Un network da 8 milioni di analisi cliniche per economie di scala a tutto outsourcing per l’healthcare

Pubblicato il: 5 Luglio 2016|

Economie di scala a tutto outsourcing, offrendo servizi di qualità – sia sulle analisi di routine che sui pacchetti di screening più elaborati – alla costellazione di piccoli e medi laboratori analisi che caratterizzano il comparto, puntando sulla partnership a tutto campo con il privato accreditato ma strizzando l’occhio anche al pubblico, avendo nel mirino lo sviluppo dei test genetici per la prevenzione oncologica. Sogna in grande e se lo può permettere la holding viennese Lifebrain AG, fondata nel 2013 e divenuta in tempi record il gruppo europeo più attivo nel settore dei laboratori analisi. Approdata in Italia nel 2014, con l’acquisizione dei Laboratori Guidonia Group (Lag), Lifebrain AG oggi può contare sulla presenza in 11 Regioni, oltre 100 laboratori e punti prelievo, 500 dipendenti e collaborati per un totale di circa 8 milioni di esami eseguiti l’anno. E dopo le prime guerriglie pare sia quasi scoppiata la pace anche con i piccoli laboratori che all’inizio non avevano certo accolto di buon grado la novità: “All’inizio avevano avuto dei timori, ma poi hanno capito che noi non arriviamo per distruggere” spiega Marcello Nicoloso, Chief Executive Officer Italy di Lifebrain AG. Ora però siamo accettati, siamo inseriti nelle associazioni di rappresentanza della categoria e svolgiamo funzioni di service per tanti piccoli laboratori che ci inviano parte del loro lavoro relativo ad analisi complesse che altrimenti non sarebbero in grado di garantire con lo stesso livello di qualità, rapidità ed efficienza”.

Ma è conveniente per tutti?
Deve esserlo: noi non vediamo i piccoli laboratori come concorrenti, ma come clienti. Noi possiamo lavorare con grandi apparecchiature e grandi numeri; i piccoli laboratori, usando il nostro vademecum che contiene circa 1.400 tipi di esami, hanno ampliato il ventaglio dei servizi offerti ai propri clienti. È una relazione win-win.

Perché avete scelto proprio l’Italia?
Perché è tra i mercati più frammentati d’Europa. In Germania, per fare un esempio, ci sono 500 laboratori per 80 milioni di citta- dini; in Italia ce ne sono 8 mila per circa 60 milioni di cittadini. Il problema è realizzare economie di scala per dare un servizio di qua- lità al cittadino, perché l’avanzamento tecno- logico è inarrestabile e il livello della qualità è in continua crescita anche semplicemente per gli esami standard.

Che accordi avete stretto con le strutture sanitarie?
Abbiamo accordi con strutture private accreditate che trovano economicamente più vantaggioso rivolgersi a noi che garantire in proprio il servizio: su richiesta del cliente possiamo allestire presso la struttura un point care testing che consente di effettuare in sede gli esami più urgenti, per i pazienti critici. Invece per tutto quello che può essere refertato ad oltre un’ora dal prelievo fissiamo una tempistica di risposta – 90 minuti, 2 ore e così via – per esami che eseguiamo nei nostri laboratori. Nel caso del Lazio a Guidonia. Ma abbiamo accordi analoghi anche in Toscana con tre strutture ospedaliere.

Dal vostro osservatorio qual è il bilancio sugli effetti del decreto Lorenzin sull’appropriatezza?
Il Decreto è in vigore da circa 6 mesi, ma già da subito, in seguito alle proteste del comparto medico, è stata sospesa la controversa norma relativa alle sanzioni ai medici. Attualmente è in fase di valutazione da parte di un “tavolo tecnico” ma ha avuto comunque l’effetto di determinare, da nostre stime in- terne, una riduzione media delle prescrizioni del 20% in tutta Italia. Capiamo che la riduzione della spesa è uno degli obiettivi, comprensibili, che si volevano raggiungere ma bisogna stare attenti a non scambiare un risparmio immediato con maggiori costi e gravi conseguenze per i cittadini nel medio termine. In linea di massima ritengo che il decreto andrebbe maggiormente condiviso con la classe medica. Credo inoltre che alcuni parametri dovrebbero essere corretti: ad esempio è grave la limitazione all’analisi dei marker tumorali, ma anche i paletti per l’ipercolesterolemia. L’Hdl costa pochi centesimi, le conseguenze da mancata diagnosi assai di più. Significa far scomparire la prevenzione, penalizzare i cittadini e alla fine anche le casse dello Stato. Dopo la crisi mercato greco è stato dimostrato l’aumento delle patologie croniche come conseguenza della riduzione drastica dei servizi socio-sanitari. Per affrontare questa problematica abbiamo creato vari pacchetti in collaborazione con i medici, a tariffe molto vicine al ticket.

Che tipo di pacchetti offrite?
Ce ne sono diversi e coprono le patologie più diffuse: c’è il pacchetto base, con gli esami più semplici; c’è il cardiovascolare, c’è il pacchetto per la tiroide; c’è lo screening a hoc per il papilloma virus. E ce ne sono di differenziati per genere e per età. I costi sono relativamente contenuti perché puntiamo a stimolare il cittadino a sottoporsi agli screening.

Come pubblicizzate l’offerta? Il cittadino si rivolge direttamente ai vostri laboratori? Facciamo attività di informazione presso i medici di base, li informiamo su nuovi esami con visite personali o convegni, lasciamo i depliant sui servizi offerti e abbiamo anche delle Fad che proponiamo ai Mmg.

Partnership con i fornitori?
Nei rapporti con i fornitori ci teniamo ad restare sempre indipendenti: vogliamo essere liberi di acquisire le apparecchiature più avanzate quando vogliamo. Negli contratti sottoscritti dai piccoli laboratori per la fornitura delle apparecchiature si prevede in genere una durata di 5 anni con penali alte in caso di interruzione anticipata dell’accordo. Non è questo il caso di Lifebrain.

Investite molto anche sulle risorse umane.
Quando acquisiamo dei laboratori puntiamo subito sulla specializzazione degli operatori al fine di implementare i processi destinati a velocizzare i tempi di risposta. Lifebrain AG ha comunque un piano di forma- zione annuale che punta all’upgrade interno con corsi trasversali che riguardano tutti gli aspetti: dalla conformità e idoneità dei prelievi di campioni biologici fino alla refertazione. Inoltre investiamo anche sulla formazione dei clienti e tutte le procedure di trasporto svolte dai nostri corrieri sono certificate.

Dopo l’Italia avete in mente altri territori di conquista?
Ci sono altri Paesi interessanti ma dobbiamo andare con calma: ora tutto il board degli investitori è focalizzato sull’attività che abbiamo avviato in Italia. È una palestra importantissima e puntiamo a sviluppare il network su tutto il territorio nazionale. Il resto verrà.

Da AboutPharma and Medical Devices luglio/agosto 2016, n° 140 

Tag: Iss / network / sibioc /

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