Medical Device: equità di accesso e qualità a livello regionale

Le proposte presentate alla V Conferenza nazionale sui dispositivi medici

“Si fanno tante gare, ma poi il privato compra al prezzo migliore”, così Loredano Giorni, dirigente responsabile Settore Farmaceutici della Regione Toscana, ha aperto il suo intervento alla V Conferenza nazionale sui dispositivi medici in corso a Roma, sottolineando la mancanza di omogeneità del settore. “Le Amministrazioni locali – ha aggiunto Giorni – insieme con il Ministero della Salute dovrebbero cercare di capire perché il prezzo di riferimento dei Medical Device è più basso in una Regione piuttosto che in un’altra. Solo se ripartiamo dalla comprensione di questo fenomeno possiamo individuare buone pratiche e incentivare innovazione e concorrenza tra le aziende”.

Garantire equità di accesso ai dispositivi medici non è solo l’obiettivo della Regione Toscana ma anche della Regione Emilia Romagna, che a questo scopo sta istituendo commissioni aziendali sui dispositivi medici, le quali, con relazioni periodiche, dovranno monitorare consumi e spesa per Medical Device innovativi.

“Per favorire appropriatezza d’uso, oggi la maggioranza delle Regioni d’Italia ha implementato o sta implementando un processo formale e sistematico di Health Technology Assessment – ha detto Aleksandra Torbica, Università Bocconi – che è uno strumento di policy nato per supportare l’allocazione delle risorse in Sanità”. A questo proposito l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) ha fatto in modo che l’Italia fosse presente nel network europeo di Hta, ma a livello nazionale questo modello organizzativo è ancora un work in progress.

Sebbene con diverse sfumature, le politiche regionali tendono a voler garantire equità d’accesso, efficienza e qualità ai propri cittadini, ma tutte denunciano il tetto di spesa imposto dalla Legge di stabilità per il 2013, invitando il governo a ragionare non più in termini di tagli lineari, ma in chiave di disinvestimento.