Guenter (Merck): “Puntiamo sulla produzione di prossimità e sul rafforzamento dell’area europea e italiana” 

Pubblicato il: 16 Maggio 2022|

Una lunga storia industriale che vede le radici ben radicate in Europa. Merck è tra le prima dieci multinazionali farmaceutiche e il segmento europeo rappresenta una parte importante del business, con il 46% dei dipendenti sul totale. In particolare, l’Europa riveste un ruolo primario per l’healthcare di Merck, ospitando dodici dei 18 stabilimenti di produzione di medicinali (circa il 70%) e servendo 27 milioni di pazienti in Europa. Un asset geografico che l’azienda intende potenziare con nuovi investimenti, orientati soprattutto alla sostenibilità dell’intera filiera produttiva. Peter Guenter, membro dell’Executive board di Merck e ceo Healthcare, parla ad AboutPharma degli obiettivi di sviluppo in Europa e del peso dell’Italia sul business globale.  

Il Pnrr rappresenta un’opportunità per l’intero settore farmaceutico. Quali sono i primi passi da compiere per attrarre investimenti nel settore delle scienze della vita e diventare veramente competitivi a livello europeo? 

“Molte delle missioni stabilite nel Pnrr possono avere un impatto molto positivo sul nostro settore. Un cambio di rotta arriva anche dalla Legge di Bilancio 2022 che ha introdotto misure di modifica della governance farmaceutica (come l’aumento della quota del Fondo sanitario nazionale dedicata alla spesa farmaceutica e ai prodotti innovativi e nuovi cap per il sistema di payback). Siamo certamente lieti della rinnovata attenzione che il governo italiano sta rivolgendo al settore sanitario, anche per l’importantissimo contributo delle aziende farmaceutiche durante la pandemia. Come ha rimarcato anche il premier Draghi: ‘La ricerca italiana e l’industria delle scienze della vita sono già in prima linea in Europa e nell’Unione europea e faremo di tutto per far sì che rimangano lì’. Tuttavia, riteniamo che potrebbe essere necessario un ulteriore impulso per creare le condizioni necessarie per attrarre ulteriori risorse per l’industria farmaceutica, da sempre motore di innovazione e crescita in Italia”. 

In che modo innovazione e sostenibilità possono essere i driver della crescita futura? 

“La nostra ambizione è sfruttare la scienza e la tecnologia per ottenere progressi per l’umanità. Per noi, imprenditorialità sostenibile, innovazione e crescita redditizia devono andare di pari passo e miriamo a integrare la sostenibilità in tutte le nostre catene del valore. Un grande esempio viene dalla nostra area di business della fertilità, settore terapeutico nel quale siamo stati pionieri indiscussi: la nostra storia in quest’area terapeutica inizia proprio qui in Italia, alla fine degli anni ‘40, grazie alle ricerche di Piero Donini, chimico dell’Istituto Farmacologico Serono. Oggi siamo ancora leader di mercato in questo settore, dove continuiamo a fornire innovazione: in questi giorni stiamo annunciando il lancio del nuovo packaging del farmaco per la fertilità Slim Pack. Questa nuova soluzione fornisce un imballaggio più piccolo del 40% e, occupando meno spazio refrigerato in clinica e a casa, migliorerà la portabilità e la praticità lungo l’intera catena del valore, anche per i pazienti. Date queste dimensioni ridotte e il fatto che è completamente plastic free, il nuovo imballaggio è assolutamente ecologico: consente di ridurre le emissioni di Co2, dato il minor spazio che occupa durante il trasporto su camion e in aereo, ed evita il rilascio di tonnellate di plastica nell’ambiente. Prevediamo che questo nuovo imballaggio possa ridurre le emissioni legate ai trasporti di circa un terzo, o l’equivalente di 360 tonnellate di Co2eq (wtw) l’anno”. 

Parlando di healthcare per Merck l’innovazione è strategica. Qual è la sua idea di innovazione applicata al settore sanitario? Quali sono le linee di ricerca in corso e quelle future? 

“Il nostro contributo all’innovazione nel settore sanitario è molto chiaro: guidati dalla nostra ambizione di essere un global specialty innovator, applichiamo un approccio di ‘leadership focalizzata’, volto a progredire in quei settori in cui abbiamo già posizioni di leadership molto forti e dove la nostra consolidata esperienza può aiutare a rispondere a quei bisogni medici che non sono ancora soddisfatti. Ad esempio per la sclerosi multipla siamo stati pionieri per quasi 25 anni: abbiamo recentemente lanciato le compresse di cladribina per la sclerosi multipla recidivante altamente attiva e siamo di nuovo in prima linea con l’inibitore orale della tirosin-chinasi (BTK) di Bruton, evobrutinib, che è in fase III. In oncologia, stiamo anche dando un’importante dimostrazione del nostro impegno per far progredire lo standard di cura nei tumori difficili da curare con avelumab, una molecola sviluppata e distribuita da Merck in un’alleanza strategica con Pfizer per il trattamento di mantenimento nei pazienti con carcinoma uroteliale, localmente avanzato o metastatico, senza progressione dopo una chemioterapia a base di platino (di recente Aifa ha approvato la rimborsabilità, ndr). Ovviamente non ci fermeremo qui, dobbiamo impegnarci ad aumentare la nostra pipeline di franchising specialistici con opportunità interne ed esterne, continuando a sfruttare il nostro portfolio consolidato in aree ad alto bisogno insoddisfatto (ad es. fertilità, endocrinologia pediatrica, tiroide), per continuare alimentando la nostra spinta all’innovazione”. 

Parlando invece di assistenza sanitaria. Ci saranno nuovi investimenti nel nostro Paese? 

“Abbiamo 14 progetti in varie fasi di sviluppo clinico, con un focus importante sull’oncologia, ma anche sulla neurologia e sull’immunologia. L’Italia dà un contributo importante al nostro sviluppo clinico: nel periodo 2016-2021 sono state effettuate 49 sperimentazioni in questo Paese. E non possiamo dimenticare il valore fornito dai nostri centri di ricerca e sviluppo, a Guidonia e Ivrea, all’intera organizzazione Merck, con una grande esperienza che copre tutte le fasi dello sviluppo del farmaco, dal preclinico alla registrazione. Naturalmente vogliamo continuare a valorizzare questa eccellenza: l’Italia continuerà a dare un contributo essenziale ai nostri sforzi di innovazione nei prossimi anni”. 

Il periodo storico che stiamo vivendo, con l’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, crea incertezza sulla ripresa economica. Come state affrontando gli alti prezzi dell’energia e l’impatto sulla produzione? 

“Il tema di un uso più razionale delle materie prime energetiche non è per noi legato alla situazione attuale, poiché ce ne occupiamo da molti anni. La sostenibilità è una componente essenziale della nostra strategia e dei nostri processi aziendali. Ci siamo posti l’obiettivo di diventare climaticamente neutrali entro il 2040. E ci impegniamo a risparmiare energia e ottimizzare le risorse all’interno della nostra intera organizzazione. In questo senso Merck Italia è un ottimo esempio: dal 2015 al 2019 i consumi energetici (luce e gas) dei nostri siti sono diminuiti del 5,3% (mentre il consumo energetico italiano è aumentato del 3,2%). Inoltre, i nostri centri italiani stanno ottimizzando anche l’uso dell’acqua, dove siamo riusciti a ridurre i consumi del 13% negli ultimi cinque anni. Con un più ampio riferimento al contesto europeo, c’è un tema che voglio evidenziare ed è molto importante sia dal punto di vista della soddisfazione dei bisogni di salute che da quello della sostenibilità, ovvero la produzione di prossimità, che consente sia di rispondere tempestivamente a un’adeguata fornitura di farmaci anche durante i periodi di emergenza sanitaria sia di ridurre l’inquinamento da trasporto e le emissioni di Co2. Ecco perché siamo così orgogliosi di avere una presenza produttiva così importante in Europa”. 

Come può reagire il settore farmaceutico che, a differenza di altri, non può trasferire gli aumenti dei costi sul consumatore finale a causa dei prezzi imposti? Ci sono una serie di iniziative a livello europeo che promuovono presso le istituzioni la domanda di maggiore flessibilità nel processo di tariffazione e rimborso. Qual è la sua posizione su questo tema? 

“Certamente l’industria può intervenire cercando di individuare i punti di efficienza lungo l’intera catena del valore. Invito tutti a pensare alle misure di sostenibilità ambientale come un approccio vantaggioso: riducendo l’impatto delle nostre attività possiamo infatti anche arrivare a ridurre i costi. Le istituzioni dovrebbero cominciare a pensare sempre meno in termini di costo del farmaco e sempre di più in termini di valore: basti pensare a come un medicinale può essere in grado di ridurre gli impatti sociali e i conseguenti costi della malattia (compresi quelli sostenuti dai pazienti a causa del deterioramento della qualità della vita) ma anche altri connessi”. 

L’iter normativo che porta dalla richiesta di autorizzazione all’approvazione del medicinale fino alla disponibilità per il paziente è soggetto a numerosi passaggi burocratici. Come è possibile ottimizzare questo processo accelerando i tempi di risposta alle esigenze non soddisfatte? 

“È chiaro che esistono disuguaglianze nell’accesso dei pazienti ai farmaci in Europa, con differenze significative tra i Paesi per il numero di prodotti disponibili in un determinato momento. Inoltre, i sistemi di rimborso nazionali variano notevolmente da un Paese all’altro. La sfida emersa dalla pandemia Covid, con la rapida attuazione di meccanismi di approvazione accelerata, come la Rolling review, ha evidenziato che, se esiste un obiettivo comune, istituzione e industria possono collaborare e dialogare in maniera continuativa per rispondere in modo sempre più tempestivo alle esigenze terapeutiche, senza rinunciare al rigore scientifico e alla sicurezza del paziente. Penso che dobbiamo basarci su questa esperienza: agilità e decisioni più rapide dovrebbero essere le parole chiave. L’Italia è un caso paradigmatico in questo contesto: da un lato, c’è stato un certo miglioramento dei tempi di accesso ai farmaci negli ultimi anni. Dall’altro, c’è urgenza di fare di più. Negli ultimi anni l’Italia ha raggiunto una media di 61 settimane che intercorrono tra autorizzazione dell’Ema e disponibilità per il paziente (la media europea è di 73 settimane). Una tendenza positiva ma c’è ancora un ampio margine di miglioramento per raggiungere le performance dei Paesi leader in Europa (in Germania sono necessarie soltanto 19 settimane). È fondamentale semplificare la burocrazia e favorire un dialogo stabile tra industria e istituzioni che tenga conto della necessità di garantire la sostenibilità del Ssn, da un lato e dall’altro del valore fornito dall’industria farmaceutica in termini di innovazione, soddisfazione dei bisogni sanitari e riduzione degli impatti sociali e indiretti delle malattie. Penso che queste ulteriori evoluzioni siano fortemente necessarie per garantire che aziende come Merck, che danno un contributo molto importante in termini di economia, salute e innovazione, possano continuare a investire e contribuire alla crescita del Paese”. 

MERCK IN ITALIA: TUTTI I NUMERI 

Merck ha una presenza capillare in Italia. “Siamo attivi in ​​questo Paese in tutte le fasi della catena del valore farmaceutica – sottolinea Peter Guenter – dalla fornitura di strumenti e servizi per la ricerca scientifica alla commercializzazione di farmaci, compresa la ricerca e sviluppo preclinici e clinici, fino alla produzione e confezionamento di farmaci. Con queste capacità siamo presenti a Roma con headquarter Healthcare, a Guidonia e ad Ivrea con i siti di ricerca, poi abbiamo il nostro stabilimento produttivo a Bari e i nostri uffici Life science a Milano. Tutti questi siti sono entità molto importanti per le operazioni di Merck in Italia, in Europa e su scala globale”. 

“Merck partecipa alla crescita economica dell’Italia – sottolinea Guenter – contribuendo al Pil per 403 milioni di euro, grazie a continui investimenti, alla centralità della produzione e una rete di oltre 1500 fornitori in 19 Regioni. Dal 2016 a oggi sono stati investiti circa 230 milioni di euro e nel futuro si pensa al potenziamento dei siti di ricerca e sviluppo e produzione, ma anche allo sviluppo di soluzioni di salute digitale, al fine di rispondere meglio alla domanda dei pazienti che sta aumentando a causa delle sfide assistenziali poste dalla pandemia”. 

Tag: materie prime energetiche / Merck Italia / peter guenter / sostenibilità /

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