Medical devices: anche i piccoli possono internazionalizzarsi

Pubblicato il: 3 Aprile 2014|

Dal numero 117 di Aboutpharma and Medical Devices di aprile

Tempi di pagamento ancora al rallentatore, investimenti in ricerca in netto calo, rischio di deterioramento della qualità delle prestazioni e politica fiscale troppo onerosa: ecco le criticità principali che tengono al laccio il mercato interno dell’industria dei medical devices e che di certo non evocano immagini di leggerezza, rapidità ed esattezza.

Tuttavia, e per fortuna, il settore dei dispositivi medici, che nel Belpaese annovera circa tremila imprese, ha un’altra faccia della medaglia: l’export che vola alto, a conferma che la creatività e l’eccellenza italiane ancora attraggono oltre confine. L’internazionalizzazione è un treno da non perdere e Assobiomedica, il Mise, Ice e ReteImpresa hanno deciso di sedersi attorno allo stesso tavolo con l’obiettivo di promuovere l’export del made in Italy.

Nel dibattito che si è svolto lo scorso 29 gennaio al convegno “Strategie e strumenti per l’internazionalizzazione dell’industria italiana dei dispositivi medici” l’associazione industriale che raggruppa i produttori di dispositivi medici ha posto l’attenzione sul fatto che le piccole e medie imprese italiane necessitano di supporto per avviare i processi di export, mentre Fulvio D’Alvia, direttore di RetImpresa Confindustria, ha presentato l’accordo siglato con Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) per aiutare le imprese a effettuare valutazioni di prefattibilità di programmi di rete per l’estero. Insomma, nell’attesa di vedere le prime mosse del governo Renzi, gli attori della filiera si parlano. AboutPharma per cercare di comprendere quali sono i vincoli che ancora limitano le pmi ad affacciarsi sul mercato straniero e quali invece le opportunità di rilancio del settore, ha intervistato Paolo Gazzaniga, direttore del Centro studi Assobiomedica. Tocca a lui richiamare l’attenzione degli imprenditori italiani sull’importanza di conoscere gli strumenti esistenti per aumentare il grado d’internazionalizzazione, con l’augurio che la politica faccia la sua parte.

Oggi il perdurare della crisi e le potenzialità dei nuovi mercati hanno spinto molte aziende italiane a riconoscere nell’internazionalizzazione una valida alternativa al mercato locale. Più che una sfida sembra trattarsi di una necessità diffusa, ma va intrapresa con una strutturazione adeguata. L’industria dei dispositivi medici come si colloca nello scenario estero?

Il 79% delle imprese di produzione dei medical devices esporta dall’Italia e oltre la metà sono operative in almeno tre continenti. I principali mercati di sbocco sono: Europa Occidentale e Federazione Russa; Stati Uniti, Argentina e Brasile; Paesi arabi, India e Cina. Nel 2012 le esportazioni italiane sono cresciute del 9,6% circa e così anche la produzione (6,6%). I buoni risultati dell’export hanno visto una modesta domanda nei tradizionali mercati di sbocco nell’area euro (Germania +4,1%; Francia –1,5%), a fronte di ottimi risultati ottenuti negli Stati Uniti (21,2%) e nei mercati emergenti, come Brasile, India e Cina. A breve disporremo dei dati relativi al 2013: ad oggi l’impressione è che saranno confermate cifre in crescita.

Tuttavia per le piccole e medie imprese, che hanno il vantaggio rispetto alle multinazionali di saper produrre innovazione con maggiore rapidità, è ancora difficile affacciarsi ai mercati esteri e per questo è importante l’aiuto del Governo. Il viceministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda lo scorso 29 gennaio aveva affermato che il Ministero stava puntando all’export del Made in Italy con un incremento dei finanziamenti all’Ice, con il quale abbiamo una collaborazione da circa due anni.

 

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Tag: assobiomedica / Assobiotec / Confindustria / Esaote / Export / governo Renzi / Ice / internazionalizzazione / Ministero Sviluppo Economico / pmi /

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