Blockbuster: “Gli alberi non crescono (più) fino in cielo”

Big Pharma: i Blockbuster? Hanno nuove origini, parlano lingue diverse, migrano, hanno nuove relazioni

(molto liberamente ispirato da Stephen Jay Gould)

di Sergio Liberatore, General Manager IMS Health Italia

 

Il saggio di Gould mette in discussione la tradizionale rappresentazione lineare dell’evoluzione, sostenendo che la selezione naturale crea solo adattamenti locali e non dà luogo a un gradino di una scala del progresso generale o della complessità crescente. “La moderna teoria dell’evoluzione non richiede cambiamenti graduali”. È la variazione che crea evoluzione? Se in natura per Gould vale una “supremazia della variazione”, così per i megabrand si può parlare oggi di una “evoluzione attraverso la variazione”? L’evoluzione del mercato farmaceutico dagli anni novanta è stata plasmata dall’andamento dei prodotti Blockbuster – brand con fatturato superiore a un miliardo di dollari – che oggi sta attraversando una fase di mutamento… o di evoluzione? I Blockbuster “hanno nuove origini”. Se per anni sono nati dai dipartimenti R&D delle aziende che li portano sul mercato, oggi provengono sempre più spesso da operazioni di M&A o da accordi di collaborazione con società specializzate. I Blockbuster “parlano una lingua diversa”. I Blockbuster degli anni Novanta erano molecole di sintesi dirette a mitigare i sintomi di malattie croniche in primary care; dalla metà degli anni Duemila invece si rivolgono all’area specialistica. Nel 2007, per la prima volta, il loro numero in area specialistica supera quello in primary care. I Blockbuster “migrano”. Gli Stati Uniti rappresentano un’area in contrazione seppur ancora rilevante (dal 64% di share nel 2000 al 56% nel 2011). Aumenta invece il peso di Giappone ed Europa e i Paesi emergenti offrono “ossigeno” ai brand che perdono protezione brevettuale. I Blockbuster “hanno nuove relazioni”. Con i Blockbuster di prima generazione le aziende operavano attraverso sinergie lanciando i prodotti in aree terapeutiche contigue, anche per rendere più sostenibili gli enormi costi commerciali. Oggi le scelte in questo senso paiono meno rigide: il rarefarsi dei bisogni clinici non soddisfatti induce a scelte meno conservatrici, che portano le aziende a entrare in aree nuove per lanciare una molecola promettente. Un cammino fatto dunque di molte variazioni, che avviene in tempi molto concentrati: ormai la trasformazione di un buon prodotto in Blockbuster è costretta in meno di tre anni! Sarà evoluzione o i superbrand sopravviveranno? Ad oggi rappresentano ancora il 40% del mercato farmaceutico mondiale.