Verso il primo vaccino contro la febbre di Lassa: incoraggianti i risultati del trial clinico

Sono positivi i risultati di un trial clinico preliminare che ha valutato il primo potenziale vaccino combinato contro la febbre di Lassa e la rabbia, sviluppato dai ricercatori del Center for Vaccine Development and Global Health (Cvd) della University of Maryland School of Medicine. Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, ha dimostrato che il vaccino è sicuro e in grado di indurre una risposta immunitaria contro entrambi i virus. Un dato positivo, in particolare per la febbre di Lassa per cui al momento non esistono vaccini approvati.
“Questo vaccino è stato progettato per proteggere da due virus di grande rilevanza per la salute globale”, ha dichiarato Justin Ortiz, principal investigator dello studio, professore di Medicina presso la University of Maryland School of Medicine e ricercatore del Cvd. “Combinare due bersagli in un unico prodotto potrebbe ridurre la necessità di campagne vaccinali separate e semplificare la distribuzione in contesti dove l’accesso alle cure è limitato”.
Una minaccia per la salute pubblica
Il virus di Lassa è stato classificato dall’organizzazione mondiale della sanità (Oms) come una minaccia per la salute pubblica nell’Africa occidentale e l’infezione è stata inserita tra le malattie prioritarie per la ricerca. Come il virus Ebola, può causare forme gravi di malattia e focolai periodici nei Paesi africani.
Secondo gli Africa centres for disease control and prevention, ogni anno si registrano circa 300 mila infezioni e 5 mila decessi, anche se il numero reale potrebbe essere più elevato a causa della limitata sorveglianza epidemiologica. La malattia è particolarmente pericolosa durante la gravidanza: oltre l’80% delle infezioni nel terzo trimestre si associa alla morte della madre o del feto.
Inoltre, le aree in cui la febbre di Lassa è endemica, comprese diverse regioni dell’Africa occidentale e subsahariana, presentano anche un elevato carico di rabbia, una malattia che provoca migliaia di morti ogni anno ed è quasi sempre fatale una volta comparsi i sintomi.
L’impatto del cambiamento climatico
Numeri destinati a crescere secondo Mark T. Gladwin, preside della University of Maryland School of Medicine, che ha spiegato come il cambiamento climatico stia contribuendo ad ampliare l’area geografica a rischio per la febbre di Lassa (una zoonosi) ben oltre la Nigeria e l’Africa occidentale.
“Si stima che circa 700 milioni di persone nel mondo siano oggi a rischio” ha aggiunto. “Entro il 2070, il numero di Paesi africani che svilupperanno condizioni ecologiche favorevoli alla diffusione del virus potrebbe aumentare drasticamente. Per questo motivo è urgente disporre di un vaccino efficace contro questa infezione potenzialmente letale”.
Risultati incoraggianti
Nel trial randomizzato e controllato sono stati coinvolti 54 volontari adulti sani dell’area di Baltimora, assegnati casualmente a ricevere differenti dosaggi del vaccino sperimentale Lassarab, associato a un adiuvante, oppure un vaccino antirabbico già autorizzato come controllo.
I partecipanti hanno ricevuto due dosi a distanza di 28 giorni. Le risposte immunitarie sono state analizzate fino a 61 giorni dalla vaccinazione nell’ambito di un’analisi ad interim.
I risultati mostrano che Lassarab, è risultato sicuro, senza eventi avversi gravi correlati alla vaccinazione. Inoltre, il candidato vaccino ha indotto risposte anticorpali rapide e robuste sia contro il virus di Lassa sia contro quello della rabbia, mentre il vaccino di controllo ha generato una risposta immunitaria esclusivamente contro la rabbia.
Verso studi clinici più avanzati
Questo primo studio negli esseri umani – finanziato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases, parte dei National Institutes of Health – è stato progettato per valutare la sicurezza e l’immunogenicità di un virus della rabbia inattivato e adiuvato, ingegnerizzato per esprimere sulla propria superficie il complesso glicoproteico del virus di Lassa.
Il trial è tuttora in corso e sicurezza e immunogenicità saranno monitorate fino a 394 giorni dopo la vaccinazione. Se i risultati confermeranno il mantenimento della risposta immunitaria nel tempo, il programma proseguirà verso studi clinici più avanzati.
Una piattaforma per i Paesi più colpiti
Aspetto particolarmente rilevante del vaccino – sviluppato da un gruppo di ricerca della Thomas Jefferson University guidato da Matthias Schnell, direttore del Jefferson Center for Vaccines and Pandemic Preparedness – è che può essere liofilizzato e conservato senza la necessità di una rigorosa catena del freddo, facilitandone la distribuzione nelle aree più remote del mondo.
“Questo studio evidenzia l’impegno del Cvd nell’affrontare malattie di rilevanza globale”, ha affermato Stefan Kappe, direttore del Cvd e titolare della cattedra Myron M. Levine Endowed Professor of Pediatrics. “Lassarab non solo prende di mira malattie di grande impatto sanitario, ma utilizza anche una piattaforma che potrebbe rendere la distribuzione del vaccino praticabile proprio nelle aree del mondo maggiormente colpite”.
Il vaccino potrebbe avere un impatto talmente rilevante, che già lo scorso anno, prima ancora della disponibilità dei risultati, Nature Medicine aveva inserito il trial tra gli undici studi del 2026 con il maggiore potenziale per rispondere a importanti bisogni medici ancora insoddisfatti.


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