Assobiomedica: pesante impatto sull’occupazione dei tagli alla spesa

Per l'associazione guidata da Rimondi sono in arrivo migliaia di casse integrazioni. Bissoni, Agenas: bisogna tornare a una politica sanitaria autorevole

Interventi troppo pesanti e ''irrealizzabili'' che penalizzano il settore biomedicale con un taglio della spesa del 33% nel prossimo biennio. Misure che già stanno avendo ricadute sull'occupazione, nonostante i loro effetti si sentiranno davvero a partire da quest'anno, con una perdita di oltre un migliaio di posti di lavoro tra blocco del turnover e mobilità negli ultimi 12-18 mesi e ''diverse centinaia di lavoratori'' in cassa integrazione. È il punto  sull'impatto delle ultime manovre per il settore dei dispositivi medici fatto da Assobiomedica in occasione del convegno “Quale futuro per il servizio sanitario nazionale: opinioni a confronto per ripensare il sistema salute”.

   Il settore, ha ricordato il presidente dell'associazione Stefano Rimondi, "fino a due anni fa era tra i pochi ad aumentare gli organici" e rappresentava "un serbatoio per il reclutamento di personale qualificato, neolaureati e giovani ricercatori". E i tagli sul personale "purtroppo, quando un'azienda comincia a sentire la crisi, cominciano proprio da ricerca e sviluppo". A essere toccate, anche se dati ufficiali non ci sono, sono soprattutto le aziende "interessate dai prezzi di riferimento e quelle che si occupano di assistenza tecnica specializzata". ''L'abbassamento al 4,8% della spesa sanitaria del tetto per l'acquisto di dispositivi medici, ha sottolineato Rimondi, ''e' un provvedimento non solo sbagliato ma irrealizzabile'', una ''riduzione perseguibile solo tagliando le prestazioni'', perché ''non ci sono né 2, né 1 né mezzo miliardo di sprechi nel nostro settore''. Quindi ''bisogna dire chiaramente a cosa si rinuncerà ''. Ma la sostenibilità di un Paese, ha detto nel suo intervento al convegno, ''dovrebbe essere definita in base ai livelli di qualità della Sanità al di là dei puri conteggi del Pil. Non si può continuare a deteriorare il Ssn perseguendo l'obiettivo della sostenibilità finanziaria e riducendo ulteriormente la spesa sanitaria che incide già del 7,1% sul Pil. Si tratta di cifre che non sono da Paese europeo, ma da Paese in via di sviluppo”.

   Nella consapevolezza della necessità degli interventi di contenimento della spesa pubblica, tutti gli interlocutori (dal senatore del Pd Ignazio Marino a Giuseppe Scaramuzza del Tribunale del malato, passando per gli economisti Federico Lega e Nerina Dirindin, il senatore dell'Udc Claudio Gustavino e il presidente di Federsanità Anci Angelo Del Favero) hanno concordato sul ruolo fondamentale di un servizio sanitario universale e pubblico, e sulla necessita' di arginare l'attuale definanziamento pari a 14,320 miliardi nel triennio 2012-2014, di cui 8,520 miliardi solo nel 2014, secondo i calcoli del Centro studi dell'associazione. Ma, per Giovanni Bissoni, presidente dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) per “salvare” la sanità pubblica c'è bisogno di ''tornare ad avere una politica sanitaria autorevole, a un ministero della Salute cui faccia capo la politica sanitaria – perché oggi c'è stato “un eccesso di 'economia' che ha dettato la linea” – e che sappia ritrovare nella Conferenza Stato-Regioni il luogo in cui comprendere ed elaborare le soluzioni''. Per Bissoni, che ha anche annunciato l'arrivo dell'aggiornamento dell'elenco dei dispositivi su cui elaborare i prezzi di riferimento, lavoro svolto proprio su input delle Regioni, ''il presupposto perché il sacrificio chiesto alla Sanità possa portare risultati è la condivisione con le Regioni. In un sistema federale della Sanità non c'é altra soluzione''.