Rosario Bifulco: dalla parte dell’eccellenza italiana

INTERVISTA ESCLUSIVA di AboutPharma

Anticipazione dal numero di dicembre di AboutPharma and Medical Devices

Alla guida di Sorin, la più importante azienda nazionale di medical device, c’è un manager-iprenditore di estrazione “laica”. Con forti competenze di Borsa. Le sue parole d’ordine sono focalizzazione, disciplina finanziaria e innovazione. Con un desiderio nel cassetto: “Perché non sostenere e promuovere il Made in Italy anche in ambito med-tech? Abbiamo le competenze e le eccellenze necessarie: aspettiamo solo le scelte strategico-politiche”.

La sua è una carriera invidiabile: Fiat, Pierrel, A2A, Magneti Marelli, sempre ai vertici sin da quando non aveva ancora 30 anni. Ingegnere con il fiuto per il mondo della Borsa, Rosario Bifulco è dal 2009 alla guida del gruppo Sorin, azienda italiana di medical device con un posizionamento ottimo sul mercato internazionale. Lui e i suoi collaboratori preferiscono parlare di “med tech Company”, per sottolineare il valore dell’innovazione tecnologica a scapito del semplice “dispositivo”, una differenza che – tra le altre cose – divide i prodotti in base all’effettivo contenuto innovativo e di ricerca. Oggi Sorin, leader assoluto a livello mondiale per ciò che riguarda i dispositivi per la circolazione extra-corporea, ha sedi e stabilimenti a Mirandola e in Piemonte, a Denver e ad Austin, confermando una vocazione internazionale di vecchia data. Quotato a Piazza Affari dal 2004, il gruppo è ormai il primo brand italiano del settore ed è decisamente interessante notare che all’origine del percorso aziendale degli ultimi anni, improntato a una focalizzazione di prodotto non dissimile da quella che Marchionne ha imposto alla Fiat, ci sia un manager imprenditore di estrazione “laica”. Bifulco, infatti, non è uno di quei top-manager con un curriculum tutto d’estrazione medical device (e nemmeno pharma). Semmai una delle sue migliori performance è quella che l’ha portato a guidare strutture ospedaliere come Humanitas e il gruppo San Donato, fornendogli competenze “dal di dentro” alle strutture dove si cura. A Bifulco abbiamo chiesto lo stato di salute della sua azienda, ma anche molto altro. E soprattutto abbiamo provato a capire cosa ci può essere nel futuro delle aziende italiane ad alto contenuto tecnologico.

Ingegnere, lei viene da un’esperienza vasta e poliedrica: Lottomatica, A2A, Magneti Marelli, Humanitas. Vorremmo partire da una domanda personale che punta alla sua visione “laica”, da imprenditore e manager che viene da un mondo che non è unicamente quello della Sanità: a suo avviso quali sono i pregi e i difetti del mondo industriale del dispositivo medico?

In effetti credo che l’esperienza pregressa che ho accumulato negli anni mi aiuti a capire e a valutare meglio questo settore che gli americani chiamano “del med-tech”. Forse un difetto che ho percepito nell’area dei dispositivi medici è una certa autoreferenzialità: a volte sembra un club in cui tutti sempre e solo hanno vissuto e lavorato. Certo questo è anche un pregio, perché si sviluppano enormi competenze specifiche, ma la mancanza di ciò che gli americani chiamano cross fertilization, in alcuni casi la si percepisce.

Borsa, management, imprenditorialità: quali sono le caratteristiche del background che ritiene più importanti per l’attuale nuovo corso di Sorin?

Mi ha di certo aiutato l’esperienza complessiva che ho maturato nella gestione in vari settori, che dopo anni non è data “solo” dalla comprensione dei numeri, ma da una percezione… di pancia. Inoltre, la conoscenza del mercato azionario ha certamente aiutato. Ma conoscere come la pensano i medici è stato il vero punto vincente. Non conoscere il cliente, l’utilizzatore e il prodotto spesso penalizza executive e management. Sono certo che nella vita di un imprenditore l’autorevolezza… Continua a leggere sul numero 103 di AboutPharma and Medical Devices di dicembre