse, i sintomi negli umani comprendono febbre, mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, linfonodi ingrossati, brividi e stanchezza. La trasmissione da uomo a uomo del virus avviene con un periodo di incubazione di circa 12 giorni (da 7 a 21 giorni). La malattia presenta sintomi che di solito si risolvono spontaneamente entro 14-21 giorni, come riporta l’Oms.

I casi in Europa

La situazione è costantemente monitorata come ricorda lo stesso D’Amato e altri esperti interpellati sulla questione, ma intanto il virus comincia a diffondersi anche in Europa. Qui sono stati isolati i primi casi di vaiolo delle scimmie non legati a una storia di viaggi recenti in aree endemiche, come la Nigeria, né a contatti con i casi segnalati, come ricorda il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie Ecdc. “È la prima volta che vengono segnalate catene di trasmissione in Europa senza collegamenti epidemiologici noti con l’Africa occidentale e centrale. Sono anche i primi casi al mondo segnalati tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (Msm)” riporta l’ente europeo in riferimento ai casi confermati dall’Uk Health Security Agency nel Regno Unito nella prima metà di maggio. A seguire, altri cinque casi son stati confermati in Portogallo e altri venti restano sospetti, “tutti giovani uomini e tutti a Lisbona e nella valle del Tago” riporta l’Ecdc. “Anche la Spagna ha segnalato otto casi sospetti”. Casi di monkeypox sospetti e confermati sono oggetto di indagine anche negli Stati Uniti e in Canada.

Il rischio di trasmissione

“Si ritiene che il virus del vaiolo delle scimmie abbia una trasmissibilità moderata tra gli esseri umani (molto meno del vaiolo ndr). In questo caso, la trasmissione tra partner sessuali, a causa del contatto intimo durante il sesso con lesioni cutanee infettive, sembra la probabile modalità di trasmissione tra gli Msm” riporta l’Ecdc. “Data la frequenza insolitamente alta di trasmissione da uomo a uomo osservata e la probabile trasmissione a livello di comunità senza una storia di viaggi in aree endemiche, la probabilità di un’ulteriore diffusione del virus attraverso uno stretto contatto, ad esempio durante le attività sessuali, è considerata alta. La probabilità di trasmissione tra persone senza stretto contatto è considerata bassa. Quanto all’entità della trasmissione comunitaria – prosegue l’Ecdc, – è attualmente sconosciuta. Tuttavia, nei paesi colpiti dell’Ue/Spazio economico europeo stanno iniziando test mirati su persone con manifestazioni cliniche compatibili col vaiolo delle scimmie”.

 Le conseguenze sulla salute

È possibile che le persone che non sono state vaccinate contro il vaiolo (vaccinazione abolita in Italia nel 1981) siano a maggior rischio di infezione con il monkeypox per l’assenza di anticorpi che, per la similitudine del virus del vaiolo con il monkeypox, possono essere efficaci a contrastare anche questa virosi. Il vaccino antivaioloso infatti è stato dimostrato efficace all’85% nel prevenire la manifestazione umana di vaiolo delle scimmie.

In genere però la manifestazione clinica del vaiolo delle scimmie è lieve. Esistono due cladi di virus del vaiolo delle scimmie, quello dell’Africa occidentale, rilevato in Europa, e il clade del bacino del Congo (Africa centrale). Negli studi condotti nei Paesi africani è stato osservato che il clade dell’Africa occidentale, che è stato finora rilevato nei casi segnalati in Europa, ha un tasso di mortalità del 3,6%. “La mortalità è maggiore tra i bambini e i giovani adulti e gli individui immunocompromessi sono particolarmente a rischio di malattie gravi” riferisce ancora l’Ecdc che assicura di fornire a breve una rapida valutazione del rischio, invitando nel frattempo i sanitari a mantenere alta l’attenzione.

Sotto controllo

Il virus è monitorato da tempo, con casi negli anni ’80 e ‘90, prevalentemente in Africa. Ora la trasmissione umana del virus è stata confermata da uno studio epidemiologico a cura dei Cdc americani, dell’European Programme for Intervention Epidemiology Training e dell’Oms, probabilmente facilitata rispetto ai decenni precedenti dalla più alta percentuale di persone suscettibili in quanto non preventivamente vaccinate contro il vaiolo. Al momento non esiste un trattamento specifico per il vaiolo delle scimmie. Si sta valutando il ruolo del vaccino per il vaiolo nei pazienti esposti e farmaci antivirali, come il cidofovir, per il trattamento.

Raccomanda l’Ecdc: “I casi sospetti devono essere isolati, testati e notificati tempestivamente. Per i casi positivi dovrebbe essere avviato il tracciamento dei contatti a ritroso e in avanti. Se nel paese sono disponibili vaccini contro il vaiolo, la vaccinazione dei contatti stretti ad alto rischio dovrebbe essere presa in considerazione dopo una valutazione del rapporto rischio-beneficio. Per i casi più gravi, può essere preso in considerazione il trattamento con un antivirale registrato, se disponibile nel Paese”.

La task force italiana

Intanto l’Ecdc ha attivato un sistema di allerta a livello europeo al quale partecipa anche l’Istituto superiore di sanità. Inoltre, l’Iss ha costituito una task force composta da esperti del settore ed ha contattato le reti sentinella dei centri per le infezioni sessualmente trasmesse al fine di monitorare continuamente la situazione nazionale. Tracciamento, sorveglianza e isolamento sono le parole d’ordine anche per Matteo Bassetti del Policlinico San Martino di Genova, Maria Rita Gismondo dell’ospedale Sacco di Milano e Fabrizio Pregliasco dell’Università degli suti di Milano intervistati dall’Adnkronos salute.

“Ora è un problema europeo e globale, dobbiamo fare molto bene il tracciamento e far sì che si fermi un focolaio che è partito, sottolinea Bassetti. Seguito da Gismondo che invita a non avere panico e mantenere la calma, ma allo stesso tempo agire rapidamente e tenere alta l’attenzione: “Per ora si tratta di casi isolati che si possono circoscrivere, visto che vengono correttamente segnalati” commenta. “Possono e devono essere circoscritti ora”, esorta l’esperta. D’accordo anche Pregliasco che aggiunge: “Al momento è necessario solo procedere correttamente con segnalazioni tempestive e un’attenzione specifica nei laboratori”.

Tag: centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie / ecdc / scimmie / vaiolo / vaiolo scimmie / virus /

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