Rischio cardiovascolare: un ecosistema per gestirlo

Pubblicato il: 21 Dicembre 2021|

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte in tutto il mondo. Una gestione più efficiente dell’ipercolesterolemia nei pazienti cronici a rischio cardiovascolare implicherebbe un risparmio di oltre un miliardo di euro l’anno per il nostro Servizio sanitario nazionale. La pandemia da Covid-19 ha reso necessario ripensare le dinamiche alla base della gestione sanitaria. In tal senso, il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza mira alla realizzazione di una sanità di prossimità e a una propositiva sinergia tra ospedale e territorio attraverso la digital health, affinché la casa diventi il primo luogo di cura e si possa prestare assistenza ai malati cronici in modo continuativo e appropriato. Sulla scia di questa ondata di rinnovamento, un advisory board di stakeholder istituzionali ha deciso di promuovere il Value Based Healthcare Ecosystem (Vbhe) in Cardiovascular Risk Patient Management, un ecosistema di organizzazioni sanitarie pubbliche e private, per implementare nuovi percorsi diagnostico-terapeutico assistenziali e modelli all’avanguardia per la gestione dei pazienti a rischio cardiovascolare tramite l’adozione di sistemi di cardiologia digitale.

Il Value Based Healthcare Ecosystem

Il Vbhe, composto da Fondazione Innovazione e Sicurezza in Sanità, Gruppo San Donato, Iniziativa Medica Lombarda (Iml) e Cooperativa Esercenti Farmacia (Cef), Gruppo Multimedica, Allianz Care e ItaliAssistenza, prevede il coordinamento scientifico della Rete Cardiologica degli Ircss e la main partnership di Daiichi Sankyo Italia come capofila di altre aziende farmaceutiche e biomedicali. “Dopo l’esperienza della pandemia è ormai ineludibile la necessità di una sanità basata sul Valore, in grado di mettere al centro i bisogni di assistenza sanitaria delle persone. Con la collaborazione di diversi partner pubblici e privati ci stiamo impegnando affinché anche nel nostro Paese si faccia questo balzo in avanti, partendo da un progetto pilota strutturato che poi possa essere esteso a tutto il territorio nazionale”, sottolinea Enrico Desideri, presidente della Fondazione Innovazione e Sicurezza in Sanità e uno dei coordinatori dell’advisory board. Oltre a ispirarsi ai principi del Pnrr, l’advisor board ha lavorato alla luce dei risultati di due ricerche.

La prima ricerca

La prima è un’analisi retrospettiva realizzata da CliCon su un campione di pazienti assistibili corrispondenti al 10% della popolazione nazionale. Dallo studio emerge che il 49% dei pazienti in trattamento ipolipemizzante non risulta controllato: percentuale che sale oltre l’80% nei pazienti a rischio alto o molto alto. Il mancato raggiungimento dei target lipidici ha determinato un costo assistenziale annuo complessivo significativamente superiore a quello dei pazienti controllati (4.200 euro vs 2.900) e progressivamente maggiore all’aumentare della distanza dal target lipidico. La componente prevalente di tale costo riguarda le ospedalizzazioni per motivi cardiovascolari (circa il 60%), la cui incidenza appare fortemente correlata alla distanza dal target. “Tali evidenze richiamano l’urgenza di aumentare il grado di controllo dell’assetto lipidico che, in funzione della distanza dal target, può essere migliorato mediante una maggiore aderenza al trattamento, una terapia di combinazione tra sostanze ipolipemizzanti o, in ultima istanza, il ricorso alle terapie più recenti”, commenta Luca Degli Esposti, presidente di CliCon.

La seconda ricerca

La seconda ricerca è stata condotta da Deloitte su un campione di 350 medici specialisti per indagare le principali criticità riscontrate durante l’emergenza da Covid-19 e le direttrici per il cambiamento nel futuro, con un focus sulla gestione del paziente cardio-metabolico complesso. Gli intervistati hanno sottolineato come per realizzare una sanità più efficiente sia necessario: ripensare i carichi di lavoro e ruoli tra ospedale, territorio e domicilio, per arrivare a gestire quanto più in prossimità la prevenzione primaria, il monitoraggio e la continuità terapeutica; adottare approcci multidisciplinari integrati tra specialisti, medici di medicina generale, farmacie di servizio, infermieri e caregiver; abilitare la gestione remota del paziente attraverso un impiego diffuso della digital health. Il 94% dei rispondenti evidenzia la necessità di una riorganizzazione delle attività affidando i casi acuti all’ospedale e la gestione dei casi di complessità minore al territorio. A ciò si aggiunge il bisogno di implementazione di percorsi clinico assistenziali condivisi tra ospedale e territorio per favorire l’integrazione multi-professionale tra la medicina generale e la specialistica, da realizzare grazie soprattutto all’utilizzo di sistemi di sanità digitale, teleconsulto e telemedicina, e l’adozione di un approccio multidisciplinare nella gestione della cronicità. Tuttavia, oltre l’85% segnala l’indisponibilità di risorse da dedicare allo sviluppo di servizi di digital health, mentre il 64% del campione lamenta la mancanza di sistemi di rimborso strutturati e il 62% di linee guida istituzionali di riferimento. Infine, la metà degli intervistati sostiene che sia necessario potenziare lo sviluppo di opportune competenze in sanità digitale avviando percorsi di formazione dedicati al personale sanitario.

Agenda del futuro

Spiega Alberto Drei, Senior Advisor Practice Lifescience Deloitte Italia: “La trasformazione del Ssn secondo le logiche della Value Based Healthcare è parte dell’agenda futura di ogni organizzazione sanitaria, proprio perchè prevista dal Pnrr. Ripensare l’organizzazione sanitaria attorno al paziente diviene obbligatorio e così la necessità di team multidisciplinari che lo seguano lungo tutto il suo continuum terapeutico, ma necessariamente anche di una governance ‘forte’ del servizio sanitario. Ciò non può che avvenire attraverso una base robusta di dati e informazioni sul paziente regolarmente condivisi e all’impiego di un monitoraggio costante di KPI’s non solo di outcome, ma anche di processo: la tecnologia in generale e la digital health sono fondamentali”. Emergono chiari alcuni pilastri per una migliore gestione della persona a rischio cardiovascolare: maggiore prossimità nella presa in carico del paziente attraverso la valorizzazione del territorio, ottimizzazione dei meccanismi di integrazione ospedale-territorio per garantire la continuità assistenziale e potenziamento dei sistemi di digital health. “Il digitale rappresenta uno strumento importante, ma si deve estendere a un ripensamento dei meccanismi di gestione del paziente, di relazione tra mmg e paziente, specialista e ospedale, che consenta di avere il massimo di efficienza”, chiarisce Gianfranco Gensini, Direttore scientifico dell’Ircss Multimedica Milano e coordinatore dell’advisory board. Conclude Massimo Grandi, Presidente e Amministratore Delegato di Daiichi Sankyo Italia. “La pandemia ci ha indicato la strada della digital health e della sanità di prossimità. Percorrerla è possibile ma occorre lo sforzo e l’impegno di tutto il sistema, la sinergia tra istituzioni e industria e unire i know how e le risorse finanziare per fare realmente la differenza e arrivare a un cambio di paradigma. Per questa ragione, Daiichi Sankyo è felice di contribuire alla creazione del Value Based Healthcare Ecosystem e si impegnerà per far sì che funzioni e dia i frutti sperati, perché per noi il paziente è il centro di tutto”.

I partecipanti all’advisory board

All’advisory board di Value Based Healthcare Ecosystem (Vbhe) in Cardiovascular Risk Patient Management partecipano: Valerio Flavio Alberti (Gruppo San Donato); Giulio Aligata (Policlinico San Donato); Luigi Bertinato (Iss e Fondazione Innovazione e Sicurezza In Sanità); Angelo Capelli (Gruppo San Donato); Francesco Conti (Medtronic Italia); Fiorenzo Corti (Fimmg), Enrico Desideri (Fondazione Innovazione e Sicurezza in Sanità); Alberto Drei (Deloitte Consulting), Fiammetta Fabris (Allianz-Italiassistenza); Massimo Gaiotto (Menarini); Gianfranco Gensini (Rete Cardiologica degli Irccs); Massimo Giupponi (ATS Bergamo); Massimo Grandi (Daiichi Sankyo Italia); Alessandro Incecchi (Daiichi Sankyo Italia); Andrea Maini (Piam farmaceutici); Antonello Mirone (Federfarma Servizi); Ilaria Romagnoli (Rotschild & Co.).

In collaborazione con Daiichi Sankyo Italia

Tag: clicon / Daiichi Sankyo Italia / deloitte / Gruppo San Donato / ipercolesterolemia / italiassistenza / rischio cardiovascolare / Value Based Healthcare Ecosystem /

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