Digital health, bisogna rafforzare “i ponti” tra grandi aziende e startup

Pubblicato il: 29 Giugno 2021|

Ci sono vari modi per far collaborare una grande multinazionale e una startup. O ciò avviene attraverso un’acquisizione o tramite accordi ben precisi. Tuttavia spesso le realtà più minute fanno fatica a comprendere le esigenze di business dei gruppi meglio strutturati anche se la vera innovazione, spesso, arriva proprio dalle piccole società che concentrano la propria attività su un tema preciso. Il servizi digitali, ad esempio. Questa attitudine fa gola alle multinazionali che vedono nelle startup serbatoi quasi inesauribili di idee. Ma come detto “i ponti” tra realtà così diverse nascondono delle insidie e proprio per questo motivo fioriscono acceleratori di startup affinché anche piccole società possano mettersi in mostra a una platea più ampia, spiegare ciò che fanno e comprendere le esigenze delle realtà internazionali.

Avvicinare i “desiderata” delle parti in causa

Le startup sono realtà dinamiche. Composte prevalentemente da poche persone hanno un organico snello e le decisioni vengono prese molto in fretta. Tutt’altra faccenda per le grandi aziende dove le pressioni del regolatorio e la complessità dell’organico rendono i processi molto lenti e farraginosi. Due modi di lavorare molto diversi e che necessitano di un punto di incontro. Negli Usa, per esempio, è stato da poco lanciato un bando (voluto dall’acceleratore Pharmstars) dedicato alle startup che offrono servizi digitali. Il bando di Pharmstars prevede che vengano scelte 10 startup a seguito della compilazione di un apposito application form e che vengano inserite in un programma di mentoring e training di 10 settimane aventi per focus le innovazioni in ambito clinico. Al termine del percorso, il programma termina con un evento conclusivo pensato per mettere in contatto diretto aziende e startup.

Grandi investimenti ma accordi limitati

Il programma di mentoring è attivo negli Usa dove, a fronte di investimenti pesanti nella digital health (6,7 miliardi nel primo semestre 2021), sono stati registrati pochi accordi (relativamente alla quantità di denaro messa in circolazione). Questo perché i gap tra le due realtà sono ancora molto evidenti sia dal punto di vista culturale (cioè di concetto di business) che di operatività (dimensioni aziendali ecc…). Le grandi aziende hanno bisogno di idee e freschezza, le startup di soldi e di avere le spalle coperte. Se l’equazione appare semplice da risolvere, nella realtà dei fatti non è così in quanto da entrambe le parti ci deve essere la necessità (appunto culturale) di approcciarsi l’una all’altra adattandosi, per quanto possibile, alle esigenze altrui.
 
 

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