Dall’AIDS un modello per la Sanità

Intervista esclusiva a Stefano Vella, Direttore del dipartimento del farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità

Anticipazione dal numero 104 di AboutPharma and Medical Devices di Gennaio

 

Quando si parla di HIV e AIDS si pensa ad un’emergenza sanitaria che ha mietuto oltre 30 milioni di morti in tutto il mondo. Data di inizio dell’incubo: quel 5 giugno 1981, quando il CDC di Atlanta pubblicò un Morbidity and mortality weekly report nel quale il decesso di cinque omosessuali di Los Angeles era ricondotto a un insolito stato complessivo dovuto a un sistema immunitario completamente inefficace. Si parla di emergenza AIDS da quando il virus miete così tante vittime nel mondo, che in alcuni Paesi africani ha significato la scomparsa quasi completa di una intera generazione (certe agenzie internazionali parlano addirittura di “due generazioni spazzate vie in nazioni in cui la vita media è di 38 anni”). Si parla di emergenza – questa volta con un accenno di speranza – da quando i farmaci antiretrovirali hanno mostrato la propria efficacia trasformando l’AIDS in una malattia cronica di cui non si muore più; e con una speranza ancora maggiore da quando le terapie mono-pastiglia hanno segnato il tramonto del periodo di quegli incredibili (seppur salvavita) cocktail di farmaci degli anni precedenti. Quando si parla di ricerca in ambito di HIV e AIDS si pensa subito ad alcuni nomi: Luc Montagnier, Robert Gallo, Brendan Larder… e Stefano Vella.

Sessant’anni, da sempre nome di lustro dell’Istituto Superiore di Sanita (Iss), una carriera di ricercatore ed esperto di livello stellare, Vella ha guidato negli ultimi due decenni alcuni tra gli eventi mondiali più importanti nell’ambito della battaglia alla malattia, proprio nei momenti più duri, in quei tristi black years (dall’84 al 94) che hanno pesato con centinaia di migliaia e migliaia di morti sulla bilancia del pianeta. Il professore romano c’era a Yokohama ’94, c’era a Durban 2000, c’era a New York 2001 (l’anno in cui il Corriere della Sera titolò “ONU: Servono 21mila miliardi per fermare l’AIDS”), c’era pochi mesi fa a Washington, dove si è riunita la comunità scientifica con la presenza massiccia anche della comunità politica e delle Agenzie internazionali.

Vella ha visto l’AIDS trasformarsi: prima era una piaga inarrestabile, oggi e un’emergenza diversa, controllata nel ricco occidente, ma sempre tremenda nel Sud del mondo. Oggi l’uomo dell’Iss è fresco di nomina come chairman del board che ha appena iniziato la revisione delle linee guida mondiali sull’AIDS attese per il 2013, destinate a superare quelle esistenti – le prime sono del 2002 – soprattutto con una grande attenzione all’accessibilità universale alle cure, sempre più basate su terapie mono-pasticca al giorno (one pill daily). La lotta all’AIDS ha appena compiuto 25anni. Non a caso la cover di AIDS, il giornale ufficiale della International AIDS Society (che Vella ha presieduto dal 98 al 2002), è stata dedicata al 25th Anniversary Issue. Un giornale che è sempre più concentrato ad approfondire il tema HIV-2, visto che la mutabilità del virus è argomento del giorno in ambito virologico ed epidemiologico, e che si domanda – con un intervento del direttore della Scuola di Igiene e medicina tropicale di Londra, Peter Piot – quali siano in realtà le sfide dei “prossimi 25 anni”, così sintetizzate: non abbassiamo la guardia, pensiamo nei termini di AIDS 2031 (come promosso dal consorzio eponimo), non abbassiamo la guardia di una mobilitazione globale e soprattutto non ragioniamo in termini di “emergenza AIDS”, perché la malattia non si sconfigge solo con una politica di emergenza, bensì di continuità.

Il focus sull’AIDS di Aboutpharma and Medical Devices non poteva che iniziare con un’intervista con lui, che per tutto il mondo è “l’italiano della lotta all’HIV”, come nel ’99 l’aveva definito Le Monde.

 

Professor Vella: lei da sempre sostiene che l’AIDS è una malattia globale e che questa è stata in un certo senso una “fortuna”. Ci vuole spiegare il motivo di questo apparente controsenso: qual è nello specifico la “fortuna” di questa malattia micidiale?

L’AIDS è una malattia nata globale, che nel giro di pochi mesi ha mietuto vittime dalla California al Sud Africa, che ha mobilitato governi e agenzie dalla Nigeria alla Francia e ci ha costretto a ragionare non in modo verticale, ma orizzontale. Dall’AIDS alla salute globale, il passo è stato breve: nessuno ha più potuto pensare al cortile di casa. Non lo sapevamo, ma così facendo stavamo entrando in una nuova epoca nella quale domandarsi: come si affronta il futuro della Sanità nel mondo?

Possiamo allora dire che l’AIDS è stata ed è una malattia paradigmatica?

Certo! La storia della terapia dell'AIDS è sicuramente un paradigma fin dall'inizio, perché è un modello vincente sul come assemblare con successo ricerca, politica, costume, economia, religione, investimenti, industria. Il suo punto vincente è stata la visione globale di un problema, come dicevo, che non si affronta solo a casa propria. In questo modo l’AIDS è stato anche un paradigma di successi scientifici e organizzativi, anche se ancora non abbiamo centrato "la cura", il vaccino, perché il virus è particolarmente complesso.

Ricerca e industria: su cosa si stanno concentrando gli studi attuali?

Stiamo lavorando sui farmaci, enormemente migliorati sia in termini di tossicità che di facilità d'uso, con diverse mono-somministrazioni che hanno oggettivamente cambiato la qualità di vita… continua a leggere su AboutPharma and Medical Devices di Gennaio.