Generici nel 2013: crescita bloccata anche negli Usa

L'impatto negativo della diffidenza in una ricerca su Jama. In Italia mercato bloccato al 17%, i commenti di Foresti e Milillo

Dopo l'ingresso del farmaco equivalente nel mercato, accompagnato dalla promessa di una maggiore sostenibilità economica sia per Sistema sanitario nazionale sia per il paziente, ci si accorge che questo processo è più lungo e faticoso di quanto prospettato. Questo quanto emerge da una ricerca americana, pubblicata da Jama Internal Medicine (l'ex Archives of Internal Medicine, la rivista dell'Associazione dei medici degli Stati Uniti), che evidenzia una sostanziale e radicata diffidenza di pazienti e medici quando si tratta di iniziare o modificare una terapia con il generico.

Lo scenario italiano, benché simile a quello statunitense nelle sue tendenze negative, presenta una quota di mercato che si attesta a un bassissimo 17%, inferiore certamente a quella degli Usa che sfiorano punte dell'80%, ma anche a quella dei Paesi europei, che si attesta intorno al 55%. I motivi di una percentuale tanto bassa nel nostro Paese devono essere ricercati in profondità, nel comportamento dei cittadini prima di tutto e poi, sopratutto, nei medici, come spiega Giorgio Foresti, Presidente di Assogenerici: "La diffidenza dei pazienti può essere giustificata dal fatto che questi prodotti sono stati introdotti in maniera un po' forzosa giustificando la scelta soltanto con un risparmio economico ma quella del medico no, anzi deve essere proprio lui a dissipare ogni timore prescrivendo sin da subito un farmaco generico".

Una spiegazione che in linea generale trova d'accordo Giacomo Milillo, segretario della Fimmg, la Federazione dei medici di medicina generale, che aggiunge: "I produttori di farmaci generici non fanno molta informazione il medico non può quindi approfondire bene la conoscenza di questi farmaci e dei loro effetti collaterali che possono essere diversi, perché bisogna sempre ricordare che dire che sono equivalenti a quello con brand non significa dire che sono uguali". Fondamentale è il ruolo del medico di famiglia, che però non può essere un attore isolato, perchè "ha necessità  – prosegue Milillo – di avere piena contezza di quello che ha prescritto, finendo poi per scegliere farmaci che già conosce piuttosto che la sostituzione con generici".

Medici più fiduciosi che scelgano secondo effettiva efficacia il farmaco adatto e aziende che investano sull'informazione sono quindi i due punti chiave su cui lavorare per sviluppare una cultura dell'equivalente che si diffonda anche tra i pazienti. "La norma della doppia dicitura in ricetta, principio attivo più eventualmente nome del farmaco, introdotta di recente da Balduzzi mi sembra giusta – conclude il Presidente di Assogenerici – è un primo passo per educare i cittadini".