“Crisi strategica”: il farmaceutico in fuga verso i mercati emergenti

La fotografia scattata da un report della società di consulenza strategica Roland Berger

 

Pressioni sui prezzi e costi in ascesa costante, forti incertezze in campo regolatorio e scadenze di brevetti: tre aziende farmaceutiche su quattro ritengono che il settore stia attraversando una “crisi strategica”, caratterizzata da margini in contrazione e dalla necessità di inseguire qualche profitto in più nei mercati emergenti. È il quadro delineato da un report della società internazionale di consulenza strategica Roland Berger, la quale prevede che entro il 2016 i Paesi emergenti rappresenteranno quasi il 40% delle quote di mercato del farmaceutico: non a caso, il 51% delle aziende intervistate per redigere il report stanno già pianificando di trasferire nelle nazioni emergenti i loro uffici commerciali, mentre il 44 e il 43% pensano di spostare in quei Paesi, rispettivamente, gli uffici amministrativi e le Business Unit di R&S.  

Parlano chiaro i dati economici, che stanno in qualche modo imponendo queste scelte: nonostante le prime 10 Big Pharma abbiano incrementato del 13% le loro vendite nel biennio 2009-2010, nei cosiddetti “Paesi a economia matura” il loro margine lordo (Ebitda) è sceso del 4% circa, dando luogo a perdite di profitto per 34 miliardi di euro.    

Martin Erharter, uno dei consulenti Roland Berger, mette in guardia dal rischio che nei Paesi emergenti la crescita possa essere guidata soprattutto dai farmaci senza brevetto, ma aggiunge che ad ogni modo, nelle nazioni Bric, il mercato farmaceutico dovrebbe crescere del 12% annuo almeno fino al 2016, una performance da non disdegnare a fronte del + 4,5% che si può sperare di ottenere nel resto del mondo.