Al via l’International Health Econometrics Workshop

A Siena la terza edizione del Convegno organizzato da Crisp, AboutPharma media partner

Preceduta da una tregiorni di formazione per i giovani ricercatori, si svolgerà a Siena, dal 7 al 9 dicembre la terza edizione dell’Health Econometrics Workshop. Il convegno biennale organizzato dal Crisp, Centro di ricerca interuniversitario per i servizi di pubblica utilità dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, che raduna i maggiori esperti mondiali di econometria sanitaria e ricercatori di tutto il mondo, avrà AboutPharma and Medical Devices come media partner. Dopo l’edizione 2008 a Milano e quella del 2010 a Roma, quest’anno il workshop si arricchisce di altri due eventi, dedicati a target differenti. Il primo, iniziato ieri, è il Training Course in Spatial Health Econometrics, seminario in cui interverranno studiosi come gli statunitensi Badi H. Baltagi della University of Syracuse e William Greene, della University of New York. Il secondo è il seminario pubblico Efficiency and efficacy of Italian Regional Healthcare System. Who will lead?, che si terrà alla presenza dei maggiori esperti italiani di econometria sanitaria. Quest’anno i risultati illustrati nei paper dell’Health Econometrics Workshop saranno pubblicati nell’edizione speciale della rivista Regional Science and Urban Economics.

“L’obiettivo del convegno è quello di presentare esperienze e risultati ottenuti in Italia, in Europa e nel mondo – ci spiega Giorgio Vittadini, membro del comitato scientifico che organizza il Workshop e professore di Statistica metodologica all’Università di Milano Bicocca –. Oggi è fondamentale applicare anche alla Sanità modelli di studio econometrici, cioè utilizzando dati e statistiche per esaminare l’efficienza dei sistemi, come ad esempio il nesso fra costi e ricavi, oppure i tempi d’attesa. Soprattutto perché la Sanità rappresenta uno dei più grandi fattori di spesa per i Paesi, in Italia ad esempio è l’80% della spesa delle Regioni, negli Stati Uniti il 16% del pil è dedicato al settore. Oggi più che mai è evidente, parlando di Sanità, che non possiamo fermarci agli aspetti clinici”. Lo studio dell’econometria sanitaria contribuisce a delineare le migliori politiche da adottare, perché descrive fenomeni come la diffusione di patologie o il rapporto tra costi e ricavi sulla base di dati reali e non partendo da aspetti politici. “Punto di forza dell’Italia non è solo la presenza di Università e centri di eccellenza validi sul territorio, ma anche la raccolta dei dati sulla base dei quali si effettuano gli studi – continua Vittadini –.  Al contrario gli Stati Uniti, che pure sono avanti in tutto, invece hanno problemi da questo punto di vista, a partire dalla compatibilità dei dati fra i vari Stati, fatto che rende difficile applicare modelli di validità generale. L’Italia è forse uno degli stati più avanzati dal punto di vista della raccolta di dati amministrativi perché oltre gli studi regionali ci sono quelli dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. E questo è fondamentale”. Il problema, in Italia, è però la scarsa attenzione del mondo politico nei confronti di studi come questi. “Escluse alcune Regioni virtuose del Centro e del Nord come la Lombardia, l’Emilia e la Toscana, la raccolta dei dati resta comunque difficile, con il rischio di parlare senza avere nulla di concreto in mano. E purtroppo questo vale spesso anche per il mondo dell’informazione”, sottolinea Vittadini. “Un conto è andare a vedere, per esempio, che la spesa sanitaria in Lombardia è al 4,8% rispetto al 7%, come invece accade a livello nazionale, quindi discutere su chi è più o meno all’avanguardia sulla base di dati precisi, un altro è discutere in termini politici della spesa della Sanità senza guardare i numeri. Eppure per altri settori questo modo di ragionare ormai è acquisito, nessuno oggi si sognerebbe di parlare di economia senza verificare lo spread. Per quanto riguarda la Sanità, invece, si fa ancora fatica a lavorare in questo modo”. Workshop tematici come quello di Siena sono utili anche per formulare proposte. “Un esempio? Ciò che è emerso dall’ultimo convegno che abbiamo organizzato – aggiunge Vittadini –. E cioè il fatto che ormai siamo in grado di stimare quando gli ospedali fanno l’upcoding, cioè quando saltano da un Drg a uno più remunerativo. E allora, per evitare che questo accada a sproposito, sono state fatte delle leggi che prevedono, ad esempio, una degenza più lunga per il paziente in questi casi. La conseguenza è che negli ospedali si sta più attenti e che perciò si risparmia. Ecco perché il mondo politico deve prestare attenzione a questo tipo di ricerche, che non rappresentano qualcosa di astratto per soli studiosi ma un modo per spendere meno risorse aumentando la qualità delle prestazioni, fi no a evitare quei tagli orizzontali che vanno ad abolire allo stesso modo strutture efficienti e non, creando un danno ai cittadini. Peraltro tutto ciò è esattamente in linea con quanto sostiene anche il ministro della Salute, Renato Balduzzi”.

Su questo tema si concentra anche il paper che l’equipe di Vittadini presenterà al seminario. Uno studio a cui contribuiscono ricercatori americani e che mostra il nesso tra effi cienza ed effi cacia nei reparti ospedalieri, ad esempio il rapporto tra costi e nuovi ricoveri, secondo i principi che prevedono a parità di costo maggior effi cacia e a parità di effi cacia un minor costo, spostando l’attenzione dall’ospedale al reparto. “Altra eredità di workshop come questi consiste nel creare una vera e propria comunità di studiosi provenienti da tutto il mondo. E questo è un esempio di come si può costruire la ricerca in Italia, nonostante il problema delle risorse economiche”, evidenzia Vittadini, contrario alla distribuzione di fondi pubblici a pioggia senza tenere conto delle logiche di mercato. “Purtroppo – aggiunge – gli studi più interessanti e spendibili oggi non sono quelli che ottengono più fondi, perché le università vengono fi nanziate dal Governo dall’alto, in modo astratto. In Italia manca un mercato pubblico e privato della ricerca e cioè la possibilità di interazione fra chi la fa e chi elargisce i fondi. E questo statalismo non premia certo i progetti migliori”.

Per informazioni visita il sito di Crisp

(Maria Chiara Grandis)