Così la tecnologia cloud-native sostiene la medicina di prossimità

Pubblicato il: 24 Giugno 2022|

La sanità riparte dal territorio e dalle nuove tecnologie. Dopo l’uragano portato dalla pandemia, il ministero della Salute ha stilato i nuovi standard contenuti nel cosiddetto DM71 per riformare l’assistenza e dare così attuazione alla Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che porta in dote 7 miliardi di euro solo per questa competenza. Il decreto ha ricevuto il via libera all’adozione con una delibera sostitutiva da parte del Consiglio dei Ministri, data la mancata approvazione della Conferenza Stato-Regioni, per rispettare i tempi stabiliti dalla programmazione comunitaria. A vigilare sulla applicazione dei nuovi standard sarà l’Agenas che presenterà una relazione semestrale.

La nuova assistenza territoriale

La riforma del sistema di assistenza territoriale mira a portare le risposte ai bisogni di salute il più vicino possibile ai cittadini, anche tramite servizi digitali e di telemedicina. L’ottica è quella dettata dall’approccio integrato (One Health) e dalla visione olistica (Planetary Health) che non lascia indietro la tutela dell’ambiente. Il modello si regge su una trama costituita da distretti sanitari (1 ogni circa 100 mila abitanti). All’interno, pedine di spicco sono le 1.288 Case di comunità, una ogni 40-50mila abitanti, attive dalla seconda metà del 2026. Solo su di esse il governo punta 2 miliardi di euro. Qui i cittadini troveranno un’assistenza infermieristica h24, sette giorni su sette, per quanto riguarda cure primarie, vaccinazioni, visite specialistiche e screening di prevenzione. Per funzionare, le Case saranno in collegamento con gli studi medici (reperibili invece h12, sei giorni alla settimana) e con i 380 Ospedali di Comunità, che offriranno interventi clinici a bassa intensità e di breve durata per rendere l’assistenza personalizzata sulla base delle esigenze del paziente con patologie lievi o recidive croniche. Cruciali per il completamento del sistema sono le farmacie, gli hospice, i consultori e l’assistenza a casa. I servizi del distretto saranno coordinati da più di 600 Centrali operative territoriali.

Il valore strategico dell’interoperabilità

La macchina funzionerà solo se i vari pezzi del motore saranno collegati fra loro, questo è chiaro. Strategiche due parole: coordinamento e interoperabilità dei dati. I servizi alla persona infatti saranno sempre più basati sulla conoscenza e sulla condivisione tra i vari livelli (nazionale, regionale e territoriale) delle informazioni digitali. Tutte le unità operative che danno vita al distretto devono essere dotate di soluzioni idonee al fine di produrre documenti nativi digitali che vanno ad alimentare il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) di ogni cittadino. I dati in questo modo potranno essere oggetto di monitoraggio dell’assistenza territoriale. In più le piattaforme di telemedicina adottate a livello regionale dovranno essere interoperabili con quelle a livello nazionale.

Verso la connected care

La comunicazione dei dati tra unità distrettuali non può avvenire senza una sferzata di investimenti sul piano della digitalizzazione. Il nostro Paese negli anni della pandemia ha sofferto la scarsa attenzione data alla sanità digitale. Il modello a cui si vuole puntare oggi è quello della “connected care” ovvero un ecosistema che permetta al cittadino di accedere alle proprie informazioni sanitarie e di condividerle con le piattaforme e i diversi specialisti. In questo modo tutti i soggetti impegnati nel processo di cura possono avere una lettura completa della storia del paziente. Pilastri del modello, oltre al Fse, sono la Cartella clinica elettronica, i sistemi di intelligenza artificiale, capaci di valorizzare i dati raccolti, e le terapie digitali cioè le applicazioni per prevenire o trattare una patologia in combinazione ai farmaci. Tra i servizi che si potranno implementare ci sono tutte le app, ma anche la condivisione di referti clinici. Obiettivi indicati dal Pnrr prevedono che, entro la fine del 2025, l’85% dei medici di base contribuiranno ad alimentare i fascicoli e che tutte le regioni lo adotteranno entro la metà del 2026. Per la telemedicina invece l’obiettivo è l’assistenza di 200 mila pazienti entro il 2025.

I vantaggi dell’approccio modulare

Per consentire la realizzazione dell’ecosistema descritto della “connected care” è basilare affidarsi alla logica del cloud computing in grado di consentire agli utenti e alle aziende di controllare e salvare, tramite la rete internet, i database e le applicazioni sui server inseriti nella nuvola. Questo permette alle aziende sanitarie, ad esempio, di non avere la necessità di detenere server fisici, abbattendo così i costi e allo stesso tempo aumentando la sicurezza visto che i dati sono sempre disponibili e a prova di furto. Inoltre, le tecnologie cloud abilitano le aziende alla creazione di piattaforme digitali modulari che superano la rigida logica monolitica che caratterizza le infrastrutture tradizionali. Le soluzioni modulari dei software usati per gestire i servizi e offrire prestazioni sono composte da diversi moduli e sono le più adatte in questo contesto in cui c’è la necessità di offrire un servizio personalizzato, più efficiente e interconnesso. Anche l’esigenza dell’interoperabilità è soddisfatta perché gli architetti di sistema dovranno solo concentrarsi su come definire le logiche di prodotto e collegare i vari moduli, risparmiando così costi e sforzi di sviluppo, riducendo inoltre il rischio operativo

Perché cloud-native è meglio

Un passo in avanti nel campo del cloud computing è dato dal cloud-native, ovvero, un nuovo approccio per creare applicazioni scalabili partendo da ambienti dinamici, proprio come i cloud usati da aziende sanitarie pubbliche. Spesso queste ultime sono caratterizzate da strutture monolitiche che però non permettono di gestire al meglio l’aumento del volume dei dati e degli applicativi che invece il nuovo modello di sanità propone. Secondo la società di analisi e consulenza Gartner, il futuro dell’assistenza sanitaria sarà componibile, vale a dire che anche le aziende dovranno essere in grado di adattare rapidamente i loro modelli organizzativi e di business per stare al passo con i cambiamenti del mercato. Un esempio di piattaforma, capace di accelerare la transizione su questi modelli e renderli efficaci per pazienti, medici e sistema sanitario, è Mia-Care. La start up aiuta le aziende ospedaliere, pharma e di digital health, a trasformarsi e dotarsi di tecnologie all’avanguardia per rispondere meglio alle esigenze della popolazione con servizi digitali ad alto valore innovativo. La soluzione offerta dalla piattaforma permette di vincere la sfida della digitalizzazione grazie a un approccio modulare. La software suite infatti consente ai team di sviluppo delle aziende del settore sanitario di realizzare, rilasciare e scalare con semplicità i nuovi servizi e i prodotti digitali riducendo in modo consistente i costi e di commercializzazione.

Piattaforme pronte all’uso

L’uso di piattaforme come Mia-Care consente di non partire da zero ma di sfruttare una serie di applicazioni e microservizi specifici per il settore sanitario pronti per essere usati. La loro combinazione, unita alla possibilità di aggiungere personalizzazioni in modo autonomo, consente di creare soluzioni con tempi e costi di delivery ridotti, permettendo di arrivare sul mercato molto più velocemente. Proprio per questo, la piattaforma potrà essere utile per le Case e gli Ospedali di comunità che dovranno rispondere ai bisogni della popolazione di riferimento anche attraverso strumenti e servizi digitali. I vantaggi sono vari. Per prima cosa, la suite si integra con facilità con i canali pubblici e privati e i servizi per la gestione del paziente sono di rapida configurazione. Inoltre, grazie alla tecnologia cloud-native, si riducono i tempi di sviluppo, implementazione, commercializzazione e i costi di manutenzione. Inoltre, permette di avere il controllo totale sul codice sorgente creato mitigando il rischio di lock in. Infine c’è da considerare la sostenibilità economica. La piattaforma tecnologica, basata su un modello scalabile e modulare, permette una maggiore efficienza in termini di costo beneficio, poiché non c’è la necessità di duplicare strumenti o risorse visto che il prodotto consente l’interoperabilità con attori diversi dell’ecosistema e il riutilizzo di componenti software già configurate.

Tag: cloud-native / mia-care /

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