Partito Democratico: trasparenza e sei obiettivi per una Sanità rinnovata

Colloquio con Ignazio Marino sul programma del Partito di Pierluigi Bersani. Che mette tra gli obiettivi una “nuova politica del farmaco”

Il programma con cui il Partito Democratico approccia il mondo della salute e della Sanità si sviluppa a partire da una premessa: in Sanità è necessario più che altrove fare un’operazione trasparenza. Ed occorre articolarla su varie aree. È quello che ci ha illustrato Ignazio Marino, senatore e chirurgo, una delle presenze importanti del mondo della Sanità all’interno del Pd (e che vede tra gli altri anche i nomi di Amedeo Bianco, Annalisa Silvestro e Nerina Dirindin). Cosa intende in pratica il Pd con “trasparenza”? “Prima di tutto i cittadini devono conoscere i risultati delle cure nei vari ospedali e nei territori”, spiega Marino, “quindi non è più accettabile che i cittadini con le loro tasse paghino e supportino il Ssn e non conoscano i risultati del loro investimento in salute. Le persone devono sapere quali centri sono d’eccellenza e quali lo sono di meno. E ancora: la classe dirigente deve iniziare a valorizzare i centri migliori e prendere provvedimenti verso gli altri che non producono cure di alta qualità. Secondo, e mi riferisco ad un mio emendamento alla legge di stabilità: occorre pubblicare sui siti internet il prezzo di acquisto di beni e servizi. Non ha senso che in Italia ci siano variazioni nelle cifre dei materiali per sala operatoria che arrivano all’800%. Per finire: l’assoluta trasparenza nei risultati gestionali e di qualità di cure determinerà una selezione automatica dei manager migliori”.

Sin qui “l’operazione trasparenza”. Analizziamo invece i punti programmatici del partito guidato da Pierluigi Bersani in ambito strettamente health: “Sono sei e partono dalla necessità di una vera trasformazione degli ospedali e dalla riorganizzazione delle cure primarie”. Il progetto del Pd e chiaro: puntare sugli ospedali come centri d’eccellenza ad alta tecnologia, “organizzati in rete di specialità, con reparti strutturati secondo il principio dell’intensità delle cure”. La riorganizzazione delle cure primarie dovrebbe dal canto suo puntare sull’assistenza 12h al giorno per 6 giorni alla settimana, “obiettivo su cui il prossimo governo dovrà comunque individuare una dotazione economica. Ma quella che abbiamo in mente è anche una riorganizzazione strategica e professionale che punta sulla medicina di iniziativa abbandonando il modello della medicina d’attesa, con una rete di medicina generale capace di un nuovo approccio verso il paziente”. Ne consegue che il terzo punto sia quello dell’appropriatezza e della battaglia contro la medicina difensiva. “I danni di quest’ultima sono enormi”, sottolinea Ignazio Marino, “visto che ci costa dai 10 ai 14 miliardi di euro. In questo senso occorre da un lato ricostruire un rapporto fiduciario tra medico e paziente e dall’altro introdurre finalmente una legge sul rischio clinico”. All’interno di questo capitolo programmatico il senatore del Pd sottolinea la necessità di rivedere i meccanismi di assicurazione per tutti i professionisti del Ssn e finalizzare la riflessione sulla depenalizzazione dell’atto medico.

Come quarto punto il Partito democratico mette al centro della sua attenzione la “nuova politica del farmaco”: “Occorre superare la cultura dell’emergenza permettendo alle aziende una pianificazione delle attività di 3-5 anni, dicendo un chiaro ‘no’ agli interventi casuali che tengono lontane le aziende multinazionali e gli investimenti. Superiamo la concezione del farmaco come solo fattore di spesa per la Sanità: il farmaco è volano di sviluppo così come il risparmio per il generico può essere realmente una forza di finanziamento dell’innovazione”. Ovviamente – ed è il quinto punto programmatico – i partiti “devono uscire dalle nomine delle cariche apicali, per le quali vanno ridefiniti i requisiti, con selezioni basate mettendo a confronto le candidature e i meriti”, e con una pubblica trasparenza che internet potrà assicurare ai vari candidati e alla società civile.

“Lascio per ultimo un punto che potrebbe forse essere al primo posto”, è la conclusione di Ignazio Marino, “e che deriva da una considerazione ben nota a chi si occupa di politiche della salute: malattie cardiovascolari, tumori e diabete sono le emergenze di tutti i Paesi occidentali. Ebbene, noi sappiamo che una buona azione di prevenzione potrebbe ridurre drasticamente l’incidenza di queste malattie e il conseguente numero di morti, eppure le risorse impegnate in prevenzione nel nostro Paese sono circa lo 0,5 del fondo sanitario. Ecco: vogliamo portare questa quota al 3% del fondo, realizzando piani diffusi di educazione e diffusione culturale sul fumo, sull’alcool e sull’obesità. Siamo inoltre convinti di impegnare una somma adeguata per promuovere gli stili di vita più corretti nelle scuole elementari, altrimenti nessun piano sanitario successivo potrà essere realmente efficace”.