Quanto conta l’aderenza alla terapia nell’Hiv

Per uno studio, 15 senatori hanno simulato il trattamento di una malattia cronica. E scoperto quanto è complicato seguirlo

La vita di un malato cronico, come lo sono le persone affette da Hiv, è resa più difficile dalla somministrazione dei medicinali necessari al trattamento: orari, posologia e modalità di assunzione spesso mal si sposano con una normale routine quotidiana. Il risultato spesso è una cattiva aderenza alle terapie, con risultati pessimi per la salute del paziente e, a lungo andare anche per la sostenibilità delle cure. Per sensibilizzare coloro cui tocca prendere decisioni in questo ambito è nato il progetto SimulaTing adheRence,condotto da Gfk Eurisko e presentato ieri in Senato dall’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione.

Lo studio ha coinvolto 15 senatori e 75 operatori sanitari  fra infermieri, infettivologi e farmacisti ospedalieri, che hanno simulato per due settimane l’assunzione giornaliera di un farmaco (una pillola nella prima e due nella seconda) e l’hanno monitorata con uno speciale apparecchio elettronico. Il prototipo di smartphone usato (con dispenser incluso, “su cui c’è ancora molto da lavorare”, ha commentato il senatore Antonio Tomassini, presidente dell’Associazione) ha permesso di rilevare i ritardi nell’assunzione, le dimenticanze e gli errori. Risultato: seguire con continuità una terapia secondo le indicazioni del medico sembra essere davvero complicatissimo. Basta prendere un aereo, commentavano i senatori in sala (con qualche imbarazzo davanti alle cifre: fra loro, uno è risultato inadempiente al 100%), saltare un pasto, fare tardi al lavoro, alzarsi prima del solito o semplicemente arrivare alla tappa critica del finesettimana per dimenticarsi l pastiglia.