La Repubblica – Affari Finanza

(l.d.o)


SECONDO JEFF ROTTINGHAUS, GESTORE DEL FONDO T. ROWE PRICE, LA CRESCITA È ANCORA LIMITATA E I FONDAMENTALI DELLE AZIENDE RESTANO DEBOLI


«Abbiamo una view cauta sull’azionario americano, dato che i fondamentali sono deboli e la crescita dell’economia mondiale è destinata a restare su livelli contenuti ancora per diverso tempo. Riteniamo che in questa fase si debba scegliere con grande attenzione i singoli titoli da inserire in portafoglio». È la convinzione di Jeff Rottinghaus, gestore del fondo T. Rowe Price (società con 763 miliardi di dollari in gestione, presente in Italia da fine 2014) Us Large Cap Equity. Che attualmente vede opportunità di rivalutazione soprattutto nel pharma, «dove ci sono aziende con business stabili come Pfizer e Bristol-Myers», e sul financial, «ma limitatamente alle grandi banche d’investimento come JP Morgan e Bank of New York». Mentre l’esperto si mostra diffidente verso gli istituti più esposti sul retail «per l’elevato rischio di credito». Tra i settori da sottopesare indica, invece, l’Information Tecnology, ma con qualche eccezione. «Il nostro fondo è investito in titoli come Google, Microsoft e Apple». Via via che il mercato si sposta verso il cloud computing, è la sua riflessione, si delinea un quadro molto di vincitori e perdenti. «Tra i primi ci sono Google, Amazon e Microsoft». Tra i perdenti ci sono invece nomi come Ibm, e Intel, società «che hanno una grande tradizione alle spalle, ma non sono qui fin state in grado di cavalcare i trend di business legati alla nuvola». Allargando l’orizzonte allo scenario macro, per Rottinghaus la Fed manterrà un atteggiamento prudente anche nei mesi a venire, «viste le turbolenze generate sull’economia internazionale dal primo rialzo dello scorso dicembre». Per altro, la Banca centrale americana, ricorda, non può accelerare nel processo di normalizzazione dei tassi, per evitare un eccessivo rafforzamento del dollaro, che penalizzerebbe le società statunitensi più esposte sul fronte dell’export. Nel 2016 restano solo due finestre per un possibile ritocco all’insù: a luglio «dopo aver conosciuto il risultato del referendum su Brexit», e a dicembre, «dopo le elezioni presidenziali negli Usa». S.DI MEO

Foto: L’esperto ricorda che la Banca centrale americana non può accelerare nel processo di normalizzazione dei tassi, per evitare un eccessivo rafforzamento del dollaro, che penalizzerebbe le società