Conto terzi: l’Italia è prima in Europa con 1,5 miliardi di produzione

Primo in Europa, con un valore di produzione pari a 1,5 miliardi di euro. Il giovane comparto italiano dei contoterzisti supera la Germania (1,2 miliardi) e la Francia (un miliardo) e si posiziona in vetta, anche sul fronte occupazionale, circa 8 mila addetti contro i 6 mila tedeschi e i 5 mila francesi. Una cima conquistata grazie a una cresciuta continua che non ha subito interruzioni dal 2005. Solo nell’ultimo quinquennio (2010-2015) il valore della produzione è aumentato del 24% (rispetto al -7% dell’industria manifatturiera). Il segno più ha caratterizzato tutti i segmenti del comparto, a partire dalle sostanze ad alta attività e biologiche che hanno avuto la crescita maggiore (+153%), pur rappresentando ad oggi solo il 17% del totale, seguiti dai prodotti sterili (30% del totale) saliti del 19% e non sterili (53%) del 9%. Un piccolo “gioiello” del made in Italy che è riuscito negli anni a raggiungere una quota pari al 29% della produzione complessiva europea del contract development and manufacturing organization (Cdmo) farmaceutico, superiore anche al totale dell’industria manifatturiera (13%). La fotografia del settore è stata scattata da uno studio della società di consulenza e ricerca Prometeia presentato oggi a Milano nel corso dell’incontro “Il Cdmo farmaceutico: un’eccellenza dell’industria italiana” organizzato da Farmindustria.
A sostenere lo sviluppo senza battute d’arresto del comparto sono state le esportazioni (65% della produzione totale) salite del 34% tra il 2010 e il 2015 e la propensione ad investire delle aziende. “Il nostro settore ha avuto un’importante evoluzione, prima si produceva solo, ora forniamo un servizio completo e lo portiamo in tutto il mondo” ha commentato Giorgio Bruno, presidente Gruppo Produttori Conto Terzi di Farmindustria, che riunisce 17 imprese. Dal 2010 ad oggi l’80% della spesa per investimenti è stata destinata alle linee produttive per rispondere con velocità, flessibilità ed affidabilità alle richieste del mercato. Imprese tecnologiche in cui esistono già best practice da industria 4.0: dalla gestione automatizzata della supply chain, al controllo remoto degli impianti e dei processi produttivi, all’ambito più nuovo della “fabbrica virtuale” con l’utilizzo di software per pianificare la produzione e riconfigurare gli stabilimenti in un’ambiente 3D. “Si comincia a parlare di modello 4.0 anche a livello di Confindustria. Le aziende del settore farmaceutico sono già a uno stadio avanzato di questa evoluzione. L’Agenzia italiana del farmaco e i suoi ispettori devono prestare attenzione a questo nuovo modello” ha sottolineato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria.
Per lo sviluppo futuro del settore le aziende del comparto puntano ad aumentare l’efficienza delle produzioni, mantenere un elevato standard qualitativo degli impianti e migliorare la flessibilità. “Un fattore fondamentale per noi è il tempo – sottolinea il presidente Bruno – Dobbiamo avere risposte veloci. Non vogliamo scappare dai controlli ma vogliamo procedure snelle e rapide per rispondere tempestivamente alle esigenze del mercato. Su questo fronte è fondamentale il dialogo con le istituzioni”. Un confronto che deve portare anche a un cambio della governance attuale del comparto farmaceutico “Il mercato del pharma necessita di una nuova governance – ha dichiarato Scaccabarozzi – l’attuale non regge più, il sistema dei payback non è più sostenibile. Anche il Governo se ne è reso conto. Serve una governance che consenta alle imprese di sopravvivere, sarebbe un peccato vedere aziende che delocalizzano”. Un intervento ancor più prioritario, sottolinea il presidente di Farmindustria, considerando che il farmaceutico, insieme all’automobilistico, ha rappresentato uno dei motori di ripartenza del paese. “Si può dire che la produzione farmaceutica ha archiviato la crisi. E’ il primo settore per export e investimenti esteri nel paese e per crescita di produttività – continua il presidente – e per produzione procapite supera anche la Germania, oggi al vertice per produzione farmaceutica. Contiamo nel giro di un paio di anni di passare avanti”. E sul Fondo sui farmaci innovativi, ha dichiarato “è stato un segno di attenzione del Governo in un momento di crisi. In questo fondo entrano tutti i prodotti riconosciuti da Aifa come innovativi nel corso della negoziazione. Le risorse sono al di fuori del tetto di spesa, ad esclusione degli sforamenti. Quanti altri paesi – conclude Scaccabarozzi – possono vantare un fondo al di fuori della spesa corrente?”.


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