Nel segno della “RInnovAzione”

janssen
Pubblicato il: 5 Aprile 2022|

Andare incontro all’innovazione, senza cancellare il buono del sistema attuale. Per usare un neologismo, bisognerebbe attuare un processo di “RInnovAzione”. È questo il segnale che viene trasmesso dal rapporto realizzato dalla fondazione Censis in collaborazione con Janssen Italia, che traccia una fotografia del Servizio sanitario nazionale e l’evoluzione auspicata dai cittadini italiani. La ricerca, presentata nella sede del Ministero della Salute, è stata condotta nell’ambito del progetto “I Cantieri per la Sanità del Futuro”, avviato nel 2021 da Censis e Janssen Italia al fine di individuare le direttrici di sviluppo della sanità post-covid.

Rinnovare l’azione

Nei due anni di pandemia, il Servizio sanitario nazionale ha dato prova di grande capacità e di qualche area di miglioramento. Ora la sfida del futuro sarà percorrere la strada dell’innovazione senza distruggere ciò che ha funzionato bene. A suggerirlo sono gli stessi cittadini che hanno partecipato all’indagine: “Il 73 per cento – spiega Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis  – esprime fiducia nel Servizio sanitario nazionale della propria regione e il 61 per cento crede che migliorerà. I fattori principali su cui puntare l’attenzione sono tanti, ma il messaggio che emerge è chiaro: serve ‘RInnovAzione’ – commenta Valerii – una parola che tiene insieme la ricerca, l’innovazione, l’azione e l’esigenza di rinnovare”.

Sanità personalizzata

 Il rapporto ha analizzato il ruolo che giocheranno i quattro attori principali dell’ecosistema sanitario: i cittadini, i medici, gli innovatori (ricercatori e aziende) e la digital health. In primo luogo le persone vanno viste oggi come “espressione di una soggettività matura”, chiarisce Valerii. Lo dimostrano le risposte registrate nel rapporto: “L’82 per cento – afferma il direttore generale – è disponibile ad adottare comportamenti salutari. Il 67 per cento si informa autonomamente sulla propria salute. Più del 66 per cento svolge visite e accertamenti di prevenzione, il 41 per cento dialoga con i medici in maniera attiva”. Ma c’è un dato ancora più netto: il 94 per cento si aspetta una personalizzazione delle cure e il 93 per cento attende percorsi di cura a domicilio o negli ospedali modulati sulla base dei propri bisogni. Per quanto riguarda i medici, il rapporto ribadisce la centralità delle professioni sanitarie anche nel futuro. “Il 95 per cento ritiene che vadano liberati da eccessivi carichi burocratici e amministrativi per dedicarsi ai pazienti”.

Il giudizio su ricerca e industria

Le risposte su ricercatori e industrie, intesi come innovatori con un ruolo importante nello sviluppo del nostro Ssn, sono significative: “Due terzi degli intervistati – sottolinea – hanno fiducia nelle imprese del farmaco”. Chiaro come i due anni di emergenza sanitaria abbiano fatto spiccare l’importanza della collaborazione fra scienza e comparto industriale. “Il 94 per cento afferma – ricorda il direttore del Censis ­– che la spesa pubblica nella ricerca scientifica non è vista più come un costo ma piuttosto come un investimento. Il 94 per cento si attende che gli innovatori possano portare a una maggiore efficacia delle cure e a una più alta qualità della vita di chi soffre di malattie croniche. Il 91 per cento confida in una riduzione del rischio di ammalarsi tramite vaccini e accertamenti diagnostici precoci. Anche dal punto di vista della prevenzione, viene affidato un ruolo di primo piano agli innovatori”.

Fiducia nella digital health

Per ultima, la digital health che può essere l’arma vincente nei prossimi anni: “Possiamo aspettarci da questa un boost che potrà favorire l’accuratezza della diagnosi grazie al buon utilizzo dei dati. Un uso intelligente delle informazioni può dare un contributo decisivo alla sanità del futuro”, commenta Valerii. Il rapporto ha inoltre rilevato come da parte dell’opinione pubblica ci sia una grande disponibilità a concedere il proprio consenso per il trattamento dei dati sulla salute necessari per condurre gli studi clinici. “Il 66 per cento già oggi è persuaso che i dati siano gestiti dalle istituzioni nel pieno rispetto della privacy e il 65 per cento è favorevole allo sviluppo di registri sanitari digitali allargati”.

La salute è un investimento

Il rapporto dimostra come, anche a causa della pandemia, le persone abbiano compreso il valore della ricerca. “Il cittadino ha capito che la salute è un investimento”, interpreta Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Janssen Italia e Head of External affairs Johnson & Johnson Italia. Scaccabarozzi afferma di essere rimasto colpito dalla fiducia e dal valore che i cittadini ripongono nella salute, che emergono dall’indagine. Per il presidente, la diffusione di vaccini e il grande sforzo produttivo messo in atto dall’Italia non era scontato. “Siamo fra i Paesi che hanno portato avanti la campagna vaccinale in maniera più rapida e organizzata. È successo perché c’è stato innanzitutto un tempestivo impegno nella ricerca e una forte collaborazione fra pubblico e privato”. Quanto alla fiducia espressa nei confronti delle industrie, il presidente si dice orgoglioso ma “i farmaci – osserva – per arrivare ai pazienti devono essere disponibili. L’industria in questo momento è un partner strategico del Sistema paese. Nei due anni di Covid, non sono infatti mancati i farmaci per tutti gli altri malati, non abbiamo fatto venire meno le cure attraverso la collaborazione con le istituzioni”. Per Scaccabarozzi bisogna cambiare il modello di rimborso: “Dobbiamo passare da un modello vecchio dei silos a uno olistico. I cittadini hanno toccato con mano finalmente i benefici della personalizzazione delle cure, ricevendole in alcuni casi direttamente a casa . Oggi di tutti i farmaci in via di sviluppo, oltre 50 riguardano terapie personalizzate”. A essere cambiato è lo schema: “L’innovazione è a 360° e si sta superando il modello dell’unica misura per tutti per riuscire a dare farmaci giusti al momento giusto, garantendo anche risparmi per il sistema”.

Un rapporto da saldare

Non poteva mancare il focus sui medici di medicina generale. A loro “è affidata la stratificazione dei bisogni della popolazione”, suggerisce Daiana Taddeo, Area Ricerca nazionale della Società italiana di medicina generale e cure primarie (Simg). La strategia della sanità del futuro, secondo la rappresentante della Simg, passa attraverso la collaborazione del team di specialisti che prendono in carico i pazienti. “Nel rapporto ci sono tutte le fondamenta per costruire il nostro quasi perfetto Servizio sanitario nazionale”, sostiene Taddeo che insiste nel rafforzare la rete tramite la condivisione del fascicolo sanitario elettronico. “È giunto il momento che venga invitato il legislatore a normare le caratteristiche legislative a carico della televisita e del teleconsulto con la valorizzazione dei devices a domicilio, nell’ottica di dare una definizione della prescrizione conseguente. Il ruolo del medico nel futuro deve prevedere la prevenzione, la persona, l’aderenza terapeutica, l’inclusione di tutto ciò che sta riportando alla luce negli ultimi anni”.

 Riformare la prossimità

La “casa come primo luogo di cura” è lo slogan che ha scelto il governo per accompagnare la riorganizzazione dei servizi territoriali. Al compito sta lavorando l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) insieme a ministero e regioni. “Stiamo andando nella direzione giusta”, sostiene Alice Borghini, dirigente dell’organizzazione Modelli Sanitari Territoriali dell’Agenas, intervenuta in collegamento durante la presentazione. “Si dovrà lavorare in maniera stretta fra professionisti, aziende e regioni – aggiunge – per l’introduzione di case di comunità e il potenziamento dei servizi di telemedicina, grazie ai fondi del Pnrr. La riforma dell’assistenza territoriale è la “mile stone” del Piano ed è una riforma abilitante del tipo di investimenti. Risponderemo ai cambiamenti fisiologici dei bisogni di salute della popolazione, in ottica di personalizzazione delle cure e integrazione della presa in carico della persona nei vari setting, favorendo l’empowerment del paziente e un maggiore coinvolgimento della persona per un ruolo attivo nel Servizio sanitario nazionale”.

A domicilio

Sempre più i servizi dovranno essere a misura dei cittadini e sempre più il cittadino dovrà essere raggiunto dalle cure. A esserne convinta è Anna Lisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva. “La consegna a domicilio – ricorda – è stato un grande valore nella pandemia. Nel futuro la spesa per la sanità andrà vista come fondamentale”. Mandorino ha evidenziato la necessità di rivedere i Livelli essenziali di assistenza (Lea), inserendo anche le cure domiciliari. “Se non vengono inseriti nei Lea la personalizzazione è difficile. I Lea sono sempre fermi al 2017 e andrebbero aggiornati”.

Tag: censis / Janssen / Servizio Sanitario Nazionale /

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